Fango

Ultimamente ‘ Fango’ è una parola che ricorre:

e oggi sta rimbalzando tra i tg e nella blogosfera.

Infatti Riccò, protagonista assoluto al tour è stato arrestato (!) perchè positivo ad un test antidoping. Sento già il rumore della tastiera di qualche editorialista che scriverà un bel corsivo sul genere ‘Un ciclismo malato’ e affini.

In realtà questo post riguarda un libro.

Qualche anno fa mi regalarono uno splendido romanzo, ‘Nel fango del Dio Pallone’, di Carlo Petrini (parentesi: se googlate vi uscirà fuori probabilmente un sacco di roba sull’omonimo fondatore di slow food), ex-calciatore molto popolare negli anni ‘70. Qui potete vedere una sua intervista da parte dell’ottimo Diego Bianchi, aka Zoro.

Carlo Petrini, nella sua narrazione vera, veristica, spietata prima di tutto con se stesso, racconta la sua vita, come quella di un calciatore qualsiasi, piuttosto bravo, con una buona carriera. La cosa sorprendente è che non tralascia alcun particolare, e piano piano, andando avanti nelle pagine, si capisce quanto di spregevole c’è nel mondo del calcio, e di come i calciatori non ne siano protagonisti, bensì personaggi che recitano un ruolo complesso, con diverse sfaccettature anche conflittuali. Questo ‘ruolo’ è composto da alcuni tratti, non perfettamente distinti, ma più o meno distinguibili:

- Un po’ vittime: le iniezioni fatte prima della partita, con la stessa siringa infilata in 4-5 culi differenti. Cavie da laboratorio per sperimentazioni di presunti guaritori e santoni. Tutto questo al servizio della presenza in campo (anche qui un ruolo che sta tra la responsabilità di dover scendere in campo a causa delle proprie qualità, e il doversi far vedere dai tifosi);

- Un po’ eroi: da brivido il racconto di un giocatore che si sacrifica per provare la nuova sostanza e che quasi ci rimane secco. Ammirato per il gesto dai compagni di spogliatoio, ma sempre in silenzio. E qui veniamo al passo successivo;

- Un po’ mafiosi: ma non certo padrini, piuttosto ‘onesti’ mestieranti. Massima omertà: non si parla mai nè delle pratiche dopanti, nè delle frequenti combine tra squadre per un risultato tranquillo, nè del fatto che un giocatore si porti a letto la moglie di un altro. Massimo silenzio;

- Un po’ lussuriosi: le scopate, continue, con donne sempre pronte, promiscue, sono uno dei pochi argomenti di discussione durante i ritiri. Insieme alle macchine o all’ultima moda del momento (a metà anni ‘70? le pistole). Pagine intere di avventure sessuali e di modelli di automobili, dalla prima alla fine degli anni ‘60, quando Carlo giocava nel Milan;

- Un po’, anzi, in massima parte, bambini: si riesce a immaginare, scorrendo i capoversi, questo calciatore strappato all’infanzia da un allenatore che il primo giorno di allenamenti lo porta da una prostituta. Gli occhi spalancati di questo ragazzone (guardate la copertina) che vede arrivare soldi a palate, sesso a volontà, automobili, a patto di rispettare alcune regole e non chiaccherare.

Carlo Petrini è stato sicuramente un calciatore dallo spirito libero, ma sempre e comunque inserito come un ingranaggio in un sistema che non tollera intrusioni. Splendide le pagine di critica nei confronti del suo primo allenatore, nome (nume?), quello di Nereo Rocco, che difficilmente sentiamo criticare. E poi il girovagare (fatto raro, all’epoca) per le varie piazze d’Italia. Sembra di guardare un film nel quale cambia lo sfondo ma i protagonisti sono tutti uguali.

E poi, una volta delineato il personaggio, semplicemente tramite una cronaca dettagliata, le tragedie: trattato come la mela marcia ai tempi del calcio scommesse, e cacciato via da un sistema che lo ha creato, che dinamicamente lo ha usato ed ha restituito qualcosa (sesso e soldi), e che non ha esitato a scaricarlo al momento giusto.

Fin qui la recensione. Tralascio il seguito, che è umanamente importantissimo per Carlo, e straziante, e mortifero, ma credo di aver già scritto molto.

Tutto questo per dire cosa? Intanto per invitarvi a reperire informazioni non conformi.
E poi per esprimere la mia opinione.

Penso che il movimento ciclistico ultimamente qui in Italia abbia addosso meno pressioni del calcio. Ma credo che la situazione, a livello di maturazione dell’atleta, non sia troppo dissimile, almeno nei tratti distintivi, da quella descritta nel libro. Considero, nello specifico, Riccò come un prodotto del suo ambiente, che viene allontanato in questo momento come il marcio nero, quando in realtà probabilmente avrà tenuto una condotta simile a quella di tanti altri, che magari già oggi, o domani, o tra qualche anno, verranno scoperti e presi a calci nel (già martoriato da ore di sella) sedere.

Quello che non accetto è che i direttori sportivi (un po’ come i famosi dirigenti nel calcio) cadano perennemente dalle nuvole. Esistono baroni con decine di anni di esperienza nel mondo del ciclismo, e altrettanti corridori, guidati da loro, pizzicati positivi. E ogni volta è come la prima volta, quando dichiarazioneggiano parole dure di ‘condanna nei confronti di persone che hanno sbagliato’. Ma alle quali probabilmente è stato insegnato solo a sbagliare.

