Archive for the ‘ciclismo’ Category

Tour de France 2011 – 12a tappa: Cugnaux – Luz-Ardiden

14 luglio, 2011

Finalmente i Pirenei. E proprio nel giorno della festa nazionale francese.

Tappa 12: Cugnaux - Luz Ardiden. fonte: letour.fr

Tappa 12: Cugnaux - Luz Ardiden. fonte: letour.fr

Con un profilo così, questa tappa non può fare altro che richiamare alla mente quel mattocchio di Richard Virenque, che ha trovato un suo degno erede nell’attuale maglia gialla Thomas Voeckler. Difficilmente oggi riuscirà a mantenerla, T-Blanc. Me lo immagino magari ai piedi del Tourmalet, a denti stretti, col suo profilo alsaziano che scruta l’orizzonte e le sue gambe che cominciano a cigolare. Un compagno di strada che magari gli dice: “T, allora molliamo la gialla” e lui che gli risponde sornione: “Caro mio, io la gialla ce l’ho in testa”.

Gialla che probabilmente passerà sulle spalle di uno a scelta tra Evans (molto probabile), Andy Schleck e Ivan Basso. Proprio il nostro Ivan avrebbe dovuto cerchiare col pennarello rosso questo giorno, più che altro per rinverdire i fasti di quella prima metà degli anni ’00, quando accompagnava le roi américaine su e giù lungo i tapponi, ultimo a mollare la presa. Oggi Basso ha la possibilità di dimostrare se questo tour vuole vincerlo, oppure se si accontenterà di stare in mezzo ai ragionieri che alla fine tireranno le somme e si ritroveranno, probabilmente, a conteggiare sulle dita di una o due mani i minuti accumulati da Contador.

Proprio Contador in questi giorni è stato al centro di indiscrezioni, voci, possibili ritiri. Davide Cassani in cronaca ha giustamente chiosato: “Se stesse male veramente, non lo saprebbe nessuno”. Questo sbandierare ai quattro venti la presunta indisposizione del fenomeno madrileno sa molto di pretattica e di mani avanti. Più probabile che quelle che metterà davanti oggi il buon Alberto da Pinto saranno le ruote della sua bicicletta, in una probabile progressione ad alta frequenza di pedalate, verso l’arrivo a Luz-Ardiden, cercando di ricalcare in maniera quasi pedissequa gli eventi di una giornata particolarissima  per chi lo ha preceduto, solo pochi anni fa.

Il resto? Spiccioli. La prima parte del tour è finita: non ce ne vogliano campioni come Hushovd e Gilbert, o gli altri vincitori come Cavendish e Boasson Hagen, ma da oggi si lascia spazio ai big.

Tour de France 2011 – Tappa 6 – Dinan – Lisieux

7 luglio, 2011

Tappa nervosissima, quella di oggi. Ben più di quella di ieri che pure si è rivelata insidiosissima, vinta alla fine da un Cavendish in gran spolvero che alla fine ha ricordato il miglior McEwen, sfruttando scatti e controscatti (finalmente Boasson Hagen!) per piazzare la sua ruota davanti a quella, per dire, di Gilbert.

Oggi è già tardi, la fuga è ben avviata e potrebbe avere pure qualche possibilità. Ma gli ultimi 100 km sono così caotici e squilibrati, che può succedere di tutto. Gli stessi big dovranno guardarsi da buchi, cadute e ventagli vari. Io, come nome secco, dico ancora Daniel Oss. Già nei primi 10 ieri (davanti ad Hushovd), il trentino di Pergine sta già facendo un grande tour, in appoggio a corridori più blasonati, ma secondo me prima o poi piazzerà la sua zampata.

STAGE 5 – Carhaix – Cap Fréhel

6 luglio, 2011

Ieri grandissimo finale di tappa con alcuni big a contendersi la vittoria. Gilbert fa il grillo, ma anche con una condotta meno generosa difficilmente avrebbe messo la sua ruota davanti a quella di Evans e Contador. Lo spagnolo per l’ennesima volta mostra agli scettici chi è il vero fenomeno. Certo, si potrebbe scrivere che il suo è stato uno scatto di nervosismo, oppure recitare il classico adagio “lo ha fatto più per dimostrare a se stesso” eccetera. Ma, così come al giro d’Italia Contador sul primo dentello piazzò una zampata che destò non poco scalpore e ispirò il vaniloquio di migliaia di tastiere, è probabile che anche qui al tour questa dimostrazione di forza e autorità non sia né un segnale, né “messa a tacere”, bensì semplicemente azione pura di uno che quando la strada sale è il più forte.

