Archive for settembre 2009

Mondiali di Ciclismo – Mendrisio 2009 – I favoriti

26 settembre, 2009

Mentre sorridiamo per le belle imprese di Italbici in rosa (FYI: Guderzo da Marostica,1a e Cantele da Varese 3a, con il fenomeno del pedale femminile Marianne Vos a guardarle abbracciarsi, dal 2 gradino), sale altissima la tensione per l’appuntamento mondiale in linea dei pro’.

fonte immagine: www.mendrisio09.ch

Il percorso è molto duro. Una prima salita all’inizio del circuito, e un altro strappo sul finire, per arrivare ad un traguardo che anche questa volta premierà necessariamente un fuoriclasse.

I miei favoriti:

  • Come al solito l’Italia dovrà fare la corsa. La nostra superiorità rispetto al resto del gruppo è palese anche quest’anno: a noi gli oneri e gli onori di lavorare per ricucire, e di prendere l’iniziativa per evitare la vittoria di quello che è il mio favorito numero 1: Valverde.Il murciano arriva con la maglia amarillo di una Vuelta vinta ma non stra-dominata, nella quale è rimasto a secco di vittorie, e non abbiamo dubbi che vorrà aggiungere alla sua collezione di medaglie iridate (ne ha già tre: due argenti ed un bronzo), finalmente anche quella più preziosa. Se si arriva in volata, sarà quasi impossibile batterlo. Se parte un gruppetto, sarà difficile staccarlo. Ballerini dovrà inventarsi una tattica alla…Antequera per portare a casa il 4 (quarto, sono tre anni che il resto del mondo torna a casa con le briciole) mondiale di fila.
  • Abbiamo un favorito anche noi, in ogni caso. Damiano Cunego, da sempre criticato per ogni cosa che fa, quest’anno sembra fare davvero paura. Due tappe vinte bene alla Vuelta (per dire,l’anno scorso il futuro iridato Ballan ne vinse una sola. Per dire.), sono il biglietto da visita migliore per quello che sarà la nostra punta di diamante.
  • Fabian Cancellara è un ciclista delizioso. Splendido da guardare in bicicletta, imponente nei suoi 186cm per 80 kg, fantasioso e divertente nella sua condotta di gara marziale e sicura di sè. E stavolta gioca in casa. Già iridato contre-la-montre mercoledì, il Rapido di Berna potrebbe fare quello che in tanti hannoprovato a fare, andando ad aggiungere l’ennesimo trionfo ad un 2009 che gli ha già regalato molti abbracci delle miss. La testa c’è, bisognerà vedere se gli reggeranno le gambe. I suoi innegabili progressi in salita potrebbero non bastare su un percorso che sembra essere effettivamente troppo duro per i suoi mezzi. Lo stato di forma che sta attraversando lo pone di diritto a terzo favorito.

Da tenere d’occhio:

  • Sappiamo fin troppo bene che nel ciclismo è difficilissimo vincere da favoriti. Oltre i nomi descritti in precedenza, occorre a mio avviso tenere d’occhio una serie di corridori che fanno paura, anche se non troppo pubblicizzati, che sperano di ripetere l’impresa di un certo Alessandro Ballan. Primo fra tutti…Alessandro Ballan! Il veneto di Castelfranco, un mondiale alla chetichella (con una splendida azione di potenza, che in molti tra gli addetti ai lavori si aspettavano). La famosa maledizione della maglia iridata ha colpito anche lui, ma sarà in ogni caso uno da tener d’occhio, specie negli ultimi km. Potrebbero tentare una azione con lui una serie di ciclisti che potremmo chiamare “seconde punte”, ma che seconde punte non sono. Philippe Gilbert, Edvald Boasson Hagen, Samuel Sanchezsono dei ciclisti di prima grandezza, che potrebbero tentare il colpaccio. Il primo potrebbe tentare uno dei suoi famosi (ancorchè quasi mai vincenti) colpi da finisseur, il secondo, se avrà le gambe del giro, potrebbe vincere in qualsiasi maniera (volata, sparata, selezione dura, fuga, sul piano culturale, ecc…). Il terzo è sempre e comunque il campione olimpico, e di solito vive degli autunni magici, specie ora che è uscito dalla Vuelta seduto alla destra dell’embatido.
  • Andy Schleck, Oscar Freire, Alexandre Vinokourov sarebbero favoriti d’obbligo in qualsiasi corsa. Eppure quest’anno per diversi motivi saranno in gruppo, non dico meno temuti, ma non correranno con quell’alone di riverenza che si riserva ai giganti del pedale. Andyno il lussemburghese viene da una Vuelta anonima, da un tour corso in appoggio al fratello (che non sarà della partita). Se sarà corsa dura, sarà uno dei favoriti. Altrimenti ho paura che sarà un po’ impalpabile. Oscarito è da un po’ che non si vede in giro, specie alle premiazioni. Il percorso è un po’ duro per le sue gambe. Ma dicevamo così anche a Verona. Alexandre Vinokourov è notoriamente uno dei miei ciclisti preferiti. L’eroe kazako avrebbe dalla sua anche il percorso: duro e pieno di soluzioni per chi non manca di fantasia. Però è due anni che non corre. E non è poco.

