Archive for marzo 2008

Milano-Sanremo 2008

22 marzo, 2008

Togliete la polvere dai quadranti dei vostri orologi: vedrete che sono in ritardo sul secolo.

Siamo infatti alla 99 Milano-Sanremo della storia. E che storia. Basta elencare gli ultimi vincitori per vedere che ricalcano praticamente gli albi d’oro del Mondiale.

Come ogni anno ci si chiede se si eviterà la volata (come se una volata come quella della classicissima fosse noiosa, neanche fosse una tappa di trasferimento della prima settimana del tour…). L’argomento è il solito: inseriamo salite, mettiamo qualche curva, buchiamo le ruote di Freire e Petacchi, e cose simili.

La novità di quest’anno è la salita delle Mànie. Posta a circa i meno 100, era una bella incognita, specie se affrontata velocemente. A ‘scatenare l’inferno’ è sempre lui: Marzio Bruseghin. Un ciclista che non ha accumulato le vittorie di Zabel o Petacchi, ma che si dimostra da anni una pedina fondamentale in tutte le corse alle quali prende parte. Lui, le Mànie, le affronta ‘menando come un fabbro’ con il risultato che gente del calibro di Petacchi, Danilo Napolitano e Robbie McEwen si staccano. Non è decisamente la loro giornata.

Dopo il prevedibile ricongiungimento, sulla Cipressa si muove la maglia iridata in persona. Seguito da un ottimo Lokvist, forse appena un po’ ingenuo nel muoversi così presto. Se poi in quella fuga si aggiungono il due volte vincitore del giro Savoldelli e quell’eterno fuoriclasse, fresco vincitore della Parigi-Nizza, di Davide Rebellin, più Axelsson, sembra che l’azione decisiva, dopo tanti anni, possa scaturire proprio lì, ai meno 25.

E invece no: ripresi in discesa dai motorini della CSC che oggi devono lavorare per quello che in questo momento è il talento più fulgido che c’è in circolazione. Fabian Cancellara si riporta sui fuggitivi, e da lì si aspetta il Poggio.

Arriva, la salita decisiva, orfana di Riccò, che di certo non sarebbe rimasto a guardare. Ci sono però Popovych (non nuovo a sparate del genere in quel momento, in quel luogo), e Gilbert. C’è anche il buon Gasparotto che fece tanto arrabbiare Di Luca nella prima rosa del giro 2007. E ancora, Bertolini, che sembra un neoprò, pur avendo 36 anni e mezzo, e una stagione irripetibile alle spalle. Tutti all’attacco per ‘evitare la volata’. Peccato che scollinano con 5-6 secondi di vantaggio neanche sul plotone. Ed è qui che entra in gioco il fuoriclasse.

Cancellara si piazza davanti in discesa. Picchia forte verso il lungomare, e quando la strada si spiana è lì con una dozzina di corridori, tra i quali spiccano Ballan, che in quel momento capisce di avere già perso, Freire, per una volta non immobile, e tanti altri.

A quel punto Landaluze scatta in piano davanti a Mister Eroica. Lui, non aspettava altro. Piazza una sparata tutta adrenalina e classe, lascia tutti, Pozzato compreso, sul posto. Guadagna una ventina di metri, ed il resto è storia.

Il podio vede alla destra dello svizzero un ottimo Pozzato, che ha perso una bella occasione e Gilbert buon terzo.

Da ricordare anche il 4 posto del grande Rebellin, e Nocentini che finisce 7 davanti a Freire ed Hushovd, che è sempre una soddisfazione.

Fabian , a mio avviso, si dimostra ancora una volta corridore superiore alla media. In più ha sempre dimostrato un discreto coraggio nelle dichiarazioni ed uno stile assolutamente impeccabile nelle situazioni importanti. Sono contento che il corridore del momento sia proprio lui.

Non ci resta che aspettare, al futuro, l’inferno del nord.

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Eroica 2008

9 marzo, 2008

L’Eroica, spostata a Marzo da questa edizione, sembra essere destinata a diventare la classica di apertura per il calendario nostrano, aggiungendosi e completando (per interpreti e percorso) la Tirreno-Adriatico della prossima settimana e la storica Milano-Sanremo tra due.

181 km. 61 di essi su strade bianche, ghiaiose, mezze sterrate. Roba per palati forti e culi di piombo.
E sono senz’altro gagliardi quelli che si avventurano in avanscoperta tra le colline senesi. Una ventina di corridori con nomi del calibro di Pinotti (‘motivatissima’ maglia rosa all’ultimo giro d’Italia), Sella, Ignatiev,  Visconti(campione italiano in carica), Murro (protagonista l’estate scorsa nella tre-giorni lombarda), e Hesjedal. Qeust’ultimo prosegue la sua azione in solitaria ai meno 30, arrivando a mantenere circa un minuto sul plotone.

A circa 10 dall’arrivo due stelle di prima grandezza si muovono. È il nostro Ballan che compie un forcing impressionante sull’ultimo tratto in sterrato, neanche fosse il Grammont. Motorino-Cancellara lo segue. Che corridori…

Mister Fiandre e (ex) Mister Roubaix si involano verso la conclusione nella suggestiva cornice di Siena. I due si studiano sui lastroni che conducono alla piazza del campo. Ballan a 300m dall’arrivo prova a piazzare la sparata (memore magari della giornata di grazia ad Amburgo lo scorso anno), ma Cancellara non ammette intrusioni. Non si lascia neanche superare e taglia il traguardo a braccia alzate. Ha praticamente corso da solo gli ultimi 10 Km.

