Facciamo Altro – un tributo a “Candore” degli Altro

17 luglio, 2012

Gli Altro sono uno tra i gruppi fondamentali per la musica italiana degli ultimi quindici anni. I loro dischi sono degli insiemi di brevissime comunicazioni di episodi. Eliminando via via tutti gli elementi superflui, le loro furiose canzoni diventano la trasposizione in musica di istanti carichi di emozioni.

Facciamo altro è un disco di cover dell’album “Candore” organizzato da “La Barberia

La copertina (da Rockit)

  1. I garzoni – Documento 1 – qualche suono / canto sussurato in sottofondo sotto un parlato. Senza senso.
  2. Capra – Documento 1 – distorsioni e suoni sconnessi, canto singhiozzante lontanissimo. Senza senso.
  3. Calorifero – Troppo Presto – suoni lontanissimi in sottofondo, uno che canta svogliatamente in garage. Senza senso.
  4. Amor Fou – Fratta – il riff di piano crea una atmosfera sinistra, la voce anche qui proveniente da non si sa dove. discrete distorsioni di quando in quando. Appena sufficiente.
  5. Ed – Ripresa – suonata (a quanto sento) con strumenti elettrici non amplificati. Atmosfera scarna, voce finalmente un po’ convinta, bella comparsata di un organo dissonante. Discreta.
  6. Cosmetic – Basta – una cover come l’avrebbero suonata i primissimi blonde redhead. Splendida.
  7. Modotti – Capitale – Riletta in chiave brit-pop sporco / psichedelia distorta. Voce strillata a raffica ma convincente. Bella coda strumentale. Sufficiente.
  8. Karibean – Pitagora – Bellissima l’interpretazione in chiave psichedelica / melodica dell’introduzione. Bella anche la rilettura “convenzionale” della strofa. Riescono nell’esperimento di farci vedere come sarebbero stati gli Altro se avessero scelto di essere un normale gruppo punk – indie. Molto buona.
  9. His Clancyness – Pitagora – L’idea è buona: dilatare le atmosfere, utilizzare bella schitarrata, inserire tappeti melodici in sottofondo, cantare in maniera chiara e scandita. Il risultato alla fine è un po’ troppo dispersivo ma non sgradevole. Buona.
  10. Be Forest – Persa – Citano un po’ i classici Jesus and Mary Chain, un po’ Chris Isaak, la gelida voce femminile (uno dei marchi di fabbrica dei nostri) fa il resto. Scarna l’atmosfera della prima parte; fluida, nauseabonda, squilibrata quella della seconda. Nel complesso buona.
  11. Wolther Goes Stranger – Costanza – non poteva mancare la cover synth-pop / elettronica psichedelica. Suoni gradevoli, voce svogliata. Sufficiente.

In generale: è difficile rileggere il prodotto (…) di un gruppo pressoché unico nel proprio genere. Non ho capito se cantare con voci non troppo convinte, piene di effetti e lasciate in lontananza fosse una scelta premeditata (magari una interpretazione del titolo “facciamo altro”): in ogni caso secondo me non è stata molto riuscita. L’estrema intensità del disco originale viene conservata solo in pochissimi episodi (davvero memorabile quello dei Cosmetic). Per il resto i più bravi ci hanno mostrato come le idee degli Altro richiedano estrema concisione, ermeticità e furia sonora: se elaborate e poi riprodotte in una convenzionale forma canzone diventano, pur se gradevoli, scialbe canzonette buone per uno share e nulla più.

Tour de France 2011 – 12a tappa: Cugnaux – Luz-Ardiden

14 luglio, 2011

Finalmente i Pirenei. E proprio nel giorno della festa nazionale francese.

