In ogni fine c’è un nuovo inizio.

Il blog si trasferisce all’indirizzo

www.alfuturo.eu

Ringrazio tutti i miei lettori e commentatori, che invito a traslocare di là. Il materiale pubblicato qui è già stato spostato, tranne i commenti, che comunque rimangono qui.

alfuturo
V

2 comments 13 Novembre, 2008

Divenere – IN/VERNO

Divenere @ Alien Club il 17 ottobre

I Divenere sono, tra i gruppi emergenti italiani, uno dei più intelligenti. Il loro sound negli anni si sta evolvendo, e chissà dove potranno arrivare se continueranno ad essere così dinamici.
Il combo è schierato a 4, in una classica formazione voce-chitarra, chitarra, basso, batteria e suona un rock fatto innanzitutto di canzoni, ben composte ed incisive. Su questa struttura si inseriscono spesso digressioni elettroniche ricche di effetti ed atmosfera.
Senza avere punti di riferimento specifici, i principali termini di paragone per l’attuale sound dei Divenere sono gruppi come Editors, Interpol e, nei momenti più dilatati, gli ultimi lavori dei Verdena.
La formula dei brani è costituita da una ritmica fantasiosa ma diretta ed efficacie, e un intrecio tra le due chitarre ed il basso mutuato dalla migliore scena indipendente. La voce, eterea e peculiare, si inserisce su questo insieme come complemento, senza velleità di protagonismo.

Il disco, dunque, parte forte con “luce dal tuo blu”. Introdotto da un synth “ventoso”, si trasforma subito in una cavalcata dove litigano chitarra e voce, con un pianoforte che fa capolino inquietante. Il mood è quello delle grandi canzoni indie. Malato, asettico, sfocia nell’ inevitabile apertura melodica del ritornello: neo-psichedelia pura (ad un tratto, addirittura il coro sintetico che fa molto Arcade Fire), per partire alla grande.
La successiva “Stella Muore” è indie-rock da accademia. Schitarrata iniziale, ritmica chiusa con arpeggi spinosi, e voce lacerata, fino al ritornello disilluso (chessarà/domani). Gli arpeggi in crescendo del break si candidano ad accompagnamento ideale per crepuscoli sofferti nelle camerette dei giòvani alternativi.
Monochromatic butterfly è un po’ il loro tributo, ordinato e straniante, sia ai Joy Division (nella ritmica), sia al synth-pop. Su tutto e tutti una voce che sfodera una delle prove migliori di tutto l’album: gelida, distaccata, filtrata, prende il pezzo per mano e gli conferisce un piglio da grande canzone.
Probabilmente “Sweet time” è la migliore melodia del disco. Il gruppo trova la quadratura negli scambi iniziali: batteria aperta, arpeggi invadenti, linee vocali fatte di una nenia di vocali ripetute. Il ritornello liberatorio con la strofa ripetuta fino alla nausea suona efficacissimo. Per chi scrive, il brano migliore.
“Novembre” è un punto di svolta del disco. Presente nel repertorio della band fin dalle prime, timide, registrazioni, il brano ci regala due minuti abbondanti di atmosfera asfissiante, costruita su una spirale di synth e batteria terrorifica. Il tutto è completato dall’inquietante frammento: novembre-non-è-mai-stato-così-semplice, in equilibrio tra nonsense e malinconia, che chiude il cerchio in maniera davvero significativa.
La stessa elettronica ci introduce alla successiva “Sirena d’Inverno”. Nelle strofe si accavallano chitarre, voce sorniona e pianoforte che – pur restando sottofondo sottomesso – si rivela fondamentale. Il ritornello, introdotto da una sventagliata di chitarre, è un esempio lampante dell’arte del gruppo: batterira soffocante, chitarre distorte e pastose, voce affranta e disperata.
Difficile piazzare un altro brano dopo una simile lavata di capo. “Lost Song”, forse già dal titolo, si rivela più confusionaria. Dichiaratamente psichedelica (ricalca,a tratti, le atmosfere del secondo disco di Mellon Collie & the Infinite Sadness). Sembra però smarrire la consapevolezza che caratterizza i momenti migliori della band. Il riuscito ritornello sembra comunque presagire che una forma canzone del genere potrà in futuro portare a risultati migliori.
“Gas”, forse la più marziale, si inserisce in un filone situato nel crocevia tra Editors, Subsonica, e post-rock. Se le strofe suonano arrabbiate ed elettroniche, gli accordi dilatati del ritornello accompagnati da una voce roca conferiscono al tutto una sorta di inquietante liquidità.
Il minuto di voce thriller su un tappeto da ballad esotica di “Sere”, riprende il discorso di “Novembre” e funge da viatico ideale per l’uno-due finale.
Infatti “Solo noi-a” parte con un riff ai limiti del metal, e sfrutta il crescendo di tensione che si crea nelle strofe. La coda è il tentativo più audace di sconfinare nel progressive (chi ha detto Porcupine Tree?).
Chide il lotto “Silenzio=tragedia”, che è una sorta di “take-home-message” di tutto quello che abbiamo sentito finora. riff corposo, note taglienti di chitarra, piano percussivo, batteria ispirata ed efficace. Il tutto a costruire una atmosfera epica, inquietante e leggermente disperata.

