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Gallara – Gallara – 03

30 agosto, 2008

Scarica il disco.

Al ritorno dalla sosta estiva ci rituffiamo nell’universo di Jamendo.

Ricordo che il goal è quello di dare una festa completamente libera, dove quando si miscelano gli MP3 con Mixxx non dobbiamo redigere un alibi degno della Berlusconi-Schifani, e magari a fine festa possiamo pure distribuire un cd – o un supporto USB brulè – la musica che abbiamo diffuso, senza patemi d’animo e rimorsi di coscienza.

Ora: si è già commentato lo splendido lavoro dei Pornophonique, segnalato dal buon villamaina. Adesso ci apprestiamo a commentare una segnalazione di gloop, aka il riccetto: “I Gallara“.

Non conosco informazioni sulla bio del gruppo. Ho solo in mano questo prodotto – 3 pezzi 3.

A farla da padrone è sicuramente la cavalcata “I diafanoidi attaccano da Marte”. Quasi nove minuti di un frullato che mescola psichedelia, hard rock e lounge in un “cocktail micidiale” che arte con una manciata di accordi: un riff quasi accademico, sovrapposo ad una voce che fa molto telecronca anni ’70. Il riff – ingenuo – prosegue fungendo da fondamenta per le irrazionali sparate del resto del gruppo: siano esse sequenze “concrete” di effettistica, o di nuovo telecronaca, o ancora schitarrate gonfie di distorsione (più di un overdrive, ma meno di un metal zone), e gravide di wah-wah. Cavalca, il pezzo, come un cowboy al quale stiano fottendo la terra, interrotto da roventi e regolari squarci di hammond e cronaca. Un racconto della discesa di astronavi che si inserisce in pieno nel filone dei cartoni animati catastrofici. “A saucerful of secrets” ha insegnato tutto ai Gallara, visto che il brano, dopo l’impennata frenetica circa a metà, si risolve (un po’ come le righe del sodio in un reticolo di diffrazione), con un landscape epico fatto di hammond, chitarre distorte, e batterismo aperto e rassegnato. Chiude l’evento una sequenza rumorosa, quasi a suggellare l’avvenuto e totale omaggio ai primi Pink Floyd.

Gli altri brani sono anch’essi molto interessanti, ma sicuramente meno spettacolari.

“L’amantide” è un bell’entertainment costruito su un riff giocato tra basso batteria ed organo, che disegna spirali degne delle colonne sonore dei seventies, manco dovesse apparire da un momento all’altro un composto di capello crespo-occhiale-completo bianco scampanato e i SOCK-BAM-PUNCH sottolineati dai fiati. Gradevoli gli scambi tra chitarra e organo, supportati dai buoni effetti ritmici di sottofondo. Alla fine è un ottimo brano per accompagnare i vostri slide-show su Flickr.

“Il grande colpo dei 4 uomini d’oro” rivela – se ce ne fosse stato ancora il bisogno – l’anima più lounge e sound-track-friendly. I Gallara costruiscono un labirinto sonoro sghembo e povero di riferimenti. La progressione umida e colorata esplode in un PA-PA-PA, risposta psichedelica al PO-PO-PO, che dall’alto delle colline bolognesi (sbaglio, gloop?) appare come una versione lisergica dei Ricchi e Poveri (magari feat Ligabue, che pure ha fatto del PA-PA-PA uno dei suoi messaggi più incisivi).

Così, per chiudere, posso solo rinnovare l’invito a scaricare, visto che è gratuito e completamente legale, il disco dei Gallara, e aggiungere “I diafanoidi attaccano da Marte” alla vostra Jamendo-Compilation.