Esistono tanti tipi di tifosi di ciclismo: l’innamorato del secondo, il monotematico, il nostalgico, quello che “la squadra”, quello che “le radioline”, e innumerevoli altri, forse uno per ogni tifoso. Contador difficilmente riesce a scaldare alcuni animi, forse perché l’estrema mobilità della sua dinoccolata andatura in salita, la frequenza di pedalata altissima, l’apparente facilità delle sue azioni, i suoi tratti che non sembrano contrarsi se non in una specie di ghigno che permette ai suoi denti bianchi risaltare sulla pelle scura, formano un insieme che coinvolge meno di altri. Chiedete ad esempio di Evans: in tanti, più che la sua splendida azione che gli permise di vestire la maglia iridata a Mendrisio, ricorderanno la sua tragica crisi al giro d’Italia 2002, verso Folgaria. La compassione per quell’allora giovane scalatore che veniva vinto dalle pendenze, dura fino a oggi, nove anni dopo, quando l’australiano si è cresciuto in un atleta scaltro e vincente, capace di vincere con un colpo di reni, e le mani basse sul manubrio, sulla prima salita del Tour de France. Lo stesso Tour de France, tra il resto, che privo degli abbuoni non permette al ciclista che ha dimostrato di più in queste prime tappe di vestire la maglia gialla.

Oggi tappa di trasferimento. Probabile bagarre negli ultimi km, per il nervosismo del percorso, tra zampellotti e insidie varie. Tuttavia difficilmente i velocisti si faranno scappare questa occasione per duellare in volata. Aspettiamo Cavendish, ma lo stesso Hushovd (nella top 10 ieri) potrebbe dire la sua in un finale molto adatto a lui.

Tour de France 2011 – Tappa 4 – Lorient – Mûr-de-Bretagne

5 luglio, 2011

Che fine ha fatto il treno HTC? A cosa stava pensando Basso quando si è staccato su un – pur spettacolare, ventoso, epico – cavalcavia? Ci sarà qualcuno in grado di insidiare Gilbert su un arrivo come quello di oggi?

Ieri sostanzialmente tappa innocua, che ha visto uno splendido Farrar, trainato dalla maglia gialla-iridata, esultare nel suo quattro luglio e ricordare il compianto amico Weylandt. La Garmin si conferma squadrone affiatato e puntuale. Sbaraglia tutta la concorrenza, compreso l’organizzatissimo treno degli HTC e guida il suo velocista ad una bellissima vittoria su un Feillu in gran spolvero. Cavendish si deve accontentare di un quinto posto che dovrà essere migliorato al più presto. Il nostro Petacchi alla fine rinuncia a volare: piazzato discretamente negli ultimi km perde la ruota giusta e conserva la gamba. Discreto il lavoro dei Liquigas per Sabatini (ma Oss non me la racconta giusta), coinvolti però nel caos generale all’ultima semicurva (caduta di Dumoulin).

Il GPM di giornata era uno spettacolare ponte. Detta così sembra una barzelletta, per quelli che dovranno scalare l’Alpe d’Huez. Eppure, complice il vento e la tensione esplosiva delle prime tappe, il nostro Ivan Basso rimane attardato nel ventaglio che spezza il gruppo. Vogliamo sperare si sia trattato di distrazione, che sia stato un gioco e non un fuoco. Vogliamo solamente ricordare che anni fa la allora sua CSC in ventagli come questi faceva fuori avversari per il podio: l’anno era il 2004, l’avversario era Iban Mayo, la tappa arrivava a Wasquehal. Oggi, fortunatamente per Ivan, né la BMC di Cadel Evans, né la Leopard dei fratelli Schleck (e di Cancellara!) approfittano della situazione, e a Ivan non resta altro che accodarsi nel primo gruppo, e tirare un sospiro di sollievo.