Se esistesse una colonna sonora per lo spleen del nuovo millennio, probabilmente a comporla sarebbero i Divenere.

http://www.diveneremusic.com/
http://www.myspace.com/diveneremusic
http://www.myspace.com/divenerefanspace

Il video di “Stella Muore”:

Divenere @ Alien Club il 17 ottobre
Divenere @ Alien Club il 17 ottobre

3 comments 15 Ottobre, 2008

Mondiale 2008 – Varese

Sono in mega-ritardo, ma voglio lo stesso lasciare due parole sull’evento. Oggi si conclude il mondiale in Italia, come ormai accade ogni 5-6 anni, con un percorso impegnativo, adatto a corridori completi.

Il percorso si snoda a Varese, e consiste nel ripetere un circuito 15 volte per un totale di circa 260 complicati km. La tattica regna sovrana, al mondiale, e le nazioni più forti organizzano sempre tranelli, particolari giochi di squadra, imboscate e sgambetti per risolvere la corsa in proprio favore. Da due anni a questa parte il proverbio è ‘Il mondiale è quella corsa su un circuito da ripetere tante vole e alla fine vince Bettini’. Personalmente credo che anche quest’anno potrà spuntarla un italiano: andiamo quindi a scorrere il solito elenco di nomi da tenere d’occhio:

All’inizio e durante la gara:

Abbiamo il movimento ciclistico più forte e i ciclisti più forti. Sicuramente Bosisio proverà ad infilarsi in qualche fuga, fin dalle prime tornate. Con lui ci sarà qualche ’solito noto’: immagino un Mosquera, un Lang, un francese a caso, un Pidgorny, e tanti altri che avranno il copmito di dare un senso ai primi giri, importantissimi per far stancare i gregari, a seconda se si percorrano a tutta o ad andatura turistica.

Nei giri medio-finali:

Il nostro uomo è Damiano Cunego, uno che in ogni caso la sua classica prestigiosa quest’anno l’ha vinta. Se si infila in una fuga a 3-4 giri dal termine farà in ogni caso faticare le altre nazioni per riprenderlo. Con lui potrebbero esserci altri ottimi corridori, come Garate, JRodriguez e LLSanchez per la Spagna, Burghardt e Fothen per la Germania, Devolder e Nuyens per il Belgio, un Casar per la Francia, azzardo un Joachim per il Lussemburgo, un Kroon per l’Olanda.

Al penultimo giro:

Qui si inizierà a fare sul serio. Abbiamo un fuoriclasse che sarebbe capitano unico in tante altre nazionali: Ballan. Se Alessandro saprà muoversi bene (diciamo nella seconda metà della seconda salita, al penultimo giro), potrà avere due possibilità: o portare via un drappello e magari,sullo stile di Rebellin a Pechino, andarsi a giocare la vittoria con quelli, oppure, comunque, fuggire via e far sfiancare tutti quelli che non abbiano una maglia azzurra. Il veneto di Castelfranco in questo mondiale, più che mai, rappresenta l’uomo in più della nostra compagine. Insieme a lui si muoveranno pezzi grossi: secondo me Contador non aspetterà l’ultimo giro, così come Wegmann, Gilbert, Chavanel, Kreuziger, uno dei due Schleck (forse Frank), Karpets, Ljungqvist, Zabriskie, forse Zberg, Niemec, un Popovych in forma, il sempre presente Arvesen.

All’ultimo giro:

La penultima tornata avrà deciso la corsa: o in favore dei fuggitivi, o in favore delle squadre meno stanche, e tatticamente più scaltre. Qui si sfideranno, in un finale a metà tra Sergio Leone e Tarantino, tutti i più forti ciclisti in circolazione.