Tappa 12: Cugnaux - Luz Ardiden. fonte: letour.fr

Tappa 12: Cugnaux - Luz Ardiden. fonte: letour.fr

Con un profilo così, questa tappa non può fare altro che richiamare alla mente quel mattocchio di Richard Virenque, che ha trovato un suo degno erede nell’attuale maglia gialla Thomas Voeckler. Difficilmente oggi riuscirà a mantenerla, T-Blanc. Me lo immagino magari ai piedi del Tourmalet, a denti stretti, col suo profilo alsaziano che scruta l’orizzonte e le sue gambe che cominciano a cigolare. Un compagno di strada che magari gli dice: “T, allora molliamo la gialla” e lui che gli risponde sornione: “Caro mio, io la gialla ce l’ho in testa”.

Gialla che probabilmente passerà sulle spalle di uno a scelta tra Evans (molto probabile), Andy Schleck e Ivan Basso. Proprio il nostro Ivan avrebbe dovuto cerchiare col pennarello rosso questo giorno, più che altro per rinverdire i fasti di quella prima metà degli anni ’00, quando accompagnava le roi américaine su e giù lungo i tapponi, ultimo a mollare la presa. Oggi Basso ha la possibilità di dimostrare se questo tour vuole vincerlo, oppure se si accontenterà di stare in mezzo ai ragionieri che alla fine tireranno le somme e si ritroveranno, probabilmente, a conteggiare sulle dita di una o due mani i minuti accumulati da Contador.

Proprio Contador in questi giorni è stato al centro di indiscrezioni, voci, possibili ritiri. Davide Cassani in cronaca ha giustamente chiosato: “Se stesse male veramente, non lo saprebbe nessuno”. Questo sbandierare ai quattro venti la presunta indisposizione del fenomeno madrileno sa molto di pretattica e di mani avanti. Più probabile che quelle che metterà davanti oggi il buon Alberto da Pinto saranno le ruote della sua bicicletta, in una probabile progressione ad alta frequenza di pedalate, verso l’arrivo a Luz-Ardiden, cercando di ricalcare in maniera quasi pedissequa gli eventi di una giornata particolarissima  per chi lo ha preceduto, solo pochi anni fa.

Il resto? Spiccioli. La prima parte del tour è finita: non ce ne vogliano campioni come Hushovd e Gilbert, o gli altri vincitori come Cavendish e Boasson Hagen, ma da oggi si lascia spazio ai big.

Tour de France 2011 – Tappa 6 – Dinan – Lisieux

7 luglio, 2011

Tappa nervosissima, quella di oggi. Ben più di quella di ieri che pure si è rivelata insidiosissima, vinta alla fine da un Cavendish in gran spolvero che alla fine ha ricordato il miglior McEwen, sfruttando scatti e controscatti (finalmente Boasson Hagen!) per piazzare la sua ruota davanti a quella, per dire, di Gilbert.

Oggi è già tardi, la fuga è ben avviata e potrebbe avere pure qualche possibilità. Ma gli ultimi 100 km sono così caotici e squilibrati, che può succedere di tutto. Gli stessi big dovranno guardarsi da buchi, cadute e ventagli vari. Io, come nome secco, dico ancora Daniel Oss. Già nei primi 10 ieri (davanti ad Hushovd), il trentino di Pergine sta già facendo un grande tour, in appoggio a corridori più blasonati, ma secondo me prima o poi piazzerà la sua zampata.

STAGE 5 – Carhaix – Cap Fréhel

6 luglio, 2011

Ieri grandissimo finale di tappa con alcuni big a contendersi la vittoria. Gilbert fa il grillo, ma anche con una condotta meno generosa difficilmente avrebbe messo la sua ruota davanti a quella di Evans e Contador. Lo spagnolo per l’ennesima volta mostra agli scettici chi è il vero fenomeno. Certo, si potrebbe scrivere che il suo è stato uno scatto di nervosismo, oppure recitare il classico adagio “lo ha fatto più per dimostrare a se stesso” eccetera. Ma, così come al giro d’Italia Contador sul primo dentello piazzò una zampata che destò non poco scalpore e ispirò il vaniloquio di migliaia di tastiere, è probabile che anche qui al tour questa dimostrazione di forza e autorità non sia né un segnale, né “messa a tacere”, bensì semplicemente azione pura di uno che quando la strada sale è il più forte.