Alla fine domani c’è una nuova tappa:

“…c’è sempre un’altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio e che male c’è in questo?…..anzi è piuttosto confortante se ci pensi.” (Nick Hornby, da Fever Pitch)

1 comment 17 Luglio, 2008

Due cose

La prima: ancora che la gente dice che Dio non esiste. Da ragazzi, adolescenti, con una cassetta degli Smashing nelle orecchie, aspettavamo l’arrivo dell’estate per un solo motivo: acquistare il Cantante Corrirere dello Sport per poi portarcelo in posti tipo Autobus, Cesso, Negozio di dischi usati a Cipro, Zoppo e sprofondare nell’analisi del paginone con i movimenti di mercato, composto da:

<Squadra>

<Acquisti>
</Acquisti>
<Cessioni>
</Cessioni>
<Trattative>
</Trattative>

</Squadra>

e chissà che la fissa per l’XML non sia nata proprio da lì. Il link è questo:
http://sport.kataweb.it/calciomercato/A/

La seconda cosa è che vorrei condividere col mondo intero è uno splendido frammento che ho letto oggi nel romanzo corrente:

Lei [...] aveva deciso di piantarlo.

“Perchè?” le aveva chiesto Felisìn.
“Non lo so…Credo che con te non troverò mai la sicurezza di cui una donna ha bisogno.”

L’anno successivo si era sposata con un fabbricante di porte blindate.

1 comment 9 Luglio, 2008

Tour de France 2008 - I favoriti

Sono in ritardo.
Edizione tecnicamente pessima, questa del tour. Non solo: neanche gli abbuoni (per i neofiti: di solito al vincitore della tappa si scalano alcuni secondi in classifica generale. Ad esempio: 20″ al primo, 12″ al secondo, 8″ al terzo) per la tappa. Insomma, chi ha preso la maglia ieri rischia di tenerla almeno fino a martedì. Ed un povero velocista che aspetta la prima settimana per vestire la maglia gialla si dovrà ‘accontentare’ solo della tappa.

Ma veniamo al dunque. Chi terremo d’occhio in questo Tour?

  • Per la generale: Sicuramente Denis Menchov che ha già effettuato il miglior allenamento possibile (venire al giro d’Italia, dove tra l’altro ha figurato molto bene) e Cadel Evans, regolarista da anni, che diventa sempre più arcigno in salita senza però aver ceduto a crono. Poi Andy Schleck è chiamato a riconfermare le strepitose potenzialità che ha lasciato intravvedere nel 2007 al Giro d’Italia ed al Lombardia. Cunego e Riccò, più il primo che il secondo, saranno chiamati ad una prova almeno convincente, e credo che riusciranno a conquistare un posto nei 10. Poi c’è Valverde, che è partito forte con tappa e maglia, ma è tutto da verificare sulle 3 settimane. Quest’anno ha gia vinto una Liegi, e qui in Francia corre anche con l’handicap delle ombre sul suo passato. Personalmente spero in una grande prova di Yaroslav Popovych, che probabilmente avrà dei compiti di gregariato, ma che anche in questo contesto potrebbe piazzarsi nei 10. Potremo avere delle sorpese da Roman Kreuziger e da Vincenzo Nibali, e magari assistere ad una grande prova del grande Devolder.
  • Per le tappe: Fabian Cancellara, cercherà di far emergere la sua straordinaria classe e potenza ogni qualvolta sente la gamba buona, così come il fortissimo Stefan Schumacher. Poi ci sono i velocisti: Cavendish, che abbiamo già visto al Giro, Hushovd, ormai un classico, insieme a McEwen che al giro è rimasto a secco, Freire una zampata la piazzerà sicuramente, così come probabilmente il forte australiano Stuart O’Grady. Steegmans orfano del capitano potrà dimostrare grandi cose, senza dimenticare l’eterno Zabel, il delfino Ciolek, ed il redivivo Murilo Fischer.
  • Sorprese varie: infine qualche nome da tenere d’occhio nel gruppo, per qualche sparata, per le fughe, o per semplice simpatia. Hoste tenterà qualcosa nei finali movimentati o nelle fughe, così come Arvesen, Samuel Sanchez, Pereiro Sio, Hincapie, Pozzato, Flecha, Moncoutie, Backstedt, Millar; Frank Schleck potrebbe fare classifica e vincere una tappa, così come Kirchen e Sastre. Poi ci sono gli addicted_to_GPM, che scatterano su qualsiasi cavalcavia: Voeckler, Piepoli, Marzano, forse Carrara (anche se potrebbe puntare a qualcosa in più), Dessel, Moreau, Weening, Pineau.

Ma quindi per me chi vince? Al 6 luglio 2006 dico Andy Schleck. Al futuro per la verifica.

1 comment 6 Luglio, 2008

Zuppa di Giro 2008

O lo scrivo ora, o non lo scrivo più…

In generale devo ammettere che non ho seguito moltissimo, per motivi alterni, questo giro. Un paio di cose però devo osservarle: troppe fughe andate in porto, praticamente nessun tappone vinto dagli uomini di classifica, salite forse eccessivamente impegnative hanno forse comunicato una certa paura ai corridori che piuttosto di rischiare hanno mantenuto il punto. Che sia un effetto dei nuovi decreti sicurezza?

I voti vanno da 0 a 10.

- Contador: 9-. Alla storia della spiaggia non ci crede nessuno, tantomento Riccò e il suo amico Piepoli. Il giro lo ha preparato, e bene. In molti dicono che abbia corso alla Armstrong. Più che altro gli altri hanno corso come se lui fosse Armstrong, senza attaccarlo mai nei punti in cui si poteva (Giau!!!!) e tentando timide sortite quando era chiaro che non si sarebbe staccato manco dai motorini (Monte Pora). Tiene su tutti i terreni, ottiene un grandissimo aiuto da Rodriguez (voto: 6.5) che strappa l’abbuono a Riccò nella penultima tappa e gli consente  di arrivare a Milano con la Rosa. Forte ma non fortissimo, spero che i suoi avversari non lo innalzino sul piedistallo e gli consegnino i prossimi n GT. Segno negativo perchè non vince neanche una tappa. All’Aprica ci poteva almeno provare.