Tour de France 2011 - Tappa 4 - Lorient - Mûr-de-Bretagne

Tour de France 2011 - Tappa 4 - Lorient - Mûr-de-Bretagne - fonte: letour.fr

Tappe come quella di oggi fanno la bellezza di un grande giro. Mi piace ricordare quel bellissimo arrivo a Gemona, al giro d’Italia 2006, vinto da uno Stefan Schumacher al culmine della sua tecnica e versatilità, come esempio di tappa adatta alla battaglia di cacciatori purosangue. Quest’oggi aspettiamo tutti quello che da un po’ di tempo cannibalizza molte corse in linea. Per dare un’idea della forza di Gilbert secondo me basta affiancare allo straordinario filotto al trittico delle Ardenne il nono posto al Fiandre e il terzo alla Sanremo. Un corridore capace di lasciare il segno in tutte le tipologie di classiche di primavera, che l’anno scorso ha vinto (ed era il secondo anno consecutivo) il Lombardia, insieme al Piemonte e alla Parigi-Tours. Lui stesso ha dichiarato “In arrivi del genere l’unico che mi può battere è Peter Sagan, ma non è al Tour“. Lo aspettiamo anche oggi, per una nuova prova di forza. Speriamo (e crediamo) di poterci divertire vedendolo lottare, oggi, con Vinokourov in primis (un altro che di Liegi ne ha vinte due), con un Cancellara che starà scalpitando per vincere una tappa (e magari prendersi la maglia gialla) e tanti altri che scatteranno negli ultimi chilometri, fatti di due balze. Il punto più difficile è dai meno due alla flamme rouge. Con 170 km alle spalle le gambe saranno durissime, e ne risentirà anche la testa.

Tour de France 2011 – Tappa 3: Olonne-sur-Mer – Redon

4 luglio, 2011

La bellezza del Tour de France, nelle primissime tappe, è che se non sei un fuoriclasse difficilmente indosserai la gialla. Nell’ultimo lustro la maglia più ambita è stata indossata soprattutto da Fabian Cancellara (una piccola parentesi anche per Alejandro Valverde, che in quanto a classe non si fa certo parlare dietro). Ma il primo nome che troviamo negli almanacchi, diverso dalla locomotiva svizzera, è quello di Thor Hushovd: atleta dalla classe cristallina, velocista atipico tra i velocisti atipici, si distingue soprattutto per la sua eleganza e per il suo strapotere negli arrivi né  piatti, né ripidi. Grazie all’ottima prova della sua squadra indossa la gialla, che potrà conservare per qualche giorno, magari difendendola dagli assalti dei cacciatori di tappa da domani fino al fine settimana. Ci sarebbero da spendere due parole anche per la prova opaca di Contador, che continua ad accumulare distacchi da Andy Schleck e da Cadel Evans: a questo punto lo aspettiamo già pimpante sul massiccio centrale.
Oggi finalmente giornata di volate. Sarà bello vedere i treni, ancora compatti, organizzarsi per riprendere i fuggitivi. Così come seguire i capitani davanti ad evitare le cadute, i tentativi di ventaglio, le lunghe sequenze in pianura, dai colori accesi dell’estate francese. Chi tenterà il coup d’épée dans l’eau ? Qui diciamo: nessuno. Oggi spazio ai velocisti: Cavendish, Petacchi, Farrar, Goss e lo stesso Hushovd, per un ultimo km che si preannuncia rovente.

Tour de France 2011 – tappa 2: Les Essarts – Les Essarts (Cronosquadre)

3 luglio, 2011

Due notizie quest’oggi: una scontata e una molto meno.

Quella scontata è che Philippe Gilbert vince staccando tutti su uno strappo nel finale di tappa. Il vallone porta a casa anche la maglia gialla, e non è detto che non la conservi oggi, giorno di conosquadre corta e piatta. Gilbert ormai ci ha abituato a queste prodezze, ma non dobbiamo commettere l’errore di non sottolinearle abbastanza. Mette la squadra a tirare, nel finale nervoso, aspetta sornione lo scatto di Cancellara (lo svizzero c’è e si rifarà presto, magari già oggi) e Vinokourov poi sopravanza e scatta imperioso: lo rivedranno solo dopo l’arrivo, mentre indossa la maglia dello stesso (attuale) colore dei suoi capelli.

