Mondiali #3 – Italbici

L’Italia è nettamente la nazione più forte per quanto concerne il ciclismo su strada. Basti pensare che ogni anno i nostri fanno incetta di classiche, tappe ai grandi giri, e qualche volta anche classifiche generali (specie al Giro). Quest’anno la nostra squadra annovera dei talenti purissimi e poliedrici. Insomma: siamo i superfavoriti. Come l’anno scorso, come due anni fa e così via. Il fatto che non vinciamo sempre noi, è un indice di come il ciclismo sia uno sport imprevedibile. Tanto più che l’anno scorso abbiamo vinto con Bettini grazie ad una astuta tattica da parte degli spagnoli…Ecco i nostri, in rigoroso ordine alfabetico.

  • Alessandro Ballan: È un talento fulgido, spettacolare. Potente, aggressivo, in grado di uscire dal gruppo con veemenza quando vuole. A mio avviso deve essere il capitano insieme a Bettini. Ho ancora negli occhi le due perle che ci ha offerto quest’anno: il Fiandre (probabilmente la classica più complicata) e Amburgo. Quest’ultima scattando in faccia ad una serie di campioni del calibro di Freire, Zabel, Pozzato, all’ultimo km, lasciando basiti tutti quanti. Sarebbe un campione del mondo splendido, a mio avviso, in qualsiasi maniera dovesse conquistare la maglia.
  • Alessandro Bertolini: Maturazione tardiva, come dicono quelli bravi. Vittorie a raffica per lui e per la sua squadra, quest’estate, che gli hanno consegnato la qualificazione. A Stoccarda probabilmente verrà impiegato come uomo di fatica, soprattutto nelle fasi iniziali della gara. La sua presenza in una fuga a metà corsa potrebbe essere interessante, soprattutto per permettere ai nostri di stare calmi (ricordate la fuga tattica di Moreni alle olimpiadi di Atene?)
  • Paolo Bettini: Il più grande corridore italiano degli ultimi tempi. Dimostra di essere a suo agio su qualsiasi terreno: salite brevi, strappi, discese. Dove la strada è un attimo mossa, il Grillo è in grado di fare la differenza. Ultimamente si butta anche nelle volate di gruppo, dove può dire la sua. Ma il suo momento arriverà a pochi km dal traguardo, magari in un tratto un po’ più impegnativo. Piazzerà uno scatto, e lo segua chi può. Paradossalmente il suo limite più grande è quello di avere vinto lo scorso anno, e la statistica ci suggerisce che sono stati in pochi a ripetersi (Bugno, ad esempio).
  • Marzio Bruseghin: Vorrei anche io descriverlo, come fanno tutti, come ‘instancabile faticatore, bla bla, gregario’ e la solita sbrodolata che fa tanto ciclismo d’altri tempi. Il fatto è che Bruseghin è innanzitutto un grande corridore. Che poi il suo ruolo sia quello di gregario, è un altro discorso. Questo ciclista è in grado di tirare per km e km, e sa stare benissimo nell’avanguardia del gruppo. Legge i momenti chiave della corsa e organizza i ricongiungimenti o i ‘buchi’. Oltre ai garretti, aggiunge anche, quindi, esperienza e sagacia tattica che lo rendono indispensabile alla squadra.
  • Damiano Cunego: Il principino rappresenta la convocazione più discussa di questa tornata mondiale. Effettivamente quest’anno si è visto poco. Al giro, attesissimo, ha fatto benino, ma non benissimo. Quello che è certo è che in pochissime occasioni (Giro di Germania?) ha mostrato il lato più splendente del suo talento: lo scatto, la leggerezza sui pedali, la freschezza nel condurre la gara. Il famoso “Cunego del 2004” questo percorso se lo sarebbe mangiato (come fece a Verona, con un discreto 9 posto). Il Cunego del 2007 potrà essere comunque una variabile impazzita. Se si inserirà in una fuga a ridosso del traguardo, farà comunque sia paura a parecchi.
  • Danilo Di Luca: Grandissima annata fino ad ora: Giro e Classica Monumento (la più difficile, tra l’altro) vinta davanti ad una serie di campioni. Da queste premesse dovrebbe essere capitano unico e favorito d’obbligo. Invece sembra destinato ad un ruolo meno importante rispetto a Bettini, ma anche rispetto allo stesso Pozzato. Vedremo in che condizione arriva a Stoccarda. Se sta bene può ambire tranquillamente alla maglia iridata.
  • Vincenzo Nibali: Anche qui i soliti dicono “la speranza per il ciclismo italiano bla bla bla”. Nibali è già un ottimo corridore, che quest’anno si è dimostrato gregario raffinato per Di Luca al Giro, ad esempio. E ha il diritto di giocarsi le sue carte nella rassegna iridata. Magari inserendosi in una fuga intermedia. Da tenere d’occhio anche per la crono dove può ambire alla top 10.
  • Filippo Pozzato: Ha classe da vendere, e centellina i suoi obiettivi, rendendosi così bersaglio delle critiche, che lo accusano di snobbare diverse occasioni di vittoria. Lui non si scompone mai (dovesse spettinarsi…) e riesce a volte a mettere tutti a tacere con la vittoria (abbiamo tutti in mente la splendida tappa di quest’anno al Tour de France). Non lo vedo protagonista, anche se la sua sola presenza è in grado di intimorire una buona parte del gruppo. Attendo smentite dalla strada.
  • Davide Rebellin: Chi ha detto “Regista in corsa”? D’accordo: Rebellin non è un ragazzino, e il suo ruolo sarà forse più oscuro che di prima donna. Ma le sue chanche ha diritto di giocarsele. Magari con un tentativo ai meno 5, come l’anno scorso. Deve provare a vincere. È uno dei corridori più titolati in gruppo.
  • Andrea Tonti: Gran gregario e gran corridore. Fortissimo in salita, sarà indispensabile nei frangenti iniziali per “fare corsa dura”, imperativo che sembra passare di bocca in bocca come se fosse una cosa così. Per rendere una corsa impegnativa ci deve essere qualcuno che si rimbocca le maniche e tiene alto il ritmo. Lui col Bruse saranno utilissimi per lo scopo.
  • Giovanni Visconti: Candidato al posto di riserva, il campione italiano se sarà della gara potrà dire la sua in diversi momenti. All’inizio da gregario, a metà gara in una fuga, o negli ultimi km scattando.
  • CT Franco Ballerini: La sua nazionale è difficilmente perfettibile. La stessa polemica per non aver convocato Bennati, è stata fatta più per dovere che per reali convinzioni. Forse un uomo di fatica alla Bertagnolli al posto di Cunego poteva essere portato (non dimentichiamo che Leo ha vinto a San Sebastian, e non dimentichiamo che è il mio corridore preferito…). La mia preoccupazione è che il “tutti per Bettini” quest’anno sia più complicato da attuare, poichè ci sono più prime donne rispetto all’anno scorso. Inoltre Bettini ha già vinto dopo diversi mondiali dove si correva al suo servizio. Insomma: agli ultimi km vedremo se prevarrà lo spirito di squadra o l’iniziativa del singolo, in un tira e molla che è, a mio avviso, il sale stesso di questo bellissimo sport.
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4 Risposte to “Mondiali #3 – Italbici”

