Archive for gennaio 2008

Sonata di Vinteuil – Sai cos’ha di bello l’UDEUR?

23 gennaio, 2008

…l’inno!

L’inno del partito di Mastella, da 10 anni, ormai ‘al centro della scena politica italiana’ è uno stupendo brano di pop semi-elettronico, con un ritornello trascinante e un riff che strizza l’occhio tanto a Madonna quanto al Max Gazzè meno impegnato.

Per ascoltarlo:

http://www.popolariudeur.it/musica/inno.mp3

stra-consigliato.

Franco Battiato – Patriots (1980)

19 gennaio, 2008

Mi sono accorto che cito frasi di quest’album praticamente ogni momento. A sto punto faccio una recensione.

Patriots è l’album che introduce il Maestro negli anni ’80. Riprende e amplifica i temi musicali del preceente, spiazzante, “L’era del cinghiale bianco”, e ci consegna i tratti distintivi del Battiato che ascolteremo almeno di lì fino ai 5 anni sucessivi. I brani sono caratterizzati da una pulizia sonora incredibile e da una ritmica incalzante, quasi ‘gommosa’, grazie al basso pulsante, all’elettronica che impera, imbrigliata negli episodi che tratteggia F. di volta in volta. La title track gioca proprio sull’andatura marziale del basso, che sprezzante e altero detta i tempi della manovra, come il Paulo Sousa più ispirato dell’annata 1994/95. Segue una delle più belle perle dell’artista. Il collage di immagini che compone Venezia-Istanbul è praticamente una successione di episodi mezzi-italioti rotta dal cambio di ritmo che introduce la strofa “Mi dia un pacchetto di camel senza filtro e una minerva”, secondo un gioco che Battiato comincia in questi anni e proseguirà per tutta la sua carriera.
La successiva ‘le aquile’ è imperniata su uno splendido – e sintetico – riff di chitarra, sul quale si staglia la breve, sarcastica narrazione della voce. Ispirata, mantrica, solenne, rimane sospesa sul fluire continuo delle corde, senza scegliere tra serio e faceto.
Prospettiva Nevski è una delle più belle narrazioni di tutta la carriera del Maestro. Fa coppia con qull’Alexander Platz che verrà, poi. Un romanzo russo condensato in pochi attimi. Una atmosfera impalpabile, e soprattutto i frammenti ‘la luce fioca di candele e lampade a petrolio”. “Frammenti”, poi, è il titolo di un altro brano del lotto. Dove finalmente Battiato esce allo scoperto e non si vergogna di piazzare un pezzo di flusso di coscienza, sorretto da una bella ritmica stile cuccuruccuccù che verrà. Rimangono “Arabian Song”, sereno esercizio di pop raffinato dal ritornello in lingua straniera, e “Passaggi a livello”, ennesimo insieme di immagini sconnesse condito da un rosario finale di titoli di canzoni e altri clichè.
In questo disco, fatto di atmosfere crepuscolari, Battiato riesce a trovare uno splendido connubio di melodie eleganti, ritmate e, soprattutto, estremamente fruibili pur essendo intellettualmente elevate. A mio avviso da ascoltare, assimilare e poi citare, citare, citare….