Tutti gli altri, in ordine sparso:

  • La Spagna vanta, oltre ai già citati, un discreto Joaquim Rodriguezche potrebbe provare a sparigliare due-tre giri prima della conclusione. Così come una ipotetica grande coalizione (tanto per stare in tema) dei Paesi Bassi composta da Kim Kirchen, Nick Nuyens ed uno a scelta tra Gesink e Boom. I transalpini ripongono tutte le loro speranze in Pierrick Fedrigo che già qualche volta ha fatto piangere noi azzurri.
  • Per l’est europa un gruppetto formato da Karpets-Kasheckhin-Valjavec-Kreuziger potrebbe tentare di movimentare un po’ i giochi.
  • Per un ipotetico resto del mondo mi piace ricordare Rujano, che potrebbe fare qualcosa nella seconda metà della gara, gli australiani Evans e Rogers, e tre che non vinceranno mai ma meritano almeno una citazione: i giapponesi Beppu, Arashiro e Nishitani.

Gli Azzurri:

  • Non siamo fortissimi, dopo le defezioni di Bettini, Rebellin e Di Luca, ma siamo comunque i più forti. Oltre a Cunego e Ballan abbiamo il regista di gara Stefano Garzelli, che dovrà coordinare le fasi più complicate della corsa in un percorso vicino alle sue terre. Il gregario più forte del mondo Marzio Bruseghin, l’uomo di fiducia del CT Luca Paolini, il (al mondiale) faticatore Michele Scarponi. A questi metteremo vicino un terzetto di campioni che dovranno muoversi uno dopo l’altro per rompere le uova nel paniere a chi spera di addormentare la corsa. Giovanni Visconti non è solo un giovane di belle speranze: è uno che ha vissuto da protagonista le dure classiche estive nel territorio italiano. Filippo Pozzato è uno dei migliori ciclisti in circolazione. Pur se il percorso, per lui, appare eccessivamente selettivo, la sua figura sarà temuta e tenuta d’occhio in gruppo. Dovrà muoversi a qualche giro dalla fine e saranno dolori per tutti andarlo a riprendere. Ivan Basso è un campione. Ha vinto un giro d’Italia e avrebbe vinto molto altro. Quest’anno è entrato nella top 5 di due grandi giri. Se al penultimo giro partirà in progressione, saranno pochi quelli in grado di stargli dietro. Probabilmente non vincerà, ma sarà l’uomo più importante della nostra squadra. Se infatti a Stoccarda nel 2007 Bettini non avrebbe mai vinto senza l’aiuto di Davide Rebellin, quest’anno Damiano Cunego avrà bisogno delle gambe di Ivan Basso.

E per finire il pronostico quasi secco:

  • Ne ho elencati tanti, ne vincerà solo uno. 3 nomi: Cancellara, Valverde e Boasson Hagen. E alfuturo per capire quanto abbia senso fare pronostici nello sport più bello del mondo.
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Compilation: AA.VV. – Haunted by Ghosts

25 settembre, 2009

Ho in arretrato una lunga serie di posts. Primo fra tutti quello sul mondiale di Mendrisio, che sarà l’evento del week-end.
In ogni caso è uscita la compilation della Ghost Records. Ovvero una delle più interessanti etichette italiane. Due nomi per capire il livello?
I Canadians e Dente.
Da dove si scarica? Da QUI.

Riflessioni PosTedesche #1 – Mittelrhein

10 settembre, 2009

Attenzione: post romantico e aulico. Manco l’avesse scritto Lodoletta.
Partendo da Colonia per arrivare a Monaco di Baviera, alcuni treni risalgono la valle del Reno.
È un’occasione straordinaria per veder scorrere davanti a se le immagini di un posto incredibile. Il treno si adagia sulla sponda sinistra del fiume, diretto verso il mezzogiorno. Passata Coblenza, ci si trova catapultati in un paesaggio totalmente fuori dal tempo.
Basse e ondulate collinette di qua e di la, ed in mezzo il grande fiume (forse il più europeo dei nostri corsi d’acqua), padrone assoluto della situazione. Lento, ma mai nè ieratico nè cerimonioso. Semmai portatore di slancio vitale. Una vena che è periferica nella conformazione fisica sia della Germania, sia di tanti altri paesi, ma che scorre in pieno ventre del nostro vecchio (vecchio?) continente. Le montagnole che si succedono sono basse, tappezzate di viti e altre colture. Di tanto in tanto sorgono paesi fatti di un pugno di case con chiesa e campanile in mezzo. Mura senza età si ergono come rocce dal terreno. Castelli occhieggiano sulle erte, ma il campo visivo, e l’atto stesso dell’osservare è confinato concettualmente dal fiume.
Un fiume, di solito, dice tante cose di se. Dall’espressione di un uomo spesso risaliamo alla sua età, al suo umore corrente e con un po’ di attenzione e speculazione alle sue peripezie passate e a i suoi progetti per il futuro. Ma il fiume non ha prospettive temporali: esiste già su tutto il suo percorso, caratterizzato da un verso e dalla direzione, che magari si è pazientemente ritagliato in tempi che per noi uomini non hanno senso. Mi piace pensare, guardando in faccia i corsi d’acqua, che si ritaglino modi di essere a seconda del posto. E se il Reno vive una splendida giovinezza nelle città della Svizzera e della Germania sud-ovest, prima di stagliarsi nella sua splendida maturità europea nella Westfalia  e nei Paesi Bassi, la valle senza tempo nella quale si inserisce mi appare come una specie di vacanza, di quelle con bicicletta e zainone, che il nostro si prende.
Rifiata, il Reno, prima di ricacciarsi nella mischia delle mille città che si trovano subito a nord. E dopo averlo solcato, distinto uomo maturo e prodigo di storia a Colonia, vederlo così, scalzo e spensierato in mezzo alle colline, è una immagine che difficilmente può lasciare indifferenti.