Noi abbiamo il più forte per questo tipo di corse, Bettini, che è il favorito numero 1 per oggi (pare, tra l’altro, che sia anche la sua ultima corsa, ma un ciclista che annuncia il ritiro è meno credibile di Robert Smith quando annuncia la fine dei Cure). Insieme a lui c’è l’atleta tecnicamente e tatticamente più completo della nostra squadra, quel Davide Rebellin già argento olimpico quest’anno, che avrebbe proprio intenzione di buscare la maglia. Spagnolismo d’obbligo, perchè tra gli iberici abbiamo Freire, Valverde e Samuel Sanchez che sono tra i migliori interpreti del ciclismo moderno, e che saranno difficilmente battibili in un percorso del genere. I tedeschi rispondono con Stefan Schumacher, uno in grado di vincere crono al tour e classiche primaverili, uno che se parte da solo è molto difficile da riprendere. Insieme a lui, per i crucchi, c’è sempre Zabel, che in un percorso di questa durezza potrebbe piazzare la zampata, e Ciolek, che quest’anno pare ci abbia preso gusto a vincere su terreni impegnativi. L’Australia deve cercare una corsa più leggera, perchè in caso di arrivo in volata ha Davis, McEwen (che difficilmente si esprime bene in percorsi così impegnativi, però), e Matthew Goss, che potrebbe stupire un po’ tutti. Al giro finale capiremo anche la condizione di Tom Boonen: se sta bene saarà un osso duro per tutti. Illussemburgo risponderà con gli Schleck, a meno che non siano già bruciati. Tra gli altri: Pfannberger per l’Austria, Kolobnev per la Russia, Soler per la Colombia.

Gli altri italiani:

Bruseghin sarà il solito instancabile trenino, che sarà fondamentale nel ‘picchiare’ sulle salite, specie nei giri centrali, così come Tonti(la convocazione più discussa). Tosatto e Paolini saranno indispensabili per la lettura della corsa e nelle trenate in discesa ed in pianura. L’ultimo potrebbe avere anche qualche velleità di fuga.

Il mio pronostico:

In sostanza mi aspetto una corsa dominata dalla nostra squadra, come fu lo scorso anno. Il vincitoreè una incognita, ma per me sarà uno tra Bettini, Rebellin, Ballan e Freire: il futuro per la verifica è molto prossimo.

3 comments 28 Settembre, 2008

Gallara – Gallara – 03

Scarica il disco.

Al ritorno dalla sosta estiva ci rituffiamo nell’universo di Jamendo.

Ricordo che il goal è quello di dare una festa completamente libera, dove quando si miscelano gli MP3 con Mixxx non dobbiamo redigere un alibi degno della Berlusconi-Schifani, e magari a fine festa possiamo pure distribuire un cd – o un supporto USB brulè – la musica che abbiamo diffuso, senza patemi d’animo e rimorsi di coscienza.

Ora: si è già commentato lo splendido lavoro dei Pornophonique, segnalato dal buon villamaina. Adesso ci apprestiamo a commentare una segnalazione di gloop, aka il riccetto: “I Gallara“.

Non conosco informazioni sulla bio del gruppo. Ho solo in mano questo prodotto – 3 pezzi 3.

A farla da padrone è sicuramente la cavalcata “I diafanoidi attaccano da Marte”. Quasi nove minuti di un frullato che mescola psichedelia, hard rock e lounge in un “cocktail micidiale” che arte con una manciata di accordi: un riff quasi accademico, sovrapposo ad una voce che fa molto telecronca anni ‘70. Il riff – ingenuo – prosegue fungendo da fondamenta per le irrazionali sparate del resto del gruppo: siano esse sequenze “concrete” di effettistica, o di nuovo telecronaca, o ancora schitarrate gonfie di distorsione (più di un overdrive, ma meno di un metal zone), e gravide di wah-wah. Cavalca, il pezzo, come un cowboy al quale stiano fottendo la terra, interrotto da roventi e regolari squarci di hammond e cronaca. Un racconto della discesa di astronavi che si inserisce in pieno nel filone dei cartoni animati catastrofici. “A saucerful of secrets” ha insegnato tutto ai Gallara, visto che il brano, dopo l’impennata frenetica circa a metà, si risolve (un po’ come le righe del sodio in un reticolo di diffrazione), con un landscape epico fatto di hammond, chitarre distorte, e batterismo aperto e rassegnato. Chiude l’evento una sequenza rumorosa, quasi a suggellare l’avvenuto e totale omaggio ai primi Pink Floyd.

Gli altri brani sono anch’essi molto interessanti, ma sicuramente meno spettacolari.

“L’amantide” è un bell’entertainment costruito su un riff giocato tra basso batteria ed organo, che disegna spirali degne delle colonne sonore dei seventies, manco dovesse apparire da un momento all’altro un composto di capello crespo-occhiale-completo bianco scampanato e i SOCK-BAM-PUNCH sottolineati dai fiati. Gradevoli gli scambi tra chitarra e organo, supportati dai buoni effetti ritmici di sottofondo. Alla fine è un ottimo brano per accompagnare i vostri slide-show su Flickr.

