Archive for ottobre 2007

DVD for Microsoft Windows™ , MAC OS X™, Linux, UNIX™

23 ottobre, 2007

Questa scritta campeggiava oggi sulla custodia di un DVD del software MATLAB, insuperabile suite scientifica che permette di fare tutto e il contrario di tutto con una facilità disarmante.
Dalla mia postazione di ‘lavoro’ ho gettato lo sguardo a questo trio di sigle e sono rimasto folgorato da un piccolo particolare.

Qualcuno lo ha notato?

Beh: Linux NON è un marchio. Basta e Punto, come disse ad un seminario uno dei miei miti.

In perfetta sintonia con la mia nuova lettura, NO LOGO di Naomi Klein, apro con questo post una categoria ormai stra-inflazionata sulla piattaforma WordPress: GNU/Linux. Non ho intenzione di mettermi a scrivere quegli splendidi how-to che affollano migliaia di blog, su come si installano gli effetti-desktop o su come avere a disposizione 15 kb di memoria in più, magari sui PC di oggi che assomigliano a delle workstation per animazioni quadridimensionali e che vengono usati per Posta-Porno-MSN.
Voglio solo dire che in questo momento un sistema operativo GNU/Linux è una alternativa semplice e performante. Qualche anno fa avvicinarsi a una distribuzione voleva dire perdere un paio di pomeriggi e ritrovarsi con un sistema utile per programmare ma di solito senza mouse, con un monitor nella migliore delle ipotesi sfarfallante, e con una scheda audio silente.
Oggi installare una distribuzione è semplicissimo. È possibile farlo anche direttamente da Windows. Se volete dimenticarvi l’esistenza dei virus, e fare tutto ciò che facevate prima, solo in maniera molto più semplice e, se vogliamo, elegante, provate:


Goodbye Microsoft™ - debian


Goodbye Microsoft™ - ubuntu

EDIT: Dimenticavo: provate, fate quello che volete, ma prima documentatevi! Se vi serve una mano posso anche aiutarvi, ma non venitemi a dire ‘Quando mi ha chiesto di partizionare ho detto si e mi ha cancellato tutte le foto e le faccine di MSN e ora non riesco più ad accendere il computer ecc…’ RTFM!

Giro di Lombardia – La Classica delle foglie morte 

20 ottobre, 2007

Ci siamo: finalmente è arrivata ‘la classica delle foglie morte’. Una delle più bellegare della stagione, che ha visto trionfare quasi sempre dei ciclisti ‘fuori categoria’. Basti pensare che gli ultimi due anni la vittoria è andata al campione del mondo Paolo Bettini, e nel 2004 a quel Cunego che non può non essere un fuoriclasse. E prima ancora al re delle classiche Michele Bartoli. Corsa dura, piena di insidie negli ultimi km, che va preparata con una squadra almeno decente durante le prime ore. I punti insidiosi sono sicuramente la scalata alla Madonna del Ghisallo, il Civiglio ed il San Fermo (potete vedere una buona altimetria ad esempio su http://www.cicloweb.it – probabilmente il miglior sito italiano sul ciclismo -).
Chi vincerà? La rosa di nomi è ristretta a meno di dieci:

– Davide Rebellin: Incredibile dictu non lo ha mai vinto. È in forma, e si è visto sul San Luca la settimana scorsa. Potrebbe addirittura chiedere un favore a Bettini dopo gli ultimi due mondiali…Oggi tifo metà per lui e metà per
– Frank Schleck: Altro favorito, talento puro, forse non sarà ancora l’anno buono, ma tanto prima o poi il Lombardia lo vince. È la sua corsa: lunga, dura, e piena di insidie. Se riesce ad avvantaggiarsi sul San Fermo, sarà difficile riprenderlo.
– Damiano Cunego: Fresco vincitore del Beghelli, ha già dimostrato, all’epoca, di saper vincere questa corsa. Potrebbe ripetersi.
– Cadel Evans: Tra i migliori all’Emilia, potrebbe accendere anche oggi la miccia. Difficile una sua vittoria, ma si piazzerà anche per onorare la maglia di leader del pro-tour ingiustamente strappata a Danilo Di Luca.
– Leonardo Bertagnolli: L’assenza del capitano potrebbe aprirgli nuovi scenari. Non deve dimostrare nulla,se starà con i migliori, il mio ciclista preferito avrà tutto il mio appoggio sulle ultime rampe.
– Thomas Dekker: Fenomeno in erba, pecca un po’ di ingenuità negli ultimi km. Se riesce a leggere la corsa come si deve potrebbe piazzare il colpaccio.
– Kolobnev, Bettini, Valverde, Sanchez: ci saranno, sicuramente, ma non credo, e spero, che non vincano. Bettini ha già vinto un mondiale, e sono due anni che vince il Lombardia. Kolobnev è da un po’ che è in palla, Sanchez e Valverde potrebbero fare bene, ma il primo non mi sembra all’altezza del Lombardia, ed il secondo dovrà aspettare la volata, ma ci sono tanti che non la vogliono.
– Riccardo Ricco’: C’è anche lui, il giovanotto che al giro ha entusiasmato mezza Italia. L’anno scorso è apparsoun po’ in difficoltà nelle ultime battute, ma a Sanremo ha dimostrato di poter reggere anche le lunghe distanze. Può essere la sorpresa.