Esistono tanti tipi di tifosi di ciclismo: l’innamorato del secondo, il monotematico, il nostalgico, quello che “la squadra”, quello che “le radioline”, e innumerevoli altri, forse uno per ogni tifoso. Contador difficilmente riesce a scaldare alcuni animi, forse perché l’estrema mobilità della sua dinoccolata andatura in salita, la frequenza di pedalata altissima, l’apparente facilità delle sue azioni, i suoi tratti che non sembrano contrarsi se non in una specie di ghigno che permette ai suoi denti bianchi risaltare sulla pelle scura, formano un insieme che coinvolge meno di altri. Chiedete ad esempio di Evans: in tanti, più che la sua splendida azione che gli permise di vestire la maglia iridata a Mendrisio, ricorderanno la sua tragica crisi al giro d’Italia 2002, verso Folgaria. La compassione per quell’allora giovane scalatore che veniva vinto dalle pendenze, dura fino a oggi, nove anni dopo, quando l’australiano si è cresciuto in un atleta scaltro e vincente, capace di vincere con un colpo di reni, e le mani basse sul manubrio, sulla prima salita del Tour de France. Lo stesso Tour de France, tra il resto, che privo degli abbuoni non permette al ciclista che ha dimostrato di più in queste prime tappe di vestire la maglia gialla.

Oggi tappa di trasferimento. Probabile bagarre negli ultimi km, per il nervosismo del percorso, tra zampellotti e insidie varie. Tuttavia difficilmente i velocisti si faranno scappare questa occasione per duellare in volata. Aspettiamo Cavendish, ma lo stesso Hushovd (nella top 10 ieri) potrebbe dire la sua in un finale molto adatto a lui.

Tour de France 2011 – Tappa 4 – Lorient – Mûr-de-Bretagne

5 luglio, 2011

Che fine ha fatto il treno HTC? A cosa stava pensando Basso quando si è staccato su un – pur spettacolare, ventoso, epico – cavalcavia? Ci sarà qualcuno in grado di insidiare Gilbert su un arrivo come quello di oggi?

Ieri sostanzialmente tappa innocua, che ha visto uno splendido Farrar, trainato dalla maglia gialla-iridata, esultare nel suo quattro luglio e ricordare il compianto amico Weylandt. La Garmin si conferma squadrone affiatato e puntuale. Sbaraglia tutta la concorrenza, compreso l’organizzatissimo treno degli HTC e guida il suo velocista ad una bellissima vittoria su un Feillu in gran spolvero. Cavendish si deve accontentare di un quinto posto che dovrà essere migliorato al più presto. Il nostro Petacchi alla fine rinuncia a volare: piazzato discretamente negli ultimi km perde la ruota giusta e conserva la gamba. Discreto il lavoro dei Liquigas per Sabatini (ma Oss non me la racconta giusta), coinvolti però nel caos generale all’ultima semicurva (caduta di Dumoulin).

Il GPM di giornata era uno spettacolare ponte. Detta così sembra una barzelletta, per quelli che dovranno scalare l’Alpe d’Huez. Eppure, complice il vento e la tensione esplosiva delle prime tappe, il nostro Ivan Basso rimane attardato nel ventaglio che spezza il gruppo. Vogliamo sperare si sia trattato di distrazione, che sia stato un gioco e non un fuoco. Vogliamo solamente ricordare che anni fa la allora sua CSC in ventagli come questi faceva fuori avversari per il podio: l’anno era il 2004, l’avversario era Iban Mayo, la tappa arrivava a Wasquehal. Oggi, fortunatamente per Ivan, né la BMC di Cadel Evans, né la Leopard dei fratelli Schleck (e di Cancellara!) approfittano della situazione, e a Ivan non resta altro che accodarsi nel primo gruppo, e tirare un sospiro di sollievo.