“Il grande colpo dei 4 uomini d’oro” rivela – se ce ne fosse stato ancora il bisogno – l’anima più lounge e sound-track-friendly. I Gallara costruiscono un labirinto sonoro sghembo e povero di riferimenti. La progressione umida e colorata esplode in un PA-PA-PA, risposta psichedelica al PO-PO-PO, che dall’alto delle colline bolognesi (sbaglio, gloop?) appare come una versione lisergica dei Ricchi e Poveri (magari feat Ligabue, che pure ha fatto del PA-PA-PA uno dei suoi messaggi più incisivi).

Così, per chiudere, posso solo rinnovare l’invito a scaricare, visto che è gratuito e completamente legale, il disco dei Gallara, e aggiungere “I diafanoidi attaccano da Marte” alla vostra Jamendo-Compilation.

Add comment 30 Agosto, 2008

Fango

Ultimamente ‘ Fango’ è una parola che ricorre:

e oggi sta rimbalzando tra i tg e nella blogosfera.

Infatti Riccò, protagonista assoluto al tour è stato arrestato (!) perchè positivo ad un test antidoping. Sento già il rumore della tastiera di qualche editorialista che scriverà un bel corsivo sul genere ‘Un ciclismo malato’ e affini.

In realtà questo post riguarda un libro.

Qualche anno fa mi regalarono uno splendido romanzo, ‘Nel fango del Dio Pallone’, di Carlo Petrini (parentesi: se googlate vi uscirà fuori probabilmente un sacco di roba sull’omonimo fondatore di slow food), ex-calciatore molto popolare negli anni ‘70. Qui potete vedere una sua intervista da parte dell’ottimo Diego Bianchi, aka Zoro.

Carlo Petrini, nella sua narrazione vera, veristica, spietata prima di tutto con se stesso, racconta la sua vita, come quella di un calciatore qualsiasi, piuttosto bravo, con una buona carriera. La cosa sorprendente è che non tralascia alcun particolare, e piano piano, andando avanti nelle pagine, si capisce quanto di spregevole c’è nel mondo del calcio, e di come i calciatori non ne siano protagonisti, bensì personaggi che recitano un ruolo complesso, con diverse sfaccettature anche conflittuali. Questo ‘ruolo’ è composto da alcuni tratti, non perfettamente distinti, ma più o meno distinguibili:

- Un po’ vittime: le iniezioni fatte prima della partita, con la stessa siringa infilata in 4-5 culi differenti. Cavie da laboratorio per sperimentazioni di presunti guaritori e santoni. Tutto questo al servizio della presenza in campo (anche qui un ruolo che sta tra la responsabilità di dover scendere in campo a causa delle proprie qualità, e il doversi far vedere dai tifosi);

- Un po’ eroi: da brivido il racconto di un giocatore che si sacrifica per provare la nuova sostanza e che quasi ci rimane secco. Ammirato per il gesto dai compagni di spogliatoio, ma sempre in silenzio. E qui veniamo al passo successivo;

- Un po’ mafiosi: ma non certo padrini, piuttosto ‘onesti’ mestieranti. Massima omertà: non si parla mai nè delle pratiche dopanti, nè delle frequenti combine tra squadre per un risultato tranquillo, nè del fatto che un giocatore si porti a letto la moglie di un altro. Massimo silenzio;

- Un po’ lussuriosi: le scopate, continue, con donne sempre pronte, promiscue, sono uno dei pochi argomenti di discussione durante i ritiri. Insieme alle macchine o all’ultima moda del momento (a metà anni ‘70? le pistole). Pagine intere di avventure sessuali e di modelli di automobili, dalla prima alla fine degli anni ‘60, quando Carlo giocava nel Milan;

- Un po’, anzi, in massima parte, bambini: si riesce a immaginare, scorrendo i capoversi, questo calciatore strappato all’infanzia da un allenatore che il primo giorno di allenamenti lo porta da una prostituta. Gli occhi spalancati di questo ragazzone (guardate la copertina) che vede arrivare soldi a palate, sesso a volontà, automobili, a patto di rispettare alcune regole e non chiaccherare.

Carlo Petrini è stato sicuramente un calciatore dallo spirito libero, ma sempre e comunque inserito come un ingranaggio in un sistema che non tollera intrusioni. Splendide le pagine di critica nei confronti del suo primo allenatore, nome (nume?), quello di Nereo Rocco, che difficilmente sentiamo criticare. E poi il girovagare (fatto raro, all’epoca) per le varie piazze d’Italia. Sembra di guardare un film nel quale cambia lo sfondo ma i protagonisti sono tutti uguali.

