Television – Marquee Moon (1977) [Ristampe]

“Vi insegno io a suonare la chitarra…”
Forse Tom Verlaine all’epoca si rivolse così a tutti quelli che concepivano l’arte delle sei corde come una masturbazione continua e anorgasmica dello strumento…
I Television si sviluppano intorno allo strumento principe del rock, rivoluzionandone il concetto. Se 10 anni prima Barrett la aveva utilizzata per sconfinare nella psichedelia rumoristica, e Tony Iommy all’inizio dei ’70 di fatto stabilisce cosa significa “riff”, Verlaine invece utilizza la chitarra per dipingere figure in movimento che si muovono su uno scenario trateggiato dal suo comprimario. 8 pezzi, 8 rappresentazioni, per entrare nella storia della musica tra i musicisti “immaginifici” .
Si parte forte con “I see no evil” dove emerge l’anima più movimentata della band. Ma subito Venus, il secondo storico pezzo dell’LP chiarisce i ruoli. Frase malinconica di chitarra ripetuta fino alla nausea, sezione ritmica corposa e canto tra l’ingenuo e lo straniato. La ballata Guiding Light lascia affiorare lo parte triste e disillusa della band, mentre brani come Friction e Prove it si ricollegano all’atmosfera che permea il brano iniziale. Elevation è un ritratto simile a Venus, appena più freddo, appena più straniato. Chiude il disco Torn Curtain, lenta litania dove la disperazione di Verlaine viene fuori accompagnata da una chitarra che ricama, ma è come se ricamasse con un ago affilato direttamente sulla nostra pelle.
Il capolavoro del disco è la title-track. 9 minuti introdotti da una sottofondo chitarristico marziale, incessante, supportato da una sezione ritmica mai invadente ma sempre, inesorabilmente, pulsante. Noi siamo semplicemente spettatori di un artista che dipinge sopra questo sfondo. Da momenti più astratti (quasi concettuali) a parti figurate. E il ritornello che spesso giunge come una liberazione. Quello che non manca mai è il pulsare incessante della ritmica di sottofondo. Idea stra-imitata (2 esempi? gli ermetici Blonde Redhead in “Water”, gli intellettualoidi Baustelle in “La guerra è finita”…).
A mio avviso uno dei dischi da avere per capire tante cose: come si può essere grandi chitarristi della storia del rock senza aver mai fatto una videocassetta-seminario; come si può essere insieme musicisti rock e “pittori”; come si può costruire una delle copertine più significative della storia semplicemente rappresentando i componenti della band; come si possono visualizzare immagini stranianti e in movimento semplicemente ascoltando una canzone.

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