Insomma, comunque vada sarà una bella corsa…
al futuro un commento sui risultati.

Zugà zugà

14 ottobre, 2007

Comincia (e non so se continuerà mai) con questo post la serie dei ‘ricordi di liceo’. Mi avvalgo in questo caso della collaborazione di Francesco ‘saturnino feroce’, che scrive in merito alle celebri parole greche:

Il prof A. assegnava, in quarto ginnasio, dei più a chi per alzata di mano rispondeva a delle domande che solitamente erano la conclusione di qualche declinazione. Quella volta aveva declinato quella parola e mancava solo il duale alzarono la mano sia P. che R. contemporaneamente (erano ancora vicini di banco dunque temporalmente siamo nei primi mesi di scuola). Il prof A. fece un cenno affinchè uno dei due rispondesse e R. disse zugà zugà, ma A. asserì che aveva alzato prima la mano P. e allora fece rispondere a lui che si limitò a ripetere ciò che aveva detto R. ( zugà zugà appunto) e il più se lo prese P. Da lì quelle due parole rimasero celebri.

Giro dell’Emilia

13 ottobre, 2007

Ho visto la sintesi del giro dell’Emilia su rai2. Voto alla coppia di commentatori (Fabretti e Sgarbozza) insufficiente. Fabretti con una raucedine, Sgarbozza il solito. Commentano da sempre gare in leggera differita: perchè ai 5 dall’arrivo ripetono sempre lo stesso nome che poi si rivela vincente? Vogliamo guardare la corsa con un minimo di suspance, diamine! Comunque: la salita-simbolo di questa splendida classica (1.HC, mica una corsetta qualsiasi) è il terribile San Luca. Ed è lì che si decide la gara. Protagonista la CSC con ben 3 elementi (Schleck, Kolobnev, già vincitore dell’Eroica, qualche giorno fa e Sastre). Molto attivo Evans col suo compagno di squadra Horner. Cunego c’è, ed insieme a lui c’è Szmyd, così come il redivivo Riccò. All’ultimo passaggio Sastre prepara il terreno con delle trenate che fanno male. Risponde Evans con un bell’attacco, e il gruppo si sfascia. Ripreso l’australiano parte Schleck, e a seguirlo c’è solo il fuoriclasse della Gerolsteiner Davide Rebellin. Arriveranno insieme al traguardo, con Frank a braccia alzate, splendido vincitore dal talento cristallino. Per Rebellin un secondo posto che fa ben sperare per il giro di Lombardia. Terzo Horner, seguito da un buon Riccò e da un quinto, molto più staccato, Damiano Cunego, anche lui buono in prospettiva dell’ormai imminente Giro di Lombardia. Di Luca arriverà più attardato.
Ha vinto un corridore di grandissima classe che spero si concentri sul suo terreno più congeniale:le classiche dure. Spero che almeno per qualche anno darà spettacolo in questi ambiti, piuttosto che fissarsi su un Tour che difficilmente può vincere e che, allo stato attuale, sembra meno prestigioso di un’accoppiata (per esempio) Liegi-Lombardia.