- Riccò: 8.5 Già in occasione del Giro di Lombardia scrissi che per vincere le corse non basta essere i più forti in salita. Ora aggiungo che per essere i più forti in salita non basta fare gli scatti a mani basse. Riccò è un grandissimo corridore che è in grado di vincere su qualsiasi terreno: ottiene la maglia bianca; un secondo posto in generale ad una incollatura dal primo, che stacca in una salita; vince due tappe spettacolari ad inizio giro e tenta di animare il dopogara con le sue uscite incazzose. Pane per i denti della De Stefano, e per il melenso Bartoletti. In ogni caso è già il simbolo del giro d’Italia, e - UCI permettendo - lo rimarrà per molto tempo ancora in futuro.

- Bruseghin: 8. Basta con i discorsi sull’abnegazione, sul ciclismo cuore e coraggio e cose simili. Questo è un signor corridore che tiene in salita e va forte a crono. Gli viene affidata la classifica generale e centra un podio che vale molto. Risponde sul campo ad altri capitani che sono anni che il podio lo vedono col binocolo.

- Pellizotti: 8. Il delfino di Bibione finalmente tira fuori una grandissima prestazione. Unico a carpire il momento di difficoltà del ‘Bagnino’ Contador (gli uomini Liquigas dimostrano per l’ennesima volta di saper leggere molto bene le gare). Supportato da una squadra straordinaria (voto: 9), ci mette però tantissimo del suo vincendo la cronoscalata con un exploit che gli vale una carriera intera.

- Menchov: 8. Dice: e che avrebbe fatto Menchov di così straordinario per prendere 8? Semplice: ha dato lustro al giro, lottando fino all’ultima crono. Accende addirittura le micce in salita, tiene sul Mortirolo (immagino i suoi pensieri: ‘Altro che Pau…’) e si muove da capitano vero. Grazie Denis, tiferò per te al tour.

- Di Luca: 7. Il campione uscente non è in condizione, ma è più che comprensibile quando hai tanti nemici tra i burocrati del pedale. Firma la più bella impresa del giro sul Monte Pora (insieme al mitico Falco Savoldelli, voto 6.5), arrivando ad un passo dal podio. Crolla sul Mortirolo, ma rimane comunque nei 10, a far compagnia a Contador e Menchov nel club dei vincitori GT 2007.

- Simoni: 6.5. Fino al Monte Pora il miglior Simoni degli ultimi anni. Poi, come non gli era MAI successo, va in crisi e all’arrivo gli serve la clessidra per contare il distacco. Nel dopogara commenta rassegnato: da leone sono diventato pecora. Caro Gibo, con la tua azione all’Aprica (una salita che sappiamo tutti quanto disprezzi) ti sei guadagnato un buon piazzamento e un attestato di stima - l’ennesimo - di chi ama il giro. Tanto più perchè quest’anno non ti sei lasciato andare a dichiarazioni antipatiche.

- Sella: 7. Solo 7 per maglia-verde-tre-tappe-imprese-fuga-squadra-più-forte-ciclismo-d-altri-tempi? Si. Le 3 tappe vinte da Sella sono una grandissima dimostrazione di forza (e infatti il voto è più che sufficiente). Ma possibili perchè il ragazzo era stra-fuori classifica. E all’Aprica a Contador occorreva qualcuno che togliesse gli abbuoni a Riccò. Se sulle dolomiti fa quello che fece Parra pochi giri fa, se sull’Aprica gode del benestare del boss, devo dire però che la cronoscalata è stata una grandissima prova di forza. Inguardabile quando caracolla sopra bici, anche se la sua pedalata si dimostra spesso molto efficace.

- Bennati-Cavendish: 9 ad entrambi. Splendide le sfide in volata. Vince il primo 3 a 2. Ma il secondo lascia una vittoria all’apripista Greipel (voto 7.5). Quindi è un pareggio. Al giro anche le tappe di pianura sono emozionanti.

- Pozzovivo: 7. Rimane in classifica, tignoso e arcigno, attaccato con lo scotch ai cosiddetti grandi, coglie un posto nei 10 addirittura davanti a Simoni. Chi lo averebbe mai detto?

- Van Den Broeck: 7. La sorpresa. Spero sarà il nuovo Andy Schleck e non il nuovo Van Huffel

- Voigt: 7. Cito lui come vincitore di tappa perchè è un grande corridore. Una locomotiva quando parte dopo nonsoquanti km di fuga, meritatamente si va a prendere una tappa quando aveva tra i compagni di fuga gente molto, molto più quotata.

- Bosisio: 7.5. Il corridore del futuro? Mi piace uno che sale alla ribalta in punta di piedi, pedalando e mosca. Tappa e maglia rosa avendo in squadra due come Di Luca e Savoldelli. Potrebbe fare la voce grossa ai nazionali. Tra l’altro chiude 22mo, a meno di un’ora. Bravissimo.

- Bettini: 6. Ci prova, scappa, fugge, va in volata, ma non vince. Probabilmente quest’anno ha altri obiettivi.

- Leipheimer: 4. Ma che ce sei venuto a fa? (Da cantare sull’aria di ‘The entertainer’)

- Pfannberger: 4. Era una mia fissa, ma non si è mai visto. Peccato.