Tour de France 2011 - Tappa 4 - Lorient - Mûr-de-Bretagne

Tour de France 2011 - Tappa 4 - Lorient - Mûr-de-Bretagne - fonte: letour.fr

Tappe come quella di oggi fanno la bellezza di un grande giro. Mi piace ricordare quel bellissimo arrivo a Gemona, al giro d’Italia 2006, vinto da uno Stefan Schumacher al culmine della sua tecnica e versatilità, come esempio di tappa adatta alla battaglia di cacciatori purosangue. Quest’oggi aspettiamo tutti quello che da un po’ di tempo cannibalizza molte corse in linea. Per dare un’idea della forza di Gilbert secondo me basta affiancare allo straordinario filotto al trittico delle Ardenne il nono posto al Fiandre e il terzo alla Sanremo. Un corridore capace di lasciare il segno in tutte le tipologie di classiche di primavera, che l’anno scorso ha vinto (ed era il secondo anno consecutivo) il Lombardia, insieme al Piemonte e alla Parigi-Tours. Lui stesso ha dichiarato “In arrivi del genere l’unico che mi può battere è Peter Sagan, ma non è al Tour“. Lo aspettiamo anche oggi, per una nuova prova di forza. Speriamo (e crediamo) di poterci divertire vedendolo lottare, oggi, con Vinokourov in primis (un altro che di Liegi ne ha vinte due), con un Cancellara che starà scalpitando per vincere una tappa (e magari prendersi la maglia gialla) e tanti altri che scatteranno negli ultimi chilometri, fatti di due balze. Il punto più difficile è dai meno due alla flamme rouge. Con 170 km alle spalle le gambe saranno durissime, e ne risentirà anche la testa.

Tour de France 2011 – Tappa 3: Olonne-sur-Mer – Redon

4 luglio, 2011

La bellezza del Tour de France, nelle primissime tappe, è che se non sei un fuoriclasse difficilmente indosserai la gialla. Nell’ultimo lustro la maglia più ambita è stata indossata soprattutto da Fabian Cancellara (una piccola parentesi anche per Alejandro Valverde, che in quanto a classe non si fa certo parlare dietro). Ma il primo nome che troviamo negli almanacchi, diverso dalla locomotiva svizzera, è quello di Thor Hushovd: atleta dalla classe cristallina, velocista atipico tra i velocisti atipici, si distingue soprattutto per la sua eleganza e per il suo strapotere negli arrivi né  piatti, né ripidi. Grazie all’ottima prova della sua squadra indossa la gialla, che potrà conservare per qualche giorno, magari difendendola dagli assalti dei cacciatori di tappa da domani fino al fine settimana. Ci sarebbero da spendere due parole anche per la prova opaca di Contador, che continua ad accumulare distacchi da Andy Schleck e da Cadel Evans: a questo punto lo aspettiamo già pimpante sul massiccio centrale.
Oggi finalmente giornata di volate. Sarà bello vedere i treni, ancora compatti, organizzarsi per riprendere i fuggitivi. Così come seguire i capitani davanti ad evitare le cadute, i tentativi di ventaglio, le lunghe sequenze in pianura, dai colori accesi dell’estate francese. Chi tenterà il coup d’épée dans l’eau ? Qui diciamo: nessuno. Oggi spazio ai velocisti: Cavendish, Petacchi, Farrar, Goss e lo stesso Hushovd, per un ultimo km che si preannuncia rovente.

Tour de France 2011 – tappa 2: Les Essarts – Les Essarts (Cronosquadre)

3 luglio, 2011

Due notizie quest’oggi: una scontata e una molto meno.

Quella scontata è che Philippe Gilbert vince staccando tutti su uno strappo nel finale di tappa. Il vallone porta a casa anche la maglia gialla, e non è detto che non la conservi oggi, giorno di conosquadre corta e piatta. Gilbert ormai ci ha abituato a queste prodezze, ma non dobbiamo commettere l’errore di non sottolinearle abbastanza. Mette la squadra a tirare, nel finale nervoso, aspetta sornione lo scatto di Cancellara (lo svizzero c’è e si rifarà presto, magari già oggi) e Vinokourov poi sopravanza e scatta imperioso: lo rivedranno solo dopo l’arrivo, mentre indossa la maglia dello stesso (attuale) colore dei suoi capelli.

