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1995 – Smashing Pumpkins – Mellon Collie and the Infinite Sadness (MCIS) [Ristampe]

3 gennaio, 2011

Mellon Collie and the Infinite Sadness – L’originale

In occasione dell’uscita del doppio “Mellon Collie and the infinite power”, rielaborazione dell’originale di 15 anni fa curata dagli Albanopower, due parole sullo storico disco degli Smashing Pumpkins, tanto per rendersi conto di cosa stiamo parlando. Questa recensione venne pubblicata originariamente qui.

Gli appunti sull’ascolto della nuova versione li trovate qui.

Molti tra gli adolescenti quadratici medi di fine anni ’90 si sono nutriti dello spleen di una delle opere più affascinanti del combo guidato da Billy Corgan (prima che tutti lo chiedano: non so se era lui il fratello di supervicky). Disco lungo, per molti aspetti pomposo e ridondante. Se avessero compresso le tracce migliori in un solo disco saremmo di fronte ad un capolavoro immortale. Alla fine della recensione troverete una ideale tracklist che seleziona le mie canzoni preferite, le dispone in una scaletta ideale, e che dura tanto da stare in un solo disco.
Ma veniamo al dunque: Mellon Collie è una raccolta di canzoni (checchè ne dica il buon Corgan, non vedo nessun concept omogeneo dietro alla miriade di brani) che spaziano su molti generi. Se volete assaporare un affresco dei vari stati d’animo di un ragazzetto perso nei labirinti dei problemi personali e preso ogni tanto da slanci nichilisti e egocentrici, questo è il disco che fa per voi.
I brani buoni sono tanti, a partire dal pianoforte struggente della title-track.
Nella categoria “inni generazionali”, della quale Corgan è uno dei leader indiscussi, fanno parte Zero, Bullet with butterfly wings, Thru the eyes of ruby, Muzzle, Here is no why e Bodies. Brani che attraverso la distorsione corposa (un decennio di grunge ha insegnato molto al gruppo, che però spesso si lascia sedurre anche da velleità rumoristiche, con risultati di dubbio gusto…) e la voce stridula ed egocentrica di Corgan costruiscono atmosfere oscure rotte da ritornelli epici (vero punto di forza di quello che era, innanzitutto, un gruppo rock). Chi non ha mai registrato una cassettina (vogliamo ricordare i tempi delle compilation su nastro, descritte dal pioniere Hornby in Alta Fedeltà?) che iniziava con “the world is a vampire”.
Del succitato lotto Bodies, seconda traccia della seconda parte, svetta come il ritornello migliore, per la grossa(nel senso di grezza) distorsione, per alcune aperture con testo azzeccato, per il testo che è da solo un aforisma generazionale: “love is suicide”. Zero e Bullet sono pietre miliari delle schiere di gruppi da scantinato, che spesso le inseriscono nelle loro serate. Zero merita anche una parentesi a parte per il discorso magliette. Difficile trovare uno slogan così potente e immediato come la mitica t-shirt nera con scritta e stella grigia. Una specie di divisa del popolo delle zucche…
Diverso è il discorso per l’altro grande blocco di pezzi, che è quello delle ballad. In bilico tra l’esercizio pop ben riuscito e la lagna, Corgan mette in fila un bel filotto di schitarrate da far invidia ai maestri della melodia (Gigi d’Alessio,siediti che non parlavo di te…). Andiamo ad elencarle: Tonight Tonight, To forgive, Love, Cupid de locke, Take me down, Thirty-three, In the arms of sleep, 1979, Stumbleine, We only came out at night.
Sicuramente Tonight tonight rimane uno dei brani meglio riusciti del gruppo. Bellissimo anche il video, in cui immagini ed esplosioni sonore si compenetrano alla perfezione. L’uso degli archi risulta riuscito, poichè si mantiene appena un pelo sotto il pacchiano, cosa rara quando si incontrano violini e chitarre distorte (un esempio: November Rain dei Guns ‘n’roses). 1979 è l’episodio più riuscito a mio avviso, poichè coniuga minimalismo, buona melodia, voce tranquilla. Una tra le ballad più serene scritte da gruppi “tristi”. Stumbleine inoltre nella sua semplicità è una canzone disillusa che si inserisce nel filone, iniziato dai Velvet Underground 30 anni prima, delle “fotografie metropolitane notturne”.
L’ultimo blocco comprende i tentativi sperimentali e la mondezza. Scusate gli eufemismi, ma le pose da gruppo alternativo che ogni tanto figurano in questo disco fanno ridere i polli. Esempi: Tales of a schorched earth, an ode to no one (con tanto di insulto nel titolo, messo tra parentesi), where boys fear to tread, beautiful, lily, e altre che ora dimentico. Corgan e compagni sembrano voler piazzare qua e là qualche pezzo fatto di distorsioni o di strumentazione elettronica quasi a voler dimostrare di essere un gruppo alternativo “militante”. La mia opinione: cari smashing pumpkins, siete stati un gran bel gruppo grunge, avete consegnato ai nostri stereo e ai nostri pomeriggi tutti walkman e camminate di periferia dei ritornelli memorabili, perchè atteggiarsi a sperimentatori?
Mellon Collie è uno degli affreschi più lucidi ed eterogenei del quasi-grigiore che permea certi periodi nell’adolescenza. È un disco che avrà fatto prendere in mano la chitarra (o il basso) a centinaia di migliaia di ragazzi in tutto il mondo.

Una possibile tracklist ideale:

1. Bullet with butterfly wings
2. Tonight tonight
3. Zero
4. Stumbleine
5. Love
6. Here is no why
7. We only came out at night
8. Thirty-three
9. Muzzle
10. Thru the eyes of ruby
11. Bodies
12. 1979

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