- Rebellin: 6. Qualche sprazzo, ma non combina nulla di eclatante.

- McEwen: 4. Il canto (stonato) del cigno?

- Nibali: 6.5. Sta crescendo,il ragazzo. Non fa nulla di straordinario ma intanto finisce 11mo. Non è uno alla Riccò, ma potrà dominare tra 2-3 anni.

Per chiudere la Rai:

- Bulbarelli: 8. Migliora con gli anni. Ai detrattori vorrei ricordare come prima cosa che Auro ha un tono di voce molto piacevole, non è invadente nella telecronaca, ha una buona memoria storica (che è fondamentale nel ciclismo), e snocciola una quantità impressionante di aneddoti sui luoghi geografici. Pecca ancora nella lettura della gara, ma viene compensato abbastanza bene da Davide Cassani.

- Cassani: 7.5. Nessuno legge la gara come lui. Gli basta guardare in faccia un corridore per capire se può fare la tappa o meno. Unico neo, la voce e alcuni intercalare un po’ cantilenanti. Ma sta migliorando sempre di più.

- Martinello: 8. Perfetto. Compassato, tono di voce regolare, sempre sobrio e pertinente. Potrebbe ambire a palcoscenici anche più pericolosi (perchè non mandarlo al processo alla tappa?)

- De Stefano: 6.5. Stiamo parlando probabilmente della migliore intervistatrice sportiva che ha la Rai. Conosce almeno 3 lingue, e sembra si stia attrezzando anche per lo spagnolo. E’ una sicurezza: sai che all’arrivo becca sempre tutti.  Ormai Bettini se non se la ritrova intorno comincia a preoccuparsi. Tuttavia spesso sembra voler mettere zizzania a tutti i costi. Pessima quando vuole far uscire il nome di Riccò nella sua intervista a Bruseghin.

- Bartoletti: 2. Il voto più basso va a lui. Inascoltabile. Farebbe una bella coppia con Cannavò. Tutta una melensa retorica sulla fatica. Ogni tanto tira fuori mostri sacri che ai ciclofili non devi manco toccare. Ma dico io, Marino, sei bravissimo nell’amarcord musicale, conducevi un bellissimo programma radiofonico sui ricordi del festivàl di Sanremo (non sto scherzando), perchè non ti dedichi a quello, invece di opinioneggiare nei salotti sportivi di mamma Rai?

2 comments 13 Giugno, 2008

Firefox Tre e altro (Giro)

Mozilla Firefox è uno tra i migliori browser in circolazione. Il mese prossimo uscirà l’attesissima versione 3, che renderà la navigazione sul web ancora più ‘ergonomica’.

Per chi vuole avere un assaggio, si può già scaricare la versione preliminare (che io uso da un paio di mesi, ed è praticamente stabile).

I più attenti avranno notato un nuovo widget a destra. L’obiettivo è stabilire il record di download per un software nell’arco di 24 ore. Cliccate ed aderite per avere aggiornamenti e notizie sul giorno del download.

Detto questo, veniamo alle cose serie. Mancano due tappe e può ancora succedere di tutto. E non è la solita frase di circostanza. Effettivamente a mio avviso, Contador-Simoni-Menchov-Riccò-Di Luca possono ancora vincere il giro, in ordine decrescente, con il primo abbastanza al di sopra degli altri.

Simoni deve tentare il tutto per tutto. Mi sembra stia bene, e a 37 anni un ennesimo podio vale meno anche solo di un tentativo di impresa.

Il giro si vince a Milano, e a Milano stavolta c’è una crono, quindi attenzione che sabato sera, a meno di distacchi con la clessidra, il giro ancora non avrà un vincitore.

Quindi godiamoci questa tre-giorni, e W il ciclismo.

1 comment 30 Maggio, 2008

Appunti (Giro, Giro, Giro)

Difficile che aggiornerò la prossima settimana. Due o tre cose:

- Il giro è splendido. Riccò sembra il più in forma, ha vinto due tappe in maniera molto convincente. Tuttavia Piepoli è risultato determinante. E poichè i due a crono credo valgano più o meno lo stesso, voglio vedere come funzionerà il loro giro da martedì in poi.

- Di Luca sembra essee il candidato più credibile. A cronometro è discreto, e ha un gregario che ha già vinto due giri d’Italia e regalato un podio a Mazzoleni. “Ma questo l’hai già scritto la settimana scorsa…” “già, e lo ripeto ora che la fine del giro è più vicina…”

- Bettini deve vincere una tappa. Spero già oggi.

- Non credo possa essere già questo l’anno di Nibali. Ma vedremo martedì.

- Dopo la crono capiremo anche chi degli stranieri è venuto ad allenarsi, e chi invece punta alla rosa.

- Qualcuno dica a Bartoletti che a noi, quando guardiamo il processo, interessa solo parlare di ciclismo. E magari di qualche altra cosa legata ad esso. Ma del calcio, noi, ce ne sbattiamo.

- Riporto così la frase già riportata nell’editoriale di Cicloweb qualche giorno fa, da parte del mitico Enrico Gasparotto (che, ricordiamo, è l’unico a conoscere il significato della sigla PD):
Bartoletti: “Chi vince lo scudetto?”
Gasparotto: “Ultimamente non seguo il calcio, non mi pronuncio”

e nel Pantheon di alfuturo c’è un nuovo personaggio.

ps: oggi nella sua “predica laica” Scalfari, sul giornale del PD (scherzo, eh…) cita Alexis de Tocqueville. Ho incontrato questo autore in tempi non sospetti e sono convinto che andrebbe approfondito molto, molto di più.