La notizia meno scontata è che Contador è staccato di oltre un minuto da Evans (secondo classificato, a soli 3 secondi). A memoria è difficile ricordare un distacco così importante dello spagnolo, tanto più grave perché subito a causa di una caduta. Disattenzione, mancato lavoro di limatura, mancato ricongiungimento in seguito sono segnali non incoraggianti per iniziare la gara più difficile del calendario. Tra l’altro Andy e Frank-sto-sempre-a-terra Schleck sono passati indenni, e persino quel gatto di marmo di Ivan Basso (che rilascia tra l’altro una bella dichiarazione: “Niente di cui gioire”), fino alla neutralizzazione ai meno 3 se ne sta guardingo nelle prime 20 posizioni, come da abc. Si preannuncia quindi, per il favorito numero 1, un tour tutto in salta. Terreno, a dire il vero, a lui ben congeniale.

Oggi cronosquadre corta e piatta, perfetta per team specializzati come la HTC o la Garmin. I distacchi dovrebbero essere contenuti, e la stessa Liquigas potrebbe sfoderare una dscreta prova, tutta coordinaziine e spirito di squadra. La maglia gialla è pronta a passare dalle spalle di Gilbert a quelle di qalcun altro (Evans?).

Tour de france 2011 – Percorso e partecipanti

2 luglio, 2011

Il gradino più alto delle corse a tappe di questi primi anni ‘10 sembra essere una materia di discussione piuttosto noiosa. Parlare di grandi giri in questo momento è parlare di Alberto Contador, che finora non ne ha sbagliato uno, e arriva da quella che è stata probabilmente la prova più esaltante di tutta la sua carriera. Un giro d’Italia corso da protagonista e padrone, vissuto, rivoltato come un calzino, animato quando c’era da animare, addormentato quando c’era da stare tranquilli. Alberto si presenta alla partenza del tour per l’ennesima volta da primo favorito, e già dalla primissima tappa (quest’anno in linea, con finale nervosissimo che farà fuori un bel po’ di velocisti) potrà mostrarci chi comanda. Sarà protagonista lungo tutto il tragitto, fino alla lunga crono della penultima tappa. Noi però aspettiamo la sua firma nella tappa regina di questo Tour: quella 18a con arrivo al Galibier, dove potrebbe ancora di più contribuire a tratteggiare quella che ormai sta smettendo di essere storia e si sta sempre più tramutando in leggenda.

Andy Schleck e Ivan Basso sono i primi indiziati per gli altri gradini del podio. Il secondo in particolare è chiamato a mostrarci le sue abilità in salita, dopo lo splendido ma ormai lontano giro 2010. Ci auguriamo che il trittico (diciamo due tappe e una figura) pirenaico tra la 12a e la 15a tappa gli ricordi i fasti della prima metà dello scorso decennio, quando accompagnava, ultimo a stancarsi, Armstrong nelle sue progressioni verso le vette. Del più piccolo dei fratelli Schleck si è già scritto tantissimo. Noi ci limitiamo ad osservare il suo immenso talento, la sua eleganza in bicicletta e la sua dedizione alla causa famigliare. Andy sembra quasi più contento quando vince suo fratello Frank, qui chiamato a vincere almeno una tappa: potrebbe essere la 17a, con arrivo a Pinerolo, o la 19a sull’Alpe d’Huez. Quest’anno però Andy potrebbe spingere ancora di più sull’acceleratore, e magari cercare di seguire una tattica più spregiudicata, se non scriteriata. Potrebbe dire la sua all’arrivo a Luz Ardiden, nella 12a tappa, e magari impostare di conseguenza la seconda parte del tour.

Chi invece a mio avviso porterà a termine una grande prova è Cadel Evans: qualsiasi risultato andrà bene, per l’australiano. La maglia gialla inseguita per una intera carriera anche stavolta sembra essere un sogno di difficile realizzazione. Ci aspettiamo però la sua solita condotta di gara: grintosa, battagliera, coi denti stretti e lo sguardo fisso verso i Campi Elisi. Potrebbe essere il terzo incomodo tra Andy e Ivan.