Domani Paris-Tours. Classica pianeggiante ma difficilissima. Lunga, ventosa, con un rettilineo finale infinito. Ultimamente ha visto le vittorie di corridori belli tosti e duri a morire (Zabel, Guesdon, Virenque, Dekker). Sarebbe stato terreno congeniale per Bennati, ma la sua (quasi ex-) squadra lo ha lasciato a casa. Spazio quindi a Petacchi, se sarà in giornata di grazia, a Napolitano, a Pozzato, a Freire ed all’eterno campione Erik Zabel. Un poker a Tours sarebbe l’ennesimo fiore all’occhiello della sua carriera.

L’impresa #1 – Antefatto

13 ottobre, 2007

La prima parte della giornata di venerdì 12 ottobre è stata tutta all’insegna del camminare.

Infatti trovandomi come al solito nel bel mezzo del traffico mattutino (poi mi si chiede il perchè esco di casa alle 7…praticamente fino alle 10 non si cammina più), alla fermata con un autobus che arrivava, ho tranquillamente fatto passare una signora prima di me. ‘Prego, prego’, ignaro che la signora era l’N_max di persone per quell’autobus. E invece di pensare ai collegamenti che questa cosa poteva avere con gli zeri della funzione di partizione, ho imprecato e mi sono diretto verso la fermata della metro a piedi. Il percorso è nervoso: mangia e bevi, per dirlo alla Cassani. Il traffico però offriva l’occasione di gareggiare con l’autobus che mi aveva rifiutato (l’uomo contro la macchina…). Sulla prima salita lo ho agevolmente staccato approfittando della combinazione curva + pendio + traffico. All’incrocio successivo l’autobus mi riprendeva ed io, costretto a seguire semafori e segnaletiche rimanevo attardato al gran premio della montagna. Così mi avviavo mesto sulla discesa, vedendo la sagoma oblunga del mezzo che ormai si avviava verso la via della fermata metro. Ma d’un tratto il traffico mi veniva ancora in aiuto. Arrivati all’inizio di Via Battistini ci affiancavamo, e ce la giocavamo sul rettilineo finale. Avrei voluto inebriarmi delle telecronache di Bulbarelli&Cassani, registrate sul mio telefonino, ma disgraziatamente avevo dimenticato l’infernale elettrodomestico a casa. Così, potendo contare solo sulle mie forze, procedevo del mio passo, staccando il famigerato 980 a 50 metri dall’arrivo, e a lui bloccato nel traffico, restava solo la rabbia di vedermi passare il tornello della metro A a braccia alzate tra due ali di folla festanti.

L’impresa

12 ottobre, 2007

Per principio non scrivo mai dalla mia postazione di ‘lavoro’. Ma oggi faccio uno strappo per dire che ho compiuto l’Impresa.

Causa sciopero mezzi periferici:

 S.Giovanni – Via Ardeatina,306
tempo di percorrenza: 1h
500 ml d’acqua assunti
mezzo di trasporto (chi mi guida e mi conduce…): i piedi!

 Seguiranno post sui miei task-unrelated thoughts durante il cammino.

Artur Schnitzler – Doppio Sogno (titolo originale: Traumnovelle)

9 ottobre, 2007

Avrei dovuto leggere ‘Doppio Sogno’ svariati anni fa. Almeno da quando vidi una puntata dedicata di ‘Per un pugno di libri’, condotta da Patrizio Roversi. Il barbuto e sinistrorso conduttore non era ancora dedito esclusivamente alle pecorecce, ma simpatiche, scorribande con la Blady.
La storia del romanzo è corta e pregna. Ambientata nel primonovecento che ha fatto da sfondo a tanti immortali capolavori. Di più: siamo a Vienna. Potete già costruirvi da soli il vostro viale con i lampioni, i caffè, i cappotti lunghi dei gentiluomini, tutti biglietto da visita, barba e cultura contemporanea.
La critica ‘seria’ divide la trama in sette momenti. A noi, che non siamo così accademici, piace raccontarla come una storia di desideri non soddisfatti. Dove i motivi, vissuti più che descritti, nella narrazione in terza persona, si tratteggiano pian piano e vengono poi svelati nelle battute finali. Il rapporto matrimoniale è, per sua natura, stabile. Per gli stessi motivi poco eccitante. L’uomo protagonista,Fridolin, si trova davanti svariate occasioni per tradire. Prostitute, donne semplici, fino al baccanale concesso dall’amico povero ma misterioso. Alla fine, un po’ inetto, rimane fedele. Al suo ritorno all’alcova psicanalizza la sposa sul letto, che invece senza mezzi termini narra di un sogno pieno di licenze gioiose e senza rimorsi (vedi anche la forte e consapevole risata che sancisce il risveglio). Il parallelismo tra occasioni create e non sfruttate e sogno vissuto appieno riesce nell’intento di straniare e condurre il lettore nella seconda giornata, dove i postumi della notte si fanno sentire per il nostro (anti)eroe. Splendido il flusso di narrazione che scivola verso la conclusione, prima in un obitorio (quasi che Palahniuk abbia inventato poco e niente) e poi di nuovo in camera da letto, ad assistere alle battute finali della crisi e apprendere il ‘sugo di tutta la storia’.
Doppio Sogno è una storia per gli innamorati delle ambientazioni dell’inizio del secolo scorso. Degli inetti. Degli arzigogoli mentali. Per chi ama leggere di chi cerca slanci vitali insoddisfabili, allo scopo di perdere anche per un solo attimo, di vista la realtà.