E poi, una volta delineato il personaggio, semplicemente tramite una cronaca dettagliata, le tragedie: trattato come la mela marcia ai tempi del calcio scommesse, e cacciato via da un sistema che lo ha creato, che dinamicamente lo ha usato ed ha restituito qualcosa (sesso e soldi), e che non ha esitato a scaricarlo al momento giusto.

Fin qui la recensione. Tralascio il seguito, che è umanamente importantissimo per Carlo, e straziante, e mortifero, ma credo di aver già scritto molto.

Tutto questo per dire cosa? Intanto per invitarvi a reperire informazioni non conformi.
E poi per esprimere la mia opinione.

Penso che il movimento ciclistico ultimamente qui in Italia abbia addosso meno pressioni del calcio. Ma credo che la situazione, a livello di maturazione dell’atleta, non sia troppo dissimile, almeno nei tratti distintivi, da quella descritta nel libro. Considero, nello specifico, Riccò come un prodotto del suo ambiente, che viene allontanato in questo momento come il marcio nero, quando in realtà probabilmente avrà tenuto una condotta simile a quella di tanti altri, che magari già oggi, o domani, o tra qualche anno, verranno scoperti e presi a calci nel (già martoriato da ore di sella) sedere.

Quello che non accetto è che i direttori sportivi (un po’ come i famosi dirigenti nel calcio) cadano perennemente dalle nuvole. Esistono baroni con decine di anni di esperienza nel mondo del ciclismo, e altrettanti corridori, guidati da loro, pizzicati positivi. E ogni volta è come la prima volta, quando dichiarazioneggiano parole dure di ‘condanna nei confronti di persone che hanno sbagliato’. Ma alle quali probabilmente è stato insegnato solo a sbagliare.

Alla fine domani c’è una nuova tappa:

“…c’è sempre un’altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio e che male c’è in questo?…..anzi è piuttosto confortante se ci pensi.” (Nick Hornby, da Fever Pitch)

1 comment 17 Luglio, 2008

Due cose

La prima: ancora che la gente dice che Dio non esiste. Da ragazzi, adolescenti, con una cassetta degli Smashing nelle orecchie, aspettavamo l’arrivo dell’estate per un solo motivo: acquistare il Cantante Corrirere dello Sport per poi portarcelo in posti tipo Autobus, Cesso, Negozio di dischi usati a Cipro, Zoppo e sprofondare nell’analisi del paginone con i movimenti di mercato, composto da:

<Squadra>

<Acquisti>
</Acquisti>
<Cessioni>
</Cessioni>
<Trattative>
</Trattative>

</Squadra>

e chissà che la fissa per l’XML non sia nata proprio da lì. Il link è questo:
http://sport.kataweb.it/calciomercato/A/

La seconda cosa è che vorrei condividere col mondo intero è uno splendido frammento che ho letto oggi nel romanzo corrente:

Lei [...] aveva deciso di piantarlo.

“Perchè?” le aveva chiesto Felisìn.
“Non lo so…Credo che con te non troverò mai la sicurezza di cui una donna ha bisogno.”

L’anno successivo si era sposata con un fabbricante di porte blindate.

1 comment 9 Luglio, 2008

Tour de France 2008 – I favoriti

Sono in ritardo.
Edizione tecnicamente pessima, questa del tour. Non solo: neanche gli abbuoni (per i neofiti: di solito al vincitore della tappa si scalano alcuni secondi in classifica generale. Ad esempio: 20″ al primo, 12″ al secondo, 8″ al terzo) per la tappa. Insomma, chi ha preso la maglia ieri rischia di tenerla almeno fino a martedì. Ed un povero velocista che aspetta la prima settimana per vestire la maglia gialla si dovrà ‘accontentare’ solo della tappa.

Ma veniamo al dunque. Chi terremo d’occhio in questo Tour?