Gli altri interessati alla classifica si dividono in due categorie: i ragionieri e Vinokourov. Spendere più di due righe per i vari ragionieri potrebbe essere già troppo: li conosciamo già tutti. Kloden, Leipheimer, Kreuziger (con l’attenuante della maglia bianca), Horner, Wiggins, e tutti quegli altri che tenteranno di stare attaccati al gruppo dei migliori quando la strada sale, magari rientrando nella top 10 con una fuga. Vinokourov invece già ce lo immaginiamo, nella sua sovietica postura, pronto a mostrare tutto il suo carnascialesco talento nello sparigliare, scattare inutilmente, tentare fughe improbabili e magari andare a vincere tappe insensate (per esempio la nervosa 8a) duellando con avversari che dovrebbero invece “sentirlo e non sentirlo”.

I cacciatori di tappe, infatti, si potranno esercitare nelle già citate 1a e 8a, nelle indecifrabili e dentellate 9a e 10a, potranno misurarsi con il solito tributo a Pau nella 13a, e sfogarsi nel preludio alle Alpi della 16a. Il nome più importante è Philippe Gilbert. Faro delle corse in linea degli ultimi anni, vorrà lasciare la sua firma anche nella Boucle, magari (e sarebbe la ciliegina), tentando l’assalto alla maglia gialla nella prima tappa, dove si dovrà difendere però anche dagli assalti di Cancellara (che però prenota per la classica crono del penultimo giorno) e Samuel Sanchez, se la sua anima più combattiva prevarrà su quella calcolatrice. Lo aspettiamo con ansia anche nel filotto dalla 4a alla 6a: tre tappe tecnicissime, che sembrano disegnate per gli amanti delle classiche. In questo contesto, spazio anche per il nostro Damiano Cunego, che dopo aver perso per quattro secondi il giro di Svizzera tenterà l’assalto almeno ad una tappa (magari la 16a, con arrivo in picchiata verso Gap, magari al termine di una fuga, o sull’Alpe d’Huez, con un chilometraggio favorevole). Con loro anche il campione del mondo Thor Hushovd, che difficilmente evita di portare a casa almeno una tappa. Altri più o meno accreditati saranno Boasson Hagen, se riuscirà a ritrovare la forma che gli permise di essere protagonista al giro di qualche anno fa e Luis Leon Sanchez.

Il resto è velocità e fughe da lontano. Le bandiere che sventoleranno dovrebbero essere rispettivamente quella del regno unito e quella francese.

Cavendish, che difende l’union jack dall’isola di Man, occupa idealmente una terza nicchia, quella della volate, accanto a quella di Contador per le corse a tappe e Gilbert per quelle in linea. Il velocista dovrà difendersi da una schiera di biciclette che tenteranno di alzare le braccia davanti al lui negli arrivi (probabilmente) delle tappe 3a, 5a, 7a, 11a, 15a e naturalmente 21a. Gli avversari più insidiosi saranno l’eterno Petacchi, Tom Boonen, Tyler Farrar, Andrè Greipel e Matthew Goss.

Infilarsi in una fuga al tour è un mestiere difficilissimo: Voeckler e Moncoutiè ci hanno costruito sopra due belle carriere. Altri nomi potrebbero essere Popovych (ahilui), Chavanel, Casar, Kyrienka, insieme ai tanti che, trovato il pertugio giusto, stringeranno i denti e aguzzeranno l’ingegno per mettere la loro ruota davanti a quella di chi fino ad un attimo prima è stato amico e compagno di centinaia di chilometri. Le tappe più indicate saranno soprattutto la 9a e la 10a.

I pronostici nel ciclismo sono un esercizio inutile. Basta un chiodo, una buca, una salsa andata a male nella cena della sera precedente per compromettere mesi di preparazione. Inutile e noioso (come spiegato in precedenza) discutere della maglia gialla. Ci si aspetta però grandi prove da Cunego e Cancellara. Per gli outsider italiani un nome secco: Daniel Oss. Perché correre un grande Tour de France non vuol dire solo ed esclusivamente vincerlo.