La notizia meno scontata è che Contador è staccato di oltre un minuto da Evans (secondo classificato, a soli 3 secondi). A memoria è difficile ricordare un distacco così importante dello spagnolo, tanto più grave perché subito a causa di una caduta. Disattenzione, mancato lavoro di limatura, mancato ricongiungimento in seguito sono segnali non incoraggianti per iniziare la gara più difficile del calendario. Tra l’altro Andy e Frank-sto-sempre-a-terra Schleck sono passati indenni, e persino quel gatto di marmo di Ivan Basso (che rilascia tra l’altro una bella dichiarazione: “Niente di cui gioire”), fino alla neutralizzazione ai meno 3 se ne sta guardingo nelle prime 20 posizioni, come da abc. Si preannuncia quindi, per il favorito numero 1, un tour tutto in salta. Terreno, a dire il vero, a lui ben congeniale.

Oggi cronosquadre corta e piatta, perfetta per team specializzati come la HTC o la Garmin. I distacchi dovrebbero essere contenuti, e la stessa Liquigas potrebbe sfoderare una dscreta prova, tutta coordinaziine e spirito di squadra. La maglia gialla è pronta a passare dalle spalle di Gilbert a quelle di qalcun altro (Evans?).

Tour de france 2011 – Percorso e partecipanti

2 luglio, 2011

Il gradino più alto delle corse a tappe di questi primi anni ‘10 sembra essere una materia di discussione piuttosto noiosa. Parlare di grandi giri in questo momento è parlare di Alberto Contador, che finora non ne ha sbagliato uno, e arriva da quella che è stata probabilmente la prova più esaltante di tutta la sua carriera. Un giro d’Italia corso da protagonista e padrone, vissuto, rivoltato come un calzino, animato quando c’era da animare, addormentato quando c’era da stare tranquilli. Alberto si presenta alla partenza del tour per l’ennesima volta da primo favorito, e già dalla primissima tappa (quest’anno in linea, con finale nervosissimo che farà fuori un bel po’ di velocisti) potrà mostrarci chi comanda. Sarà protagonista lungo tutto il tragitto, fino alla lunga crono della penultima tappa. Noi però aspettiamo la sua firma nella tappa regina di questo Tour: quella 18a con arrivo al Galibier, dove potrebbe ancora di più contribuire a tratteggiare quella che ormai sta smettendo di essere storia e si sta sempre più tramutando in leggenda.

Andy Schleck e Ivan Basso sono i primi indiziati per gli altri gradini del podio. Il secondo in particolare è chiamato a mostrarci le sue abilità in salita, dopo lo splendido ma ormai lontano giro 2010. Ci auguriamo che il trittico (diciamo due tappe e una figura) pirenaico tra la 12a e la 15a tappa gli ricordi i fasti della prima metà dello scorso decennio, quando accompagnava, ultimo a stancarsi, Armstrong nelle sue progressioni verso le vette. Del più piccolo dei fratelli Schleck si è già scritto tantissimo. Noi ci limitiamo ad osservare il suo immenso talento, la sua eleganza in bicicletta e la sua dedizione alla causa famigliare. Andy sembra quasi più contento quando vince suo fratello Frank, qui chiamato a vincere almeno una tappa: potrebbe essere la 17a, con arrivo a Pinerolo, o la 19a sull’Alpe d’Huez. Quest’anno però Andy potrebbe spingere ancora di più sull’acceleratore, e magari cercare di seguire una tattica più spregiudicata, se non scriteriata. Potrebbe dire la sua all’arrivo a Luz Ardiden, nella 12a tappa, e magari impostare di conseguenza la seconda parte del tour.

Chi invece a mio avviso porterà a termine una grande prova è Cadel Evans: qualsiasi risultato andrà bene, per l’australiano. La maglia gialla inseguita per una intera carriera anche stavolta sembra essere un sogno di difficile realizzazione. Ci aspettiamo però la sua solita condotta di gara: grintosa, battagliera, coi denti stretti e lo sguardo fisso verso i Campi Elisi. Potrebbe essere il terzo incomodo tra Andy e Ivan.