  • Per la generale: Sicuramente Denis Menchov che ha già effettuato il miglior allenamento possibile (venire al giro d’Italia, dove tra l’altro ha figurato molto bene) e Cadel Evans, regolarista da anni, che diventa sempre più arcigno in salita senza però aver ceduto a crono. Poi Andy Schleck è chiamato a riconfermare le strepitose potenzialità che ha lasciato intravvedere nel 2007 al Giro d’Italia ed al Lombardia. Cunego e Riccò, più il primo che il secondo, saranno chiamati ad una prova almeno convincente, e credo che riusciranno a conquistare un posto nei 10. Poi c’è Valverde, che è partito forte con tappa e maglia, ma è tutto da verificare sulle 3 settimane. Quest’anno ha gia vinto una Liegi, e qui in Francia corre anche con l’handicap delle ombre sul suo passato. Personalmente spero in una grande prova di Yaroslav Popovych, che probabilmente avrà dei compiti di gregariato, ma che anche in questo contesto potrebbe piazzarsi nei 10. Potremo avere delle sorpese da Roman Kreuziger e da Vincenzo Nibali, e magari assistere ad una grande prova del grande Devolder.
  • Per le tappe: Fabian Cancellara, cercherà di far emergere la sua straordinaria classe e potenza ogni qualvolta sente la gamba buona, così come il fortissimo Stefan Schumacher. Poi ci sono i velocisti: Cavendish, che abbiamo già visto al Giro, Hushovd, ormai un classico, insieme a McEwen che al giro è rimasto a secco, Freire una zampata la piazzerà sicuramente, così come probabilmente il forte australiano Stuart O’Grady. Steegmans orfano del capitano potrà dimostrare grandi cose, senza dimenticare l’eterno Zabel, il delfino Ciolek, ed il redivivo Murilo Fischer.
  • Sorprese varie: infine qualche nome da tenere d’occhio nel gruppo, per qualche sparata, per le fughe, o per semplice simpatia. Hoste tenterà qualcosa nei finali movimentati o nelle fughe, così come Arvesen, Samuel Sanchez, Pereiro Sio, Hincapie, Pozzato, Flecha, Moncoutie, Backstedt, Millar; Frank Schleck potrebbe fare classifica e vincere una tappa, così come Kirchen e Sastre. Poi ci sono gli addicted_to_GPM, che scatterano su qualsiasi cavalcavia: Voeckler, Piepoli, Marzano, forse Carrara (anche se potrebbe puntare a qualcosa in più), Dessel, Moreau, Weening, Pineau.

Ma quindi per me chi vince? Al 6 luglio 2006 dico Andy Schleck. Al futuro per la verifica.

1 comment 6 Luglio, 2008

Zuppa di Giro 2008

O lo scrivo ora, o non lo scrivo più…

In generale devo ammettere che non ho seguito moltissimo, per motivi alterni, questo giro. Un paio di cose però devo osservarle: troppe fughe andate in porto, praticamente nessun tappone vinto dagli uomini di classifica, salite forse eccessivamente impegnative hanno forse comunicato una certa paura ai corridori che piuttosto di rischiare hanno mantenuto il punto. Che sia un effetto dei nuovi decreti sicurezza?

I voti vanno da 0 a 10.

- Contador: 9-. Alla storia della spiaggia non ci crede nessuno, tantomento Riccò e il suo amico Piepoli. Il giro lo ha preparato, e bene. In molti dicono che abbia corso alla Armstrong. Più che altro gli altri hanno corso come se lui fosse Armstrong, senza attaccarlo mai nei punti in cui si poteva (Giau!!!!) e tentando timide sortite quando era chiaro che non si sarebbe staccato manco dai motorini (Monte Pora). Tiene su tutti i terreni, ottiene un grandissimo aiuto da Rodriguez (voto: 6.5) che strappa l’abbuono a Riccò nella penultima tappa e gli consente  di arrivare a Milano con la Rosa. Forte ma non fortissimo, spero che i suoi avversari non lo innalzino sul piedistallo e gli consegnino i prossimi n GT. Segno negativo perchè non vince neanche una tappa. All’Aprica ci poteva almeno provare.

- Riccò: 8.5 Già in occasione del Giro di Lombardia scrissi che per vincere le corse non basta essere i più forti in salita. Ora aggiungo che per essere i più forti in salita non basta fare gli scatti a mani basse. Riccò è un grandissimo corridore che è in grado di vincere su qualsiasi terreno: ottiene la maglia bianca; un secondo posto in generale ad una incollatura dal primo, che stacca in una salita; vince due tappe spettacolari ad inizio giro e tenta di animare il dopogara con le sue uscite incazzose. Pane per i denti della De Stefano, e per il melenso Bartoletti. In ogni caso è già il simbolo del giro d’Italia, e – UCI permettendo – lo rimarrà per molto tempo ancora in futuro.

- Bruseghin: 8. Basta con i discorsi sull’abnegazione, sul ciclismo cuore e coraggio e cose simili. Questo è un signor corridore che tiene in salita e va forte a crono. Gli viene affidata la classifica generale e centra un podio che vale molto. Risponde sul campo ad altri capitani che sono anni che il podio lo vedono col binocolo.

- Pellizotti: 8. Il delfino di Bibione finalmente tira fuori una grandissima prestazione. Unico a carpire il momento di difficoltà del ‘Bagnino’ Contador (gli uomini Liquigas dimostrano per l’ennesima volta di saper leggere molto bene le gare). Supportato da una squadra straordinaria (voto: 9), ci mette però tantissimo del suo vincendo la cronoscalata con un exploit che gli vale una carriera intera.