Sonata di Vinteuil

8 ottobre, 2007

È il primo post di una categoria speciale.

Beh, comunque sia: un’ottima Sonata di Vinteuil stasera potrebbe essere la coda di synth che chiude

‘Save a prayer’ dei Duran Duran

Fratelli d’Italia

8 ottobre, 2007

Al Viltrio in generale non piace il cinema. Tuttavia ci sono dei film che hanno catturato la mia passione e che guardo e riguardo sempre con piacere, scoprendo ogni volta nuovi aspetti, nuovi particolari e spunti di riflessione.
Per iniziare una nuova categoria di post, non mi resta che parlare di ‘Fratelli d’Italia’.

La locandina - fonte: www.filmscoop.net

Classica struttura ad episodi. Fenomenale il primo, più molliccio il secondo, ottimo il terzo. Il filo conduttore è una macchina a noleggio che funge da salvagente per lo sciopero dei voli (problema sentito negli 80s ruggenti che fanno da sfondo).
Uno scatenato Christian De Sica, nella parte che gli riesce meglio (il playboy squattrinato dalle pose altolocate), lancia le migliori gag del primo brano: da commesso in un negozio di scarpe, in vacanza con tre rozzissimi amici, si trova catapultato su uno yacht di super-vip, a recitare la parte di un rampollo dell’alta finanza. I tentativi di quagliare con la giovane Natalie Caldonazzo (irriconoscibile prima delle operazioni di gonfiaggio, e a dire la verità 10 volte più attraente) finiranno ‘contro un Mercedes’, fino all’inevitabile ribaltone finale, con annesso turpiloquio e rivalsa popolana.
Il secondo episodio narra del tentativo, da parte di un classico Jerry Calà infallibile playboy, di intortare la giovane e sexy moglie del principale. Una Sabrina Salerno tanto in forma quanto incapace persino nei doppiaggi. La rincorsa tra il dipendente e il padrone si concluderà nella maniera più ovvia, proprio ad un passo dal traguardo agognato.
Il terzo episodio è quello di Massimo Boldi, appassionato tifoso milanista, e ancor più sfegatato antiromano e antiromanista. Per un equivoco carica in macchina due ultras (Angelo Bernabucci, già,ad esempio, in compagni di scuola e Maurizio Mattioli) della cruva sud, e si finge lupacchiotto anche lui per evitare botte sicure. Il viaggio verso Roma è un crescendo di situazioni dove il povero ragionier Verdone (!) deve inventarsi qualcosa per liberarsi dei due (strappa i fili del circuito elettricodell’auto, ma Bernabucci si rivela elettrauto…). Accolto come super-tifoso in un laido club ultras, sembra arrivare al riscatto durante gli scontri pre-partita, ma si leggeranno sue notizie nei quotidiani del giorno dopo.
I film comici degli anni ’80 raccoglievano una schiera di ottimi attori. Pur con trame raffazzonate, e con brani di comicità a volte ingenua, sono una testimonianza di un modo di ridere e di fare cinema che non esiste più.

copertina da: filmscoop.net

Teardrop Explodes – Kilimanjaro (1980)

7 ottobre, 2007

Mi trovo a scrivere una recensione piuttosto difficile. Infatti sto per parlare di un disco che conoscono in pochi. A dire la verità tanti dischi di cui ho scritto, magari in altre sedi, non erano noti al ‘grande pubblico’. Tuttavia i Teardrop Explodes da Liverpool, UK,(ed il loro carismatico leader Julian Cope), pur avendo inciso alcuni tra i più significativi brani della storia della musica, non sono un nome che gira così tanto. Oppure io non sono un campione statistico significativo, ma ho alcuni esempi a mio favore su questo argomento.

