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Zuppa di Giro 2008

13 giugno, 2008

O lo scrivo ora, o non lo scrivo più…

In generale devo ammettere che non ho seguito moltissimo, per motivi alterni, questo giro. Un paio di cose però devo osservarle: troppe fughe andate in porto, praticamente nessun tappone vinto dagli uomini di classifica, salite forse eccessivamente impegnative hanno forse comunicato una certa paura ai corridori che piuttosto di rischiare hanno mantenuto il punto. Che sia un effetto dei nuovi decreti sicurezza?

I voti vanno da 0 a 10.

– Contador: 9-. Alla storia della spiaggia non ci crede nessuno, tantomento Riccò e il suo amico Piepoli. Il giro lo ha preparato, e bene. In molti dicono che abbia corso alla Armstrong. Più che altro gli altri hanno corso come se lui fosse Armstrong, senza attaccarlo mai nei punti in cui si poteva (Giau!!!!) e tentando timide sortite quando era chiaro che non si sarebbe staccato manco dai motorini (Monte Pora). Tiene su tutti i terreni, ottiene un grandissimo aiuto da Rodriguez (voto: 6.5) che strappa l’abbuono a Riccò nella penultima tappa e gli consente  di arrivare a Milano con la Rosa. Forte ma non fortissimo, spero che i suoi avversari non lo innalzino sul piedistallo e gli consegnino i prossimi n GT. Segno negativo perchè non vince neanche una tappa. All’Aprica ci poteva almeno provare.

– Riccò: 8.5 Già in occasione del Giro di Lombardia scrissi che per vincere le corse non basta essere i più forti in salita. Ora aggiungo che per essere i più forti in salita non basta fare gli scatti a mani basse. Riccò è un grandissimo corridore che è in grado di vincere su qualsiasi terreno: ottiene la maglia bianca; un secondo posto in generale ad una incollatura dal primo, che stacca in una salita; vince due tappe spettacolari ad inizio giro e tenta di animare il dopogara con le sue uscite incazzose. Pane per i denti della De Stefano, e per il melenso Bartoletti. In ogni caso è già il simbolo del giro d’Italia, e – UCI permettendo – lo rimarrà per molto tempo ancora in futuro.

– Bruseghin: 8. Basta con i discorsi sull’abnegazione, sul ciclismo cuore e coraggio e cose simili. Questo è un signor corridore che tiene in salita e va forte a crono. Gli viene affidata la classifica generale e centra un podio che vale molto. Risponde sul campo ad altri capitani che sono anni che il podio lo vedono col binocolo.

– Pellizotti: 8. Il delfino di Bibione finalmente tira fuori una grandissima prestazione. Unico a carpire il momento di difficoltà del ‘Bagnino’ Contador (gli uomini Liquigas dimostrano per l’ennesima volta di saper leggere molto bene le gare). Supportato da una squadra straordinaria (voto: 9), ci mette però tantissimo del suo vincendo la cronoscalata con un exploit che gli vale una carriera intera.

– Menchov: 8. Dice: e che avrebbe fatto Menchov di così straordinario per prendere 8? Semplice: ha dato lustro al giro, lottando fino all’ultima crono. Accende addirittura le micce in salita, tiene sul Mortirolo (immagino i suoi pensieri: ‘Altro che Pau…’) e si muove da capitano vero. Grazie Denis, tiferò per te al tour.

– Di Luca: 7. Il campione uscente non è in condizione, ma è più che comprensibile quando hai tanti nemici tra i burocrati del pedale. Firma la più bella impresa del giro sul Monte Pora (insieme al mitico Falco Savoldelli, voto 6.5), arrivando ad un passo dal podio. Crolla sul Mortirolo, ma rimane comunque nei 10, a far compagnia a Contador e Menchov nel club dei vincitori GT 2007.

– Simoni: 6.5. Fino al Monte Pora il miglior Simoni degli ultimi anni. Poi, come non gli era MAI successo, va in crisi e all’arrivo gli serve la clessidra per contare il distacco. Nel dopogara commenta rassegnato: da leone sono diventato pecora. Caro Gibo, con la tua azione all’Aprica (una salita che sappiamo tutti quanto disprezzi) ti sei guadagnato un buon piazzamento e un attestato di stima – l’ennesimo – di chi ama il giro. Tanto più perchè quest’anno non ti sei lasciato andare a dichiarazioni antipatiche.