- Menchov: 8. Dice: e che avrebbe fatto Menchov di così straordinario per prendere 8? Semplice: ha dato lustro al giro, lottando fino all’ultima crono. Accende addirittura le micce in salita, tiene sul Mortirolo (immagino i suoi pensieri: ‘Altro che Pau…’) e si muove da capitano vero. Grazie Denis, tiferò per te al tour.

- Di Luca: 7. Il campione uscente non è in condizione, ma è più che comprensibile quando hai tanti nemici tra i burocrati del pedale. Firma la più bella impresa del giro sul Monte Pora (insieme al mitico Falco Savoldelli, voto 6.5), arrivando ad un passo dal podio. Crolla sul Mortirolo, ma rimane comunque nei 10, a far compagnia a Contador e Menchov nel club dei vincitori GT 2007.

- Simoni: 6.5. Fino al Monte Pora il miglior Simoni degli ultimi anni. Poi, come non gli era MAI successo, va in crisi e all’arrivo gli serve la clessidra per contare il distacco. Nel dopogara commenta rassegnato: da leone sono diventato pecora. Caro Gibo, con la tua azione all’Aprica (una salita che sappiamo tutti quanto disprezzi) ti sei guadagnato un buon piazzamento e un attestato di stima – l’ennesimo – di chi ama il giro. Tanto più perchè quest’anno non ti sei lasciato andare a dichiarazioni antipatiche.

- Sella: 7. Solo 7 per maglia-verde-tre-tappe-imprese-fuga-squadra-più-forte-ciclismo-d-altri-tempi? Si. Le 3 tappe vinte da Sella sono una grandissima dimostrazione di forza (e infatti il voto è più che sufficiente). Ma possibili perchè il ragazzo era stra-fuori classifica. E all’Aprica a Contador occorreva qualcuno che togliesse gli abbuoni a Riccò. Se sulle dolomiti fa quello che fece Parra pochi giri fa, se sull’Aprica gode del benestare del boss, devo dire però che la cronoscalata è stata una grandissima prova di forza. Inguardabile quando caracolla sopra bici, anche se la sua pedalata si dimostra spesso molto efficace.

- Bennati-Cavendish: 9 ad entrambi. Splendide le sfide in volata. Vince il primo 3 a 2. Ma il secondo lascia una vittoria all’apripista Greipel (voto 7.5). Quindi è un pareggio. Al giro anche le tappe di pianura sono emozionanti.

- Pozzovivo: 7. Rimane in classifica, tignoso e arcigno, attaccato con lo scotch ai cosiddetti grandi, coglie un posto nei 10 addirittura davanti a Simoni. Chi lo averebbe mai detto?

– Van Den Broeck: 7. La sorpresa. Spero sarà il nuovo Andy Schleck e non il nuovo Van Huffel

– Voigt: 7. Cito lui come vincitore di tappa perchè è un grande corridore. Una locomotiva quando parte dopo nonsoquanti km di fuga, meritatamente si va a prendere una tappa quando aveva tra i compagni di fuga gente molto, molto più quotata.

– Bosisio: 7.5. Il corridore del futuro? Mi piace uno che sale alla ribalta in punta di piedi, pedalando e mosca. Tappa e maglia rosa avendo in squadra due come Di Luca e Savoldelli. Potrebbe fare la voce grossa ai nazionali. Tra l’altro chiude 22mo, a meno di un’ora. Bravissimo.

– Bettini: 6. Ci prova, scappa, fugge, va in volata, ma non vince. Probabilmente quest’anno ha altri obiettivi.

– Leipheimer: 4. Ma che ce sei venuto a fa? (Da cantare sull’aria di ‘The entertainer’)

– Pfannberger: 4. Era una mia fissa, ma non si è mai visto. Peccato.

– Rebellin: 6. Qualche sprazzo, ma non combina nulla di eclatante.

– McEwen: 4. Il canto (stonato) del cigno?

– Nibali: 6.5. Sta crescendo,il ragazzo. Non fa nulla di straordinario ma intanto finisce 11mo. Non è uno alla Riccò, ma potrà dominare tra 2-3 anni.

Per chiudere la Rai:

- Bulbarelli: 8. Migliora con gli anni. Ai detrattori vorrei ricordare come prima cosa che Auro ha un tono di voce molto piacevole, non è invadente nella telecronaca, ha una buona memoria storica (che è fondamentale nel ciclismo), e snocciola una quantità impressionante di aneddoti sui luoghi geografici. Pecca ancora nella lettura della gara, ma viene compensato abbastanza bene da Davide Cassani.

- Cassani: 7.5. Nessuno legge la gara come lui. Gli basta guardare in faccia un corridore per capire se può fare la tappa o meno. Unico neo, la voce e alcuni intercalare un po’ cantilenanti. Ma sta migliorando sempre di più.