Degnissimo terzo Linus Gerdemann, già maglia gialla allo scorso Tour de France, a completare un podio da grande classica, al quale va aggiunto il vincitore di ottobre scorso Kolobnev, per un albo d’oro, in due edizioni, di tutto rispetto.

Voivod – Nothingface (1989)

3 marzo, 2008

I Voivod sono uno dei gruppi più geniali della storia della musica. Questa mia descrizione di uno tra i loro capolavori – Nothingface, correva l’anno 1989 – è da intendersi come una spinta a cercare i loro brani ed ascoltarli con attenzione. Già: i Voivod non sono certo un gruppo da amore al primo ascolto. Vanno scoperti e compresi, non senza fatica, a poco a poco. Magari leggendo la storia che c’è dietro. Cercando spiegazioni fantasiose ai loro scarabocchi futuristici. Tentando di trovare una improbabile retta via tra il network di suoni che compongono i brani dei loro ‘concettuali’ dischi.

Nothingface è, come tutti i dischi dei Voivod, il primo e l’ultimo sul genere. C’è dentro un metal dai riff compressi, dalle strutture complicate, dal fraseggio quasi litigioso tra i vari attori. Senza un vero protagonista.

Si parte, dopo la breve intro (quasi un aggiornamento di ‘Speak to me’) , con lo straniante labirinto di ‘The Unknown Knows’. È il basso che compone i muri spigolosi, rigidi, verso i quali veniamo sbattuti a velocità folle, trascinati solo dall’assurdo call-and-response del ritornello, fino ad arrivare al vortice liberatorio, del passaggio “Have some signs, come to me…”. Solo un attimo prima di essere sballottolati di nuovo nel labirinto. E uscirne ancora, grazie al basso che quasi ‘precedendo’ ci riconduce verso altri lidi. A sentire l’impennata epica di metà brano verrebe quasi da riesumare i fasti di certa psichedelia “minore”. Ma il finire degli anni 80 era epoca scura (accendevano mai la luce, i ggiovani, all’epoca?). E così una spirale che si snoda su un riff zoppicante del basso ci trascina fino alla fine, dove nel gorgo incontriamo addirittura una (…sic!) fisarmonica.
Dopo questo caos (che proviene da ipotesi probabilistiche) scalmo si passa subito all’esperienza della title-track. Che è difficile da raccontare riassunta. Se in realtà troviamo un punto fermo nella bella melodia del ritornello, è anche vero che essa compare poco nel brano. Il resto è un duello forsennato tra chitarra e basso, nello squarcio strumentale situato al centro del brano. Un rincorrersi ‘discretamente’, tra ostacoli cibernetici e astronavi distrutte.
Quello che segue è l’omaggio ossequioso ai maestri della psichedelia astronomica. I Pink Floyd di Astronomy Domine sono il fantasioso, estremista gruppo di Syd Barrett. E i Voivod, in punta di piedi eseguono un tentativo -a dirla tutta, velleitario – di accostarsi al maestro. Sulla sufficienza. Ma la materia è troppo complicata.
A ricordarci che questo è il disco di quattro grandi musicisti e non l’esercizio onanistico di un branco di studentelli dal rollaggio facile, arriva ‘Missing Sequences’, con quel suo riff terrificante all’inizio. Sommesso, bisbigliante, Snake ci introduce in un viaggio che ci porterà molto più lontano. Tra continui cambi di ritmo, melodie accattivanti, assonanze che valgono più di un assolo: “Stupendous flaking fume/Tremendous dancing doom”.
X-Ray Mirror, la seguente, è basata su un’atmosfera impossibile tutta giocata su riff che fanno a botte tra di loro, con la voce che tenta, un po’ ironica, di raccontare qualcosa, ma sembra spiazzata anch’essa dai continui scenari che gli si tratteggiano intorno.
Inner Combustion è un momento-chiave. Parte con un riff quasi rock. Prosegue con una strofa ritmata e incalzante fino al programmatico ritornello ‘Light! Rebounce’. Fino ad arrivare anche stavolta all’inevitabile scontro tra basso e chitarra che stavolta si risolve in un liquidissimo scambio quasi melodico.
Pre-Ignition, forse la più complicata da digerire, è la successiva. Asfissiante nei riff iniziali, con la voce arrabbiata a condurre le danze(?). Si risolve in un inquietante successione durante il bridge, e sembra finalmente aprirsi in quello che dovrebbe essere il ritornello. Ma è uno specchio per le allodole…Snake non molla, figurarsi gli altri due che costruiscono un pauroso tappeto ritmico dove finalmente possono sfidarsi.
Into my hypercube è l’altra perla melodica del disco. Epocale l’avvio, con Snake che intona disilluso “In my back yard…”, prima di tuffarsi in un disperato appello sostenuto da semplici schitarrate di Piggy.
Ma la quieta disperazione non è roba per canadesi (magari va bene per gli inglesi). Infatti a metà brano finalmente ritroviamo i due sfidanti basso-e-chitarra che possono di nuovo intraprendere trame complicate, elettromeccaniche per la gioia degli arzigogoli di Snake. Che solo verso la fine sembra riacciuffare quella freddezza triste iniziale, e usarla per ripiombare di nuovo nel labirinto.
Chiude l’Opera Sub-Effect. Quasi una summa di tutto ciò che abbiamo detto finora. Riff martellante iniziale, strofa melodica, bridge inquietante e – finalmente – lo scambio di cortesie centrale dei quattro. Con Snake che ad un tratto sentenzia ‘Too late, for S.O.S.’

Che dire oltre: visitate i link sottostanti, e state connessi…

http://forgotteninspace.tk/
www.myspace.com/forgotteninspace