3 comments 18 Maggio, 2008

Giornata mondiale contro l’omofobia

Questa NON è la bandiera della pace.

Add comment 17 Maggio, 2008

L’Evento - Giro d’Italia 2008 (in 3 mosse)

Uno - Le Parole

Per l’ennesima volta ripeto che questo è un blog di parole. Le strofe che ho postato sopra appartengono a canzoni immortali scritte su un mito immortale dei nostri tempi: la bicicletta. Vi invito a leggerle con attenzione.

New Trolls, Signore io sono Irish, 1971

Ma tu sei buono, tra gli amici che tu hai
una bicicletta per il tuo Irish
certamente la troverai,
anche se è vecchia non importa,
anche se è vecchia mandala a me,
purché mi porti nel tuo giorno
mio Signore fino a te.

Signore, io sono Irish,
quello che verrà da te in bicicletta.

Paolo Conte, Bartali, 1979

è tutto un complesso di cose
che fa si che io mi fermi qui
le donne a volte si sono scontrose
o forse han voglia di far la pipì.
E tramonta questo giorno in arancione
e si gonfia di ricordi che non sai
mi piace restar qui sullo stradone
impolverato, se tu vuoi andare, vai…
e vai che io sto qui e aspetto Bartali
scalpitando sui miei sandali
da quella curva spunterà
quel naso triste da italiano allegro
tra i francesi che si incazzano
e i giornali che svolazzano
C’è un po’ di vento, abbaia la campagna
e c’è una luna in fondo al blu…

Paolo Conte, Sigla del giro, 2007

Una bella bici che va
silenziosa velocità
sopra le distanze
le lontananze
starà.
Una bella bici che va
silenziosa velocità
rotolava biglie
il Giro d’Italia farà.
Una bici non si ama
si lubrifica
si modifica.
Una bici si declama
come una poesia
per volare via.

- ‘Signore, io sono Irish’ parla della libertà che ci regala la bicicletta. Questa libertà viene concessa, anarcoidamente, a tutti. Bimbi, adulti, anziani, ricchi o poveri. In bicicletta vanno tutti. Senza nessuna patente. E difficilmente una bicicletta ‘non funziona’. Anche se è vecchia cammina. Ovvero svolge il suo scopo.

- ‘Bartali’ parla dell’atmosfera che c’è alle corse ciclistice ‘in vivo’. Già il ciclismo sembra noioso in TV. 2 ore, 2 ore e mezza davanti ad una ‘lunga teoria di biciclette’ che sfilano senza fare niente se non - magari nelle tappe di pianura - accelerare negli ultimi 10 minuti. E per strada? Aspettare una giornata seduti da una parte, scomodi, per vedere un agglomerato di energumeni bestemmianti che sfrecciano ai 50? Eppure veder passare una corsa è una esperienza umana entusiasmante. Per iniziare a capirla, intanto si può leggere la strofa.

- La ’sigla del Giro d’Italia 2007′ contiene un frammento inestimabile. ‘Una bici non si ama, si lubrifica, si modifica’ descrive ermeticamente il rapporto di un ciclista qualsiasi con il mezzo. Scomoda, ti rompe il culo, ti fa inarcare la schiena. Ti fa piombare il nemico vento sulla faccia nei lunghi rettilinei delle valli, prima delle salite, manco a volerti rassicurare prima della tempesta. Eppure stai lì a migliorarla, a pulirla, a curarla. Diventa anche una tua creatura. Prodiga e recalcitrante.

Due - I protagonisti
Chi vincerà il Giro d’Italia? Impossibile da dire. In realtà in ogni gara ciclistica pronosticare è una operazione del tutto velleitaria. Serve una dose di fortuna eccessiva. In ogni caso si possono sparare un po’ di nomi, tanto per poter dire, in gara: ‘Ah, ma questo lo avevo letto sul blog di Viltrio’, ed ottenere quell’effetto che secondo me è un po’ il sugo della storia di Fever Pitch di Nick Hornby, ancorchè calcistico.

Di Luca (Aka il killer di Spoltore) ha vinto bene l’anno scorso. Poi su di lui l’inferno che tocca ai vincitori di grandi giri in questi ultimi anni. Quest’anno può contare su uno dei corridori più geniali e dotati tecnicamente degli ultimi anni, Savoldelli (il Falco bergamasco). Quest’ultimo, vorrei ricordarlo, doppio vincitore del giro (2001-2005), da gregario l’anno scorso ha regalato un podio a Mazzoleni.
Andreas Kloden è uno di quei corridori che non piace agli amanti del ciclismo. Anzi, di più, appartiene alla categoria più osteggiata dai tifosi: i regolaristi forti a crono. Quando uno non è molto popolare tra i tifosi ha un solo modo per riconquistare qualche simpatizzante: farsi male e malgrado tutto continuare. Così successe al tour dell’anno scorso, e da lì Kloden, che fino a quel momento era stato ‘quello che ha fregato il secondo posto a Basso, con la crono, al tour 2004′, è diventato degno almeno di simpatia. Per me andrà forte.