Fin qui la fuffa, ora le parole (se c’è distinzione…).

Kilimanjaro - fonte:amazon.com

Kilimanjaro è il primo full-length dei TE. Splendido, stralunato, psichedelico. Sono tre aggettivi che mi vengono in mente per definirlo. Si parte fortissimo con ‘Ha Ha I’m drowning’, che inizia con una fanfara giocosa e allegra, per immergersi in una atmosfera misteriosa tracciata dalle tastiere e dalla voce di Julian. Sovente sventagliate di chitarra e di fiati sintetizzati vanno a colorare una splendida intro. Che ci conduce allo squilibrato ondeggiare di Sleeping Gas, dove troviamo una melodia che potrebbero aver composto i Pere Ubu a fare da tappeto ad un surreale call-and-response. Digressioni chitarra-synth intervengono a fermare il cantato di Cope, che incalza creando una tensione che non si stempera mai, se non alla fine quando piano e fiati si mescolano in un vortice di colori.

Treason si inserisce di diritto nella classifica delle melodie perfette. Esercizio pop ma anche canzone malinconica, cantato trascinante, già uscito prima della release dell’LP, fu uno dei brani che lanciò il gruppo sul finire dei 70s. Second head è un prototipo perfetto di arte dei TE: andamento incalzante nella strofa, dove tastiere e chitarra si rincorrono e si sovrappongono (neanche fossero state a lezione dai Television…al futuro un post sulla band di Tom Verlaine); impennata psichedelica nel ritornello, con Julian a prendere per le redini l’armonia e renderla un fluido continuo.

Poppies in the field è una delle gemme del disco. Suoni fluttuanti e ritmati sorreggono (come il lago di Tiberiade con Cristo) il canto distaccato. Intrusioni violente della chitarra contribuiscono ad aumentare la tensione di fondo, che si mantiene per tutto il brano, quasi un sogno che non è un incubo ma preoccupa per la sua stessa natura di sogno. Went Crazy si inserisce nel filone melodico-squilibrato dell’opera, e ci conduce verso il filotto che chiudeva la versione originale del disco.

Con Bouncing Babies veniamo presi a pugni da uno spettacolare duello voce-synth che si risolve senza vincenti (e lascia i ragazzi felici ecc…) per precipitare in un ancora più terribile e temibile ritornello senza un punto di arrivo.
Books ha un vortice lurido di synth e chitarre, vagamente orientaleggianti, che si ripropone più volte, con una voce quasi sguaiata ad annunciare ed esplodere nel ritornello. I temi orientali si ritrovano in ‘Thief of Bagdad’, dove le spirali dei synth accompagnano il sussuro e poi il lamento di Cope, dimesso e (quiet) disperato. Il manifesto del disco è, fin dal titolo, proprio ‘When I dream’, la lunga coda psichedelica (secondo i più classici stilemi dei 33 giri della seconda metà dei 60s). L’atmosfera è calma ma misteriosa, merito delle tastiere. Il canto è fatto di balbettii e declami, e tutto si spegne in una mescola di voci e strumenti che è a metà tra la catalessi e il piacere. Nei primi 2000 è uscita una ristampa, che comprende anche la tribale ‘Kilimanjaro’, ed alcune versioni alternative, più il baccanale di Sleeping Gas dal vivo, dove possiamo apprezzare la sfrontatezza di Cope e la vitalità estrema delle tastiere.

I Teardrop Explodes hanno saputo tratteggiare i sogni di una generazione all’inizio degli 80s. Gli universi creati dal loro pop psichedelico ed esuberante sono ‘ameni’ ma misteriosi, sintetici, con una tensione di fondo. E un rosario di versi ripetuti per non scegliere se continuare a muoversi nel mondo viscoso dei sogni o quello ancora peggiore della realtà.

copertina: da amazon.com