Gli altri interessati alla classifica si dividono in due categorie: i ragionieri e Vinokourov. Spendere più di due righe per i vari ragionieri potrebbe essere già troppo: li conosciamo già tutti. Kloden, Leipheimer, Kreuziger (con l’attenuante della maglia bianca), Horner, Wiggins, e tutti quegli altri che tenteranno di stare attaccati al gruppo dei migliori quando la strada sale, magari rientrando nella top 10 con una fuga. Vinokourov invece già ce lo immaginiamo, nella sua sovietica postura, pronto a mostrare tutto il suo carnascialesco talento nello sparigliare, scattare inutilmente, tentare fughe improbabili e magari andare a vincere tappe insensate (per esempio la nervosa 8a) duellando con avversari che dovrebbero invece “sentirlo e non sentirlo”.

I cacciatori di tappe, infatti, si potranno esercitare nelle già citate 1a e 8a, nelle indecifrabili e dentellate 9a e 10a, potranno misurarsi con il solito tributo a Pau nella 13a, e sfogarsi nel preludio alle Alpi della 16a. Il nome più importante è Philippe Gilbert. Faro delle corse in linea degli ultimi anni, vorrà lasciare la sua firma anche nella Boucle, magari (e sarebbe la ciliegina), tentando l’assalto alla maglia gialla nella prima tappa, dove si dovrà difendere però anche dagli assalti di Cancellara (che però prenota per la classica crono del penultimo giorno) e Samuel Sanchez, se la sua anima più combattiva prevarrà su quella calcolatrice. Lo aspettiamo con ansia anche nel filotto dalla 4a alla 6a: tre tappe tecnicissime, che sembrano disegnate per gli amanti delle classiche. In questo contesto, spazio anche per il nostro Damiano Cunego, che dopo aver perso per quattro secondi il giro di Svizzera tenterà l’assalto almeno ad una tappa (magari la 16a, con arrivo in picchiata verso Gap, magari al termine di una fuga, o sull’Alpe d’Huez, con un chilometraggio favorevole). Con loro anche il campione del mondo Thor Hushovd, che difficilmente evita di portare a casa almeno una tappa. Altri più o meno accreditati saranno Boasson Hagen, se riuscirà a ritrovare la forma che gli permise di essere protagonista al giro di qualche anno fa e Luis Leon Sanchez.

Il resto è velocità e fughe da lontano. Le bandiere che sventoleranno dovrebbero essere rispettivamente quella del regno unito e quella francese.

Cavendish, che difende l’union jack dall’isola di Man, occupa idealmente una terza nicchia, quella della volate, accanto a quella di Contador per le corse a tappe e Gilbert per quelle in linea. Il velocista dovrà difendersi da una schiera di biciclette che tenteranno di alzare le braccia davanti al lui negli arrivi (probabilmente) delle tappe 3a, 5a, 7a, 11a, 15a e naturalmente 21a. Gli avversari più insidiosi saranno l’eterno Petacchi, Tom Boonen, Tyler Farrar, Andrè Greipel e Matthew Goss.

Infilarsi in una fuga al tour è un mestiere difficilissimo: Voeckler e Moncoutiè ci hanno costruito sopra due belle carriere. Altri nomi potrebbero essere Popovych (ahilui), Chavanel, Casar, Kyrienka, insieme ai tanti che, trovato il pertugio giusto, stringeranno i denti e aguzzeranno l’ingegno per mettere la loro ruota davanti a quella di chi fino ad un attimo prima è stato amico e compagno di centinaia di chilometri. Le tappe più indicate saranno soprattutto la 9a e la 10a.

I pronostici nel ciclismo sono un esercizio inutile. Basta un chiodo, una buca, una salsa andata a male nella cena della sera precedente per compromettere mesi di preparazione. Inutile e noioso (come spiegato in precedenza) discutere della maglia gialla. Ci si aspetta però grandi prove da Cunego e Cancellara. Per gli outsider italiani un nome secco: Daniel Oss. Perché correre un grande Tour de France non vuol dire solo ed esclusivamente vincerlo.