Contador è la maglia gialla ufficiale (prima che l’UCI la conceda a qualcun altro) del tour 2007. Ed era un po’ che non capitava al giro una cosa del genere. Fortissimo in salita, si difende a crono, se sta bene può vincere.
Denis Menchov invece è il vincitore della Vuelta. Se è venuto al giro per correrlo seriamente, può fare bene. Altrimenti lo vedremo in un paio di fughe verso la fine e nulla più. Riccò promette scintille. Lui, di solito, mantiene. In salita è fortissimo. Se capisce che i giri non si vincono solo quando la strada sale, può ambire ai piani alti. Nibali è meno scattante, ma ugualmente fortissimo. Testiamo la sua maturità. Gibo Simoni per l’ennesima volta si ripresenta alla punzonatura. Ormai le primavere sono 37. Onora l’Evento da anni, e anche quest’anno lo vedremo nei tapponi a fare l’andatura con la sua caratteristica pedalata. Com’è la pedalata di Simoni? È tutto un complesso di cose.
Poi? Poi qualche sprazzo di Pellizotti (il delfino di bibione), una sortita di Rujano, una fuga di Serpa, Karpets regolare, Piepoli (il trullo volante) fortissimo in salita, e per la classifica più o meno ci siamo.

Poi abbiamo i cacciatori di tappe. Poichè è stato ritirato Petacchi, le volate saranno una bagarre emozionante. Bennati potrà fortemente dire la sua. Così come il campione del mondo Bettini. Zabel dall’alto della sua straordinaria carriera di mito tedescone cerca ancora una tappa nella terra che lo ha reso Herr Sanremo. Inoltre c’è il solito Robbie Mc Ewen, un genio delle volate, infine Forster, che passerà alla storia come il vincitore della prima Tappa che il Viltrio ha visto dal vivo (Frascati 2007, ndV). Non ho capito se Rebellin sia o meno iscritto. Se lo è, mettetelo pure tra i protagonisti almeno dei primi 10 giorni. Altri nomi? Bruseghin, ottimo corridore che potrà entrare nei 10. Visconti, il campione italiano in carica. Pfannberger che potrebbe venir fuori in qualche tappa un po’ più tecnica. Gasparotto, quello a cui Di Luca l’anno scorso svelò il vero significato della sigla PD. Infine per Ignatiev sarà difficile stare tranquillo. Lo vedremo in tutte le fughe, MA ANCHE a tentare il colpo all’ultimo km.

Altri da tenere d’occhio? Valjavec (con un occhio anche alla generale), Nocentini (che probabilmente uscirà di classifica per tentare una tappa in montagna con una fuga), Leipheimer (che probabilmente vincerà la crono), Soler (in salita), Perez Arango (in fuga nelle tappe noiose), Nuyens (pronto a rendere la vita difficile a Bettini). Poi ci sono i guastafeste della CSF-Navigare (già Panaria): Sella, Baliani, Perez Cuapio (di cui ricordiamo quella splendida immagine col forcone al giro 2007 e tante altre giornate da protagonista alla corsa rosa), Pozzovivo (Lucano DOC), Laverde. La corsa alla maglia nera dei baschi dell’euskaltel-euskadi, il ‘motivatissimo’ Pinotti, il giovane Sioutsou (impronunciabile per Gigi Sgarbozza), il regolarista Garate, la Slipstream squadra di passistoni (Backstedt-Zabriskie-Millar), a braccetto con la CSC di Voigt(pron. FOOOOOOGT) e McGee (chissà se cercherà gloria nella prima settimana), il redivivo Astarloa e Mazzanti (che qualcosa di buono lo tira fuori sempre).

Tre - E le tappe?

Già la 1a in linea (Cefalù-Agrigento, 207 km) (domani c’è il prologo) promette fuochi d’artificio, nervosissima, sembra disegnata addosso a Bettini.
L‘11a (Urbania-Cesena, 199 km) sembra poter riservare sorprese. Chissà che non venga fuori di nuovo un Sella o un Riccò. Oppure una fuga bidone simile a quella dello scorso anno.
La cronoscalata a Plan de Corones non ha bisogno di presentazioni. Salite del genere possono fare male solo se affrontate da soli contro il tempo. Ad ogni tornante il nome di un grande. Oltre che uno spettacolo di pubblico, potenza, sfida alla forza di gravità, sarà una bella occasione per ripassare la Storia.
Per fortuna quest’anno il penultimo giorno ci regala la 20ma tappa (Rovetta-Tirano, 224 km). Si parte da Rovetta (paese di Savoldelli), alla volta di Gavia e Mortirolo. Sarà una tappa da gustare piano piano, dove si deciderà il vincitore.

Tre (…) - L’iniziativa

Qui sul blog tenterò di mettere i miei favoriti del giorno nel widget a destra (quello dove c’erano le mie intenzioni di voto…). Riuscirò a tenerlo aggiornato con regolarità? No. Quando ve ne accorgerete saremo al futuro.

Add comment 9 Maggio, 2008

Vita difficile per i Romèni (Tolleranza Zero? No. sindaco barese).

Questo post spero chiuda le digressioni sulla politica nel mio blog. Nasce da una mia risposta ad alcune considerazioni in un interessante blog. Prometto che al futuro si tornerà a parlare di cose inutili, proprio come piace a me.

Perchè è stato candidato F.Rutelli come sindaco di Roma?

- Rutelli a Roma doveva essere candidato perchè veltroni è un ex-ds e doveva lasciare il posto ad un ex-dl.
Tra i ‘campidogliabili’ ex-dl vedo Rutelli, forse la Garavaglia (vice-sindaco con veltroni, che poteva essere una buona scelta) e poco altro, quindi ecco pronta la candidatura.

Ma lo statuto del PD…

- ..con buona pace dell’articolo 18 dello statuto del PD.

E Zingaretti?

- Zingaretti era un ottimo candidato, ed infatti ha vinto. tantissima gente ha votato per lui alla provincia e alemanno come sindaco (al mio seggio una 60ina di persone su circa 500 votanti hanno effettuato questa scelta). Tra l’altro questo fenomeno è sottolineato anche dal giornale del PD(LOL…scherzo), e conferma un’altra volta che Rutelli non fosse il candidato più adatto.