- Martinello: 8. Perfetto. Compassato, tono di voce regolare, sempre sobrio e pertinente. Potrebbe ambire a palcoscenici anche più pericolosi (perchè non mandarlo al processo alla tappa?)

- De Stefano: 6.5. Stiamo parlando probabilmente della migliore intervistatrice sportiva che ha la Rai. Conosce almeno 3 lingue, e sembra si stia attrezzando anche per lo spagnolo. E’ una sicurezza: sai che all’arrivo becca sempre tutti.  Ormai Bettini se non se la ritrova intorno comincia a preoccuparsi. Tuttavia spesso sembra voler mettere zizzania a tutti i costi. Pessima quando vuole far uscire il nome di Riccò nella sua intervista a Bruseghin.

- Bartoletti: 2. Il voto più basso va a lui. Inascoltabile. Farebbe una bella coppia con Cannavò. Tutta una melensa retorica sulla fatica. Ogni tanto tira fuori mostri sacri che ai ciclofili non devi manco toccare. Ma dico io, Marino, sei bravissimo nell’amarcord musicale, conducevi un bellissimo programma radiofonico sui ricordi del festivàl di Sanremo (non sto scherzando), perchè non ti dedichi a quello, invece di opinioneggiare nei salotti sportivi di mamma Rai?

2 comments 13 Giugno, 2008

Firefox Tre e altro (Giro)

Mozilla Firefox è uno tra i migliori browser in circolazione. Il mese prossimo uscirà l’attesissima versione 3, che renderà la navigazione sul web ancora più ‘ergonomica’.

Per chi vuole avere un assaggio, si può già scaricare la versione preliminare (che io uso da un paio di mesi, ed è praticamente stabile).

I più attenti avranno notato un nuovo widget a destra. L’obiettivo è stabilire il record di download per un software nell’arco di 24 ore. Cliccate ed aderite per avere aggiornamenti e notizie sul giorno del download.

Detto questo, veniamo alle cose serie. Mancano due tappe e può ancora succedere di tutto. E non è la solita frase di circostanza. Effettivamente a mio avviso, Contador-Simoni-Menchov-Riccò-Di Luca possono ancora vincere il giro, in ordine decrescente, con il primo abbastanza al di sopra degli altri.

Simoni deve tentare il tutto per tutto. Mi sembra stia bene, e a 37 anni un ennesimo podio vale meno anche solo di un tentativo di impresa.

Il giro si vince a Milano, e a Milano stavolta c’è una crono, quindi attenzione che sabato sera, a meno di distacchi con la clessidra, il giro ancora non avrà un vincitore.

Quindi godiamoci questa tre-giorni, e W il ciclismo.

1 comment 30 Maggio, 2008

Appunti (Giro, Giro, Giro)

Difficile che aggiornerò la prossima settimana. Due o tre cose:

- Il giro è splendido. Riccò sembra il più in forma, ha vinto due tappe in maniera molto convincente. Tuttavia Piepoli è risultato determinante. E poichè i due a crono credo valgano più o meno lo stesso, voglio vedere come funzionerà il loro giro da martedì in poi.

- Di Luca sembra essee il candidato più credibile. A cronometro è discreto, e ha un gregario che ha già vinto due giri d’Italia e regalato un podio a Mazzoleni. “Ma questo l’hai già scritto la settimana scorsa…” “già, e lo ripeto ora che la fine del giro è più vicina…”

- Bettini deve vincere una tappa. Spero già oggi.

- Non credo possa essere già questo l’anno di Nibali. Ma vedremo martedì.

- Dopo la crono capiremo anche chi degli stranieri è venuto ad allenarsi, e chi invece punta alla rosa.

- Qualcuno dica a Bartoletti che a noi, quando guardiamo il processo, interessa solo parlare di ciclismo. E magari di qualche altra cosa legata ad esso. Ma del calcio, noi, ce ne sbattiamo.

- Riporto così la frase già riportata nell’editoriale di Cicloweb qualche giorno fa, da parte del mitico Enrico Gasparotto (che, ricordiamo, è l’unico a conoscere il significato della sigla PD):
Bartoletti: “Chi vince lo scudetto?”
Gasparotto: “Ultimamente non seguo il calcio, non mi pronuncio”

e nel Pantheon di alfuturo c’è un nuovo personaggio.

ps: oggi nella sua “predica laica” Scalfari, sul giornale del PD (scherzo, eh…) cita Alexis de Tocqueville. Ho incontrato questo autore in tempi non sospetti e sono convinto che andrebbe approfondito molto, molto di più.

3 comments 18 Maggio, 2008

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