1995 – Smashing Pumpkins – Mellon Collie and the Infinite Sadness (MCIS) [Ristampe]

3 gennaio, 2011

Mellon Collie and the Infinite Sadness – L’originale

In occasione dell’uscita del doppio “Mellon Collie and the infinite power”, rielaborazione dell’originale di 15 anni fa curata dagli Albanopower, due parole sullo storico disco degli Smashing Pumpkins, tanto per rendersi conto di cosa stiamo parlando. Questa recensione venne pubblicata originariamente qui.

Gli appunti sull’ascolto della nuova versione li trovate qui.

Molti tra gli adolescenti quadratici medi di fine anni ’90 si sono nutriti dello spleen di una delle opere più affascinanti del combo guidato da Billy Corgan (prima che tutti lo chiedano: non so se era lui il fratello di supervicky). Disco lungo, per molti aspetti pomposo e ridondante. Se avessero compresso le tracce migliori in un solo disco saremmo di fronte ad un capolavoro immortale. Alla fine della recensione troverete una ideale tracklist che seleziona le mie canzoni preferite, le dispone in una scaletta ideale, e che dura tanto da stare in un solo disco.
Ma veniamo al dunque: Mellon Collie è una raccolta di canzoni (checchè ne dica il buon Corgan, non vedo nessun concept omogeneo dietro alla miriade di brani) che spaziano su molti generi. Se volete assaporare un affresco dei vari stati d’animo di un ragazzetto perso nei labirinti dei problemi personali e preso ogni tanto da slanci nichilisti e egocentrici, questo è il disco che fa per voi.
I brani buoni sono tanti, a partire dal pianoforte struggente della title-track.
Nella categoria “inni generazionali”, della quale Corgan è uno dei leader indiscussi, fanno parte Zero, Bullet with butterfly wings, Thru the eyes of ruby, Muzzle, Here is no why e Bodies. Brani che attraverso la distorsione corposa (un decennio di grunge ha insegnato molto al gruppo, che però spesso si lascia sedurre anche da velleità rumoristiche, con risultati di dubbio gusto…) e la voce stridula ed egocentrica di Corgan costruiscono atmosfere oscure rotte da ritornelli epici (vero punto di forza di quello che era, innanzitutto, un gruppo rock). Chi non ha mai registrato una cassettina (vogliamo ricordare i tempi delle compilation su nastro, descritte dal pioniere Hornby in Alta Fedeltà?) che iniziava con “the world is a vampire”.
Del succitato lotto Bodies, seconda traccia della seconda parte, svetta come il ritornello migliore, per la grossa(nel senso di grezza) distorsione, per alcune aperture con testo azzeccato, per il testo che è da solo un aforisma generazionale: “love is suicide”. Zero e Bullet sono pietre miliari delle schiere di gruppi da scantinato, che spesso le inseriscono nelle loro serate. Zero merita anche una parentesi a parte per il discorso magliette. Difficile trovare uno slogan così potente e immediato come la mitica t-shirt nera con scritta e stella grigia. Una specie di divisa del popolo delle zucche…
Diverso è il discorso per l’altro grande blocco di pezzi, che è quello delle ballad. In bilico tra l’esercizio pop ben riuscito e la lagna, Corgan mette in fila un bel filotto di schitarrate da far invidia ai maestri della melodia (Gigi d’Alessio,siediti che non parlavo di te…). Andiamo ad elencarle: Tonight Tonight, To forgive, Love, Cupid de locke, Take me down, Thirty-three, In the arms of sleep, 1979, Stumbleine, We only came out at night.
Sicuramente Tonight tonight rimane uno dei brani meglio riusciti del gruppo. Bellissimo anche il video, in cui immagini ed esplosioni sonore si compenetrano alla perfezione. L’uso degli archi risulta riuscito, poichè si mantiene appena un pelo sotto il pacchiano, cosa rara quando si incontrano violini e chitarre distorte (un esempio: November Rain dei Guns ‘n’roses). 1979 è l’episodio più riuscito a mio avviso, poichè coniuga minimalismo, buona melodia, voce tranquilla. Una tra le ballad più serene scritte da gruppi “tristi”. Stumbleine inoltre nella sua semplicità è una canzone disillusa che si inserisce nel filone, iniziato dai Velvet Underground 30 anni prima, delle “fotografie metropolitane notturne”.
L’ultimo blocco comprende i tentativi sperimentali e la mondezza. Scusate gli eufemismi, ma le pose da gruppo alternativo che ogni tanto figurano in questo disco fanno ridere i polli. Esempi: Tales of a schorched earth, an ode to no one (con tanto di insulto nel titolo, messo tra parentesi), where boys fear to tread, beautiful, lily, e altre che ora dimentico. Corgan e compagni sembrano voler piazzare qua e là qualche pezzo fatto di distorsioni o di strumentazione elettronica quasi a voler dimostrare di essere un gruppo alternativo “militante”. La mia opinione: cari smashing pumpkins, siete stati un gran bel gruppo grunge, avete consegnato ai nostri stereo e ai nostri pomeriggi tutti walkman e camminate di periferia dei ritornelli memorabili, perchè atteggiarsi a sperimentatori?
Mellon Collie è uno degli affreschi più lucidi ed eterogenei del quasi-grigiore che permea certi periodi nell’adolescenza. È un disco che avrà fatto prendere in mano la chitarra (o il basso) a centinaia di migliaia di ragazzi in tutto il mondo.