Ma a questo punto Rutelli cosa farà? È un po’ che non vince.

- Rutelli è stato un ottimo sindaco e sono sicuro che avrebbe fatto bene anche stavolta a Roma, che è la sua dimensione. Ma ha perso, e potrebbe dichiarazionare un classico ‘Non ci sono uomini per tutte le stagioni’ e andarsene in pensione.

Ma come abbiamo fatto a scendere di oltre 15 punti?

- A Roma il centrosinistra nelle sue accezioni più ragionevoli (ds e dl intelligenti) sembra aver perso contatto con il territorio, inebriato dalle continue vittorie e dai parchi giochi organizzati da Uoltèr. Non è una considerazione di quelle che vanno di moda adesso del tipo ‘la lega sa parlare alla gente’, è una semplice constatazione dei fatti. Le preferenze (il famoso voto democratico) nel 2006 vedevano il piddì in vantaggio di circa 30.000 voti sulla somma di an+fi (che comprendeva anche pezzi grossi della destra di storace), dato ribaltato clamorosamente nel 2008, con 30.000 voti di preferenza, circa, in più, per il pdl (dati verificabili sul sito del comune, e sto cercando il modo di pubblicare un foglio elettronico di Google). Senza contare quelli della destra che hanno sfornato candidati capaci di andare ben oltre 5000 voti personali. Dal 1993, dopo la famosa scoppola di Fini, AN si è organizzata ed ha cresciuto giovani capaci, in grado di prendere da soli circa dodicimila voti.

E ora che si fa? Si chiede la testa di Veltroni?

- Veltroni non deve dimettersi. Credo. Dovrebbero a mio avviso farlo una serie di suoi consiglieri (tipo Bettini), almeno un paio di pezzi grossi dei dl (Franceschini, Rutelli), almeno un pezzo grosso degli ex-ds (D’Alema). Così Veltroni insieme con ‘una rivoluzione dei 40enni’ potrebbero portarci alle europee in maniera decente. Poi si vedrà.

E questa cosa avverrà?

- No. L’aria che tira è viziata. Già vedo liti e gelosie in occasione della scelta dei capigruppo.

Supponiamo che il PD fosse democratico, davvero.

- È interessante allora la proposta letta nei commenti ad un post di Ivan Scalfarotto: chi è stato eletto in parlamento ma sa di aver sbagliato, potrebbe dimettersi e fare posto ai candidati che stavano più sotto nelle liste. Idea splendida e possibile.

4 comments 28 Aprile, 2008

Le cause dello spostamento a destra

di Michele

Pubblico volentieri una analisi di Michele, che vive a Milano dopo aver vissuto a Roma per 5 anni, sul risultato delle elezioni politiche. Condivido tutto quello che ha scritto.

L’Italia non è mai stata un Paese a maggioranza di sinistra o di centrosinistra, lo insegna la Storia, lo palesano le scorse elezioni praticamente perse nonostante i cinque anni di governo Berlusconiano; le stesse due vittorie Prodiane erano state conquistate con alleanze improponibilmente eterogenee, con l’assenza della Lega nella coalizione avversaria (’96), con una legge elettorale assurda che garantiva la maggioranza al Senato nonostante si disponesse di una minoranza effettiva dei voti.
Ciononostante in queste elezioni si è registrata una sconfitta talmente netta e dalla misura talmente inattesa, uno spostamento dei voti a destra così omogeneo nella geografia e negli schieramenti politici, da non potersi semplicemente ricondurre alla storica condizione di minoranza sovracitata. Molti fra gli elettori di centrosinistra hanno reagito al dato elettorale con sgomento, sono rimasti allibiti, increduli che così tanti avessero potuto credere ancora ai proclami di Berlusconi, votare Lega e la chiamata ai fucili di Bossi, sostenere Ciarrapico ed il suo proclamarsi orgogliosamente fascista, foraggiare l’alleanza elettorale siciliana che univa Cuffaro e Lombardo, probabilmente benedetti dall’eroe Mangano. Molti di noi hanno spiegato frettolosamente l’accaduto individuandone la causa nell’ignoranza o nella stupidità della gran parte della popolazione.
Io credo invece che lo spostamento a destra sia stato così forte, diffuso ed omogeneo da potersi spiegare solo con una molteplicità di fattori, un’insieme di cause complessa che ho cercato d’indagare, confrontandomi con chi aveva  votato dall’altra parte, per capire, speranzoso di poter ricondurre la mia sensazione di dramma, rabbia e sgomento entro una schema di razionalità.
Ho deciso dunque di scrivere queste righe per condividere i miei pensieri con i tanti che hanno provato i miei stessi sentimenti all’indomani delle elezioni; conscio del fatto che per scrivere di qualcosa è essenziale delimitare un argomento specifico, non parlerò del successo Berlusconiano in Italia presente e passato, mi dedicherò invece specificatamente alle cause dello spostamento a destra registrato nell’ultima tornata elettorale, semplificando della differenza tra il 2008 ed il 2006.

Il tema più ovvio sul quale Berlusconi ha da sempre basato i suoi successi elettorali, e che ha però avuto un peso ancora maggiore in quest’ultima tornata, è indubbiamente quello delle tasse, da lui presentate spesso come inutili ed eccessive, come un prelievo ingiusto dello Stato strozzino che lui stesso si candida a rappresentare. Follie Berlusconiane? No, non del tutto. In Italia siamo ormai abituati a convivere con un rapporto servizi/tasse bassissimo, inaccettabile, ingiustificabile: la gente non lo accetta e se B. è la promessa di un calo della pressione fiscale lo vota, per via di un individualismo dilagante ed ingrassato da decenni di bombardamento mediatico, certo, ma anche perché la situazione in tal senso è al limite, da troppo. Si può dare a questa elettorato dell’ignorante o dello stupido? Riflettiamo, il mondo non è solo bianco o nero.