– Sella: 7. Solo 7 per maglia-verde-tre-tappe-imprese-fuga-squadra-più-forte-ciclismo-d-altri-tempi? Si. Le 3 tappe vinte da Sella sono una grandissima dimostrazione di forza (e infatti il voto è più che sufficiente). Ma possibili perchè il ragazzo era stra-fuori classifica. E all’Aprica a Contador occorreva qualcuno che togliesse gli abbuoni a Riccò. Se sulle dolomiti fa quello che fece Parra pochi giri fa, se sull’Aprica gode del benestare del boss, devo dire però che la cronoscalata è stata una grandissima prova di forza. Inguardabile quando caracolla sopra bici, anche se la sua pedalata si dimostra spesso molto efficace.

– Bennati-Cavendish: 9 ad entrambi. Splendide le sfide in volata. Vince il primo 3 a 2. Ma il secondo lascia una vittoria all’apripista Greipel (voto 7.5). Quindi è un pareggio. Al giro anche le tappe di pianura sono emozionanti.

– Pozzovivo: 7. Rimane in classifica, tignoso e arcigno, attaccato con lo scotch ai cosiddetti grandi, coglie un posto nei 10 addirittura davanti a Simoni. Chi lo averebbe mai detto?

– Van Den Broeck: 7. La sorpresa. Spero sarà il nuovo Andy Schleck e non il nuovo Van Huffel

– Voigt: 7. Cito lui come vincitore di tappa perchè è un grande corridore. Una locomotiva quando parte dopo nonsoquanti km di fuga, meritatamente si va a prendere una tappa quando aveva tra i compagni di fuga gente molto, molto più quotata.

– Bosisio: 7.5. Il corridore del futuro? Mi piace uno che sale alla ribalta in punta di piedi, pedalando e mosca. Tappa e maglia rosa avendo in squadra due come Di Luca e Savoldelli. Potrebbe fare la voce grossa ai nazionali. Tra l’altro chiude 22mo, a meno di un’ora. Bravissimo.

– Bettini: 6. Ci prova, scappa, fugge, va in volata, ma non vince. Probabilmente quest’anno ha altri obiettivi.

– Leipheimer: 4. Ma che ce sei venuto a fa? (Da cantare sull’aria di ‘The entertainer’)

– Pfannberger: 4. Era una mia fissa, ma non si è mai visto. Peccato.

– Rebellin: 6. Qualche sprazzo, ma non combina nulla di eclatante.

– McEwen: 4. Il canto (stonato) del cigno?

– Nibali: 6.5. Sta crescendo,il ragazzo. Non fa nulla di straordinario ma intanto finisce 11mo. Non è uno alla Riccò, ma potrà dominare tra 2-3 anni.

Per chiudere la Rai:

– Bulbarelli: 8. Migliora con gli anni. Ai detrattori vorrei ricordare come prima cosa che Auro ha un tono di voce molto piacevole, non è invadente nella telecronaca, ha una buona memoria storica (che è fondamentale nel ciclismo), e snocciola una quantità impressionante di aneddoti sui luoghi geografici. Pecca ancora nella lettura della gara, ma viene compensato abbastanza bene da Davide Cassani.

– Cassani: 7.5. Nessuno legge la gara come lui. Gli basta guardare in faccia un corridore per capire se può fare la tappa o meno. Unico neo, la voce e alcuni intercalare un po’ cantilenanti. Ma sta migliorando sempre di più.

– Martinello: 8. Perfetto. Compassato, tono di voce regolare, sempre sobrio e pertinente. Potrebbe ambire a palcoscenici anche più pericolosi (perchè non mandarlo al processo alla tappa?)

– De Stefano: 6.5. Stiamo parlando probabilmente della migliore intervistatrice sportiva che ha la Rai. Conosce almeno 3 lingue, e sembra si stia attrezzando anche per lo spagnolo. E’ una sicurezza: sai che all’arrivo becca sempre tutti.  Ormai Bettini se non se la ritrova intorno comincia a preoccuparsi. Tuttavia spesso sembra voler mettere zizzania a tutti i costi. Pessima quando vuole far uscire il nome di Riccò nella sua intervista a Bruseghin.

– Bartoletti: 2. Il voto più basso va a lui. Inascoltabile. Farebbe una bella coppia con Cannavò. Tutta una melensa retorica sulla fatica. Ogni tanto tira fuori mostri sacri che ai ciclofili non devi manco toccare. Ma dico io, Marino, sei bravissimo nell’amarcord musicale, conducevi un bellissimo programma radiofonico sui ricordi del festivàl di Sanremo (non sto scherzando), perchè non ti dedichi a quello, invece di opinioneggiare nei salotti sportivi di mamma Rai?

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