Una possibile tracklist ideale:

1. Bullet with butterfly wings
2. Tonight tonight
3. Zero
4. Stumbleine
5. Love
6. Here is no why
7. We only came out at night
8. Thirty-three
9. Muzzle
10. Thru the eyes of ruby
11. Bodies
12. 1979

“Ik ben god niet” – Non era Dio.

13 ottobre, 2009

Per fortuna che mi piace il ciclismo, almeno ho occasione di parlarne un po’. E non scrivere, nei post sull’argomento, solo coccodrilli o, peggio, storiacce che con lo sport più bello del mondo non hanno nulla a che fare.
Questa volta, però, il post è proprio un simil-coccodrillo. Franck Vandenbroucke (per tutti VDB), ciclista, è morto.
Come i miei ~10 lettori (non è una citazione, così dice ShinyStat…) sanno, ho iniziato a seguire il ciclismo dal 2003. L’anno di grazia di Franck VDB, il 1999, lo ho mancato di ben 4 anni. Ma il ciclismo è uno sport che vive delle proprie tradizioni, e dove l’aura di un corridore si spande e influenza il plotone ben più delle vittorie, o dei momenti nelle quali siano state conseguite.
Franck Vandenbroucke (per tutti, VDB), nel 1998 vinse la Gand. Nel suo anno magico aveva fatto 2o al Fiandre e aveva vinto la Liegi. Nella seconda parte della stagione,2 tappe e un 12o posto nella generale alla Vuelta, più un ottimo 7o posto a Verona, nonostante un polso fratturato.
Poi quasi più niente, a livello sportivo. I ciclisti sono innanzitutto uomini. Sanno fare il proprio lavoro sono in certe condizioni. VDB da 10 anni a questa parte non è più riuscito ad esprimersi ai livelli del 1999, ma i suoi continui tentativi di risalire la china sono una testimonianza di come dentro di lui ci fosse la volontà innanzitutto di fare il ciclista. Perchè ogni corridore, con il solo gesto delle gambe mulinanti, onora questo splendido sport e la splendida filosofia, un po’ mattocchia, che c’è dietro.
Nella generazione di grandi interpreti che ha infiammato la strada alla fine dello scorso decennio, quasi si contano più i morti che i vivi.
Che la terra gli sia lieve.
Vedi anche (due righe da parte di amanti del ciclismo)