La seconda causa del flusso di voti a destra, strettamente correlata alla prima, è di certo l’insoddisfazione verso il governo Prodi. Romano ha innegabilmente rimesso in carreggiata i conti pubblici, ma ha risolto davvero i problemi del Paese? Si possono smentire i votanti a destra su questo?  Credo di no. Le responsabilità si perdono nel lungo periodo, di sicuro per quanto concerne l’ultimo governo risiedono principalmente nella composizione improbabile della coalizione; è comunque  certo che i salari sono rimasti bassissimi, il precariato non si è arrestato, l’inflazione ha galoppato, la sicurezza sul lavoro si è dimostrata inaccettabile, quella nelle città (soprattutto del nord) insufficiente (e certo l’indulto non è stato un segnale gradito), i rifiuti hanno invaso le strade, e i giovani non sono riusciti a trovare la speranza nel futuro. Questi sono i grandi temi del fallimento, di fatto innegabili, che interessano alla maggioranza degli Italiani, sono i temi della sconfitta. I più sensibili inoltre non potranno non aver notato le mancate azioni sul conflitto d’interessi, sull’informazione, sulle fonti energetiche, sulla qualità della scuola, dell’università, della ricerca, dei diritti civili.
E allora a poco serve in prospettiva elettorale la lotta all’evasione fiscale ed il risanamento. Ritengo un errore, alla luce dell’instabilità di fondo del governo, aver diviso nettamente l’azione del governo stesso in una fase riparatrice dei conti pubblici seguita da una seconda fase di ridistribuzione. Non credo inoltre che in generale abbia senso che i ministri siano solo dei tecnici (vedi Padoa Schioppa), seppur eccellenti, perché la politica è in gran parte comunicazione ed emotività, ed infatti le elezioni le hanno stravinte i partiti della politica emotiva, Pdl (cioè B.) e soprattutto la Lega.

Ed ecco l’altro grande tema: l’exploit della Lega, non è un caso, ha invece delle ragioni forti e precise. La Lega è un partito, con la sua storia e la sua fisionomia, e già questo nell’Italia dei cataclismi politici e del trasformismo perenne risulta importante.
È un partito dalla forte identità, radicato nel territorio, che riesce a dare l’idea di concretezza e che soprattutto è riuscito a cogliere sentimenti diffusissimi al nord, che, vi dirò, vivendo qui si percepiscono nell’aria. Sentimenti che si concretizzano nella richiesta di federalismo fiscale, strade pulite, sicurezza, infrastrutture (perché qui non si accontentano), detassazione degli straordinari, questioni pratiche locali. La Lega ha saputo cavalcare la vicenda Malpensa presentandosi come paladina dei lavoratori dell’area, con tanti saluti ad Alitalia, Air France, Intesa e Roma (come direbbero loro). Ha raccolto un voto di protesta e di paura, ha saputo cioè fare quello che un tempo faceva il PC: gli operai, quelli che più sentono inevitabilmente la crisi, le incertezze economiche e sociali, hanno votato Lega perché hanno trovato in questo partito, nei suoi rappresentati locali, le persone a cui rivolgersi nel territorio, nelle fabbriche, sul posto di lavoro.
La Lega inoltre è stata capace di raccogliere un voto eterogeneo, di andare oltre le classi sociali, anche se il suo allargamento così significativo credo abbia trovato spazio soprattutto tra gli operai, che al nord ci sono eccome. Il partito di Bossi ha infine saputo cavalcare l’altro grande tema dell’Italia di oggi, l’immigrazione. Noi iniziamo a vivere in questi ultimissimi decenni quello che altri Paesi Occidentali hanno infatti già metabolizzato.

È vero che senza l’immigrazione l’Italia si fermerebbe e nessuno pagherebbe le nostre pensioni o baderebbe ad i nostri anziani. È anche vero però che la presenza di immigrati, spesso in stato di clandestinità, tira al ribasso il livello dei salari e la qualità della vita, soprattutto della popolazione più povera: ecco gli operai che votano Lega, che si presenta come l’unica attenta al problema, come la medicina a questo stato di cose. Non bisogna inoltre dimenticare che soprattutto al nord la malavita grande e piccola è fatta di extracomunitari, come si può dunque accusare di superficialità il veneto o il lombardo che accomuna la delinquenza all’immigrazione in base a quello che vive ogni giorno? Certo non si può giustificare ma si può capire. E la Lega è stata abilissima a cavalcare anche questo sentimento.

Concludo questi miei pensieri sottolineando che, ovviamente, non sono affatto convinto che B. o la Lega siano la soluzione ai problemi, enormi, del nostro Paese, tutt’altro. Sono stati certo abili a cogliere dei sentimenti diffusi e a proporsi come soluzione ai nostri mali, riuscendo a far dimenticare che negli ultimi 7 anni, 5 li avevano passati loro al governo. Chapeau!
Non dobbiamo però credere che tutti quelli che hanno votato per loro siano stupidi, ignoranti o delinquenti, chi ha cambiato idea negli ultimi due anni probabilmente potrebbe urlare con rabbia riproponendo gli argomenti che ho fin qui illustrato. Bisogna invece soffermarsi sulle cause di questo spostamento a destra, analizzarle, metabolizzarle e ripartire da li.

5 comments 20 Aprile, 2008

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