  1. SignorinaEffe Says:

    OT: Lo sai che quest’estate passavo spessissimo, per andare al mare, dal paese di Bettini?
    C’è il suo nome ovunque, perfino all’ingresso del paese, sul cartello che dà il benvenuto!

  2. Il barbarico re Says:

    Continuiamo a ignorare il ciclismo femminile! Chi è questa Marta Bastianelli? È il pane di Lariano che ha fatto la differenza?

  3. viltrio Says:

    x SignorinaEffe:

    Sei passata a ‘La California’, allora. Vicino a Donoratico. Terra di grande ciclismo, quella.

    x Il barbarico re

    Marta Bastianelli, già vicecampione juniores (dietro Marianne Vos, che stavolta si è accontentata della piazza d’onore), ha fatto un numero da fuoriclasse. La differenza (insieme al pane di Lariano) l’ha fatta la tattica delle azzurre, che hanno ‘fatto corsa dura’. Vedi attacchi della Guderzo e della Cantele. C’è da dire che il ciclismo femminile sembra meno tattico di quello maschile. Se guardiamo la cronaca della gara dilettanti, non si è riusciti ad evitare la volata pur avendo in gara quel trenino di Ignatiev…

  4. SignorinaEffe Says:

    la prossima volta che ci capito ti mando una cartolina da lì 😛

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