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Fonderia Romana – Fonderia Romana (2008)

12 aprile, 2008

Scrivere su un debut-album è sempre una faccenda complicata. Non si può indugiare in raffronti con le opere precedenti, non si può avere il beneficio del pregiudizio, non si può accusare la band di commercializzazione.

La Fonderia Romana è un combo costituito da cinque personalità ben distinte che sembrano provenire da universi molto differenti. Il gioco (inglesismo) che propongono è un funk-rock ballabile dalle tinte psichedeliche. L’ossatura dei brani sta nella sezione ritmica fatta di basso pulsante e onnipresente insieme con una batteria essenziale ed efficace. Su questo tappeto (da fachiro) si sfidano e si rincorrono tastiere e chitarra. Nel momento in cui la cantante riesce a prendere tutti per mano dosando gli squilibri, scaturiscono melodie gradevoli e trascinanti.

Il disco, dunque.

Si parte forte con “Voci”. Già ascoltata sul demo, inizia con un riff di basso da accademia del funk, tastiera colorata e litania incessante, più onomatopeica che narrativa (grande punto di forza, devo dire).
La successiva title-track è sufficientemente programmatica. Basso-tastiera che altalenano ritmicamente, contraltate da una chitarra carica di elettricità fino all’inevitabile intermezzo balla-e-ascolta. Ottima per diffondere il monicker-slogan.
In “Senza Orme” viene fuori più chiaramente la personalità della chitarra: una sintesi democratica di Hendrix e Max Casacci, che saltella sul groove costruito dagli altri.
Segue un trittico cruciale.
“Libere Evasioni” è il brano migliore del disco, a mio avviso. Si potrebbe dire che è semplicemente la canzone che i Subsonica non sono più capaci di scrivere. Parte con una frase sommessa di tastiera, dove si inserisce una voce disillusa ma già sorniona. Irrompe il basso, a calciare via la calma, e via si ricomincia col ritmo forte. Per poi ritornare nella strofa, al racconto intimo della voce. Da brividi il frammento “Forse / il mondo è un’ illusione / e l’arte è sua evasione”. Termina con una specie di risata che introduce un po’ alla successiva Ironia.
Se “Libere Evasioni” è la sintesi, “Ironia” è un bel pezzo di tesi. Il lato più raccolto delle sonorità del gruppo viene fuori bene, nella strofa, grazie ad un arpeggio “classico” e delle gradevoli linee vocali. Fino ad arrivare all’imprevedibile break forsennatamente psichedelico, ricco di effettistica e controcanti.
La ‘Nube dell’Ignoto’ è probabilmente uno dei brani-chiave dei concerti, per la sua esplosività controllata. Parte con un sostenuto groove pieno di effetti, con un testo quasi criptico, e scivola liquida verso un finale.

‘D.N.A.’ è puro funk-pop italiano: strofa più tranquilla, classico ritornello liberatorio (oggi-la-vita-ritorna ecc…) e assolo avventuroso (apropos: si, la citazione di purple haze è arrivata). ‘Viaggi di mente’ la avevamo già apprezzata sul demo. Brano dalle velleità più sperimentali, che riesce a mantenersi entro i binari della pragmaticità, con gli ottimi cambi di ritmo e con un intermezzo rappato (dalle rime un po’ ingenue, a dire la verità).
Il microsolco volge al termine (consentitemi questa citazione) con ‘Music Trip’, che è un po’ una bella summa di tutto quello che è stato detto fino adesso. Linee razionali (almeno quanto può esserlo la scienza sperimentale) del basso, borborigmi elettrici della chitarra, tastiere psichedeliche al punto giusto, e ritornello trascinante (I believe in funk).
Chiude l’opera la cover. Ottima scelta, questa, per un gruppo che vuole farsi conoscere. E ottima la cover. Un De Andrè di annata, con uno dei migliori riff in tutta la produzione del Faber. ‘Il Bombarolo’ viene ridisegnata come una cavalcata raggamuffin, interpretata magistralmente dalla cantante, che recita bene le parti più tranquille, e esibisce un tono da cazziatone nel ritornello.

Fin qui il disco.

La Fonderia Romana ha tra i suoi punti di forza una capacità di scrivere melodie e ritornelli memorabili, di impatto, e trascinanti. Tra le dolenti note, il disco soffre come tutti i debut di una leggera eterogeneità. In realtà la mia chiave di lettura preferita sta nell’importanza del logo. ‘Fonderia Romana’ lo si trova in giro per la città, e garantisce diffusione a costo zero. In più racchiude a mio avviso, in un solo simbolo, due aggettivi importanti nel progetto della band: metropolitana e vintage.

E al futuro per i prossimi sviluppi.