“Ik ben god niet” – Non era Dio.

13 ottobre, 2009

Per fortuna che mi piace il ciclismo, almeno ho occasione di parlarne un po’. E non scrivere, nei post sull’argomento, solo coccodrilli o, peggio, storiacce che con lo sport più bello del mondo non hanno nulla a che fare.
Questa volta, però, il post è proprio un simil-coccodrillo. Franck Vandenbroucke (per tutti VDB), ciclista, è morto.
Come i miei ~10 lettori (non è una citazione, così dice ShinyStat…) sanno, ho iniziato a seguire il ciclismo dal 2003. L’anno di grazia di Franck VDB, il 1999, lo ho mancato di ben 4 anni. Ma il ciclismo è uno sport che vive delle proprie tradizioni, e dove l’aura di un corridore si spande e influenza il plotone ben più delle vittorie, o dei momenti nelle quali siano state conseguite.
Franck Vandenbroucke (per tutti, VDB), nel 1998 vinse la Gand. Nel suo anno magico aveva fatto 2o al Fiandre e aveva vinto la Liegi. Nella seconda parte della stagione,2 tappe e un 12o posto nella generale alla Vuelta, più un ottimo 7o posto a Verona, nonostante un polso fratturato.
Poi quasi più niente, a livello sportivo. I ciclisti sono innanzitutto uomini. Sanno fare il proprio lavoro sono in certe condizioni. VDB da 10 anni a questa parte non è più riuscito ad esprimersi ai livelli del 1999, ma i suoi continui tentativi di risalire la china sono una testimonianza di come dentro di lui ci fosse la volontà innanzitutto di fare il ciclista. Perchè ogni corridore, con il solo gesto delle gambe mulinanti, onora questo splendido sport e la splendida filosofia, un po’ mattocchia, che c’è dietro.
Nella generazione di grandi interpreti che ha infiammato la strada alla fine dello scorso decennio, quasi si contano più i morti che i vivi.
Che la terra gli sia lieve.
Vedi anche (due righe da parte di amanti del ciclismo)

Mondiali di Ciclismo – Mendrisio 2009 – I favoriti

26 settembre, 2009

Mentre sorridiamo per le belle imprese di Italbici in rosa (FYI: Guderzo da Marostica,1a e Cantele da Varese 3a, con il fenomeno del pedale femminile Marianne Vos a guardarle abbracciarsi, dal 2 gradino), sale altissima la tensione per l’appuntamento mondiale in linea dei pro’.

fonte immagine: www.mendrisio09.ch

Il percorso è molto duro. Una prima salita all’inizio del circuito, e un altro strappo sul finire, per arrivare ad un traguardo che anche questa volta premierà necessariamente un fuoriclasse.

I miei favoriti:

  • Come al solito l’Italia dovrà fare la corsa. La nostra superiorità rispetto al resto del gruppo è palese anche quest’anno: a noi gli oneri e gli onori di lavorare per ricucire, e di prendere l’iniziativa per evitare la vittoria di quello che è il mio favorito numero 1: Valverde.Il murciano arriva con la maglia amarillo di una Vuelta vinta ma non stra-dominata, nella quale è rimasto a secco di vittorie, e non abbiamo dubbi che vorrà aggiungere alla sua collezione di medaglie iridate (ne ha già tre: due argenti ed un bronzo), finalmente anche quella più preziosa. Se si arriva in volata, sarà quasi impossibile batterlo. Se parte un gruppetto, sarà difficile staccarlo. Ballerini dovrà inventarsi una tattica alla…Antequera per portare a casa il 4 (quarto, sono tre anni che il resto del mondo torna a casa con le briciole) mondiale di fila.
  • Abbiamo un favorito anche noi, in ogni caso. Damiano Cunego, da sempre criticato per ogni cosa che fa, quest’anno sembra fare davvero paura. Due tappe vinte bene alla Vuelta (per dire,l’anno scorso il futuro iridato Ballan ne vinse una sola. Per dire.), sono il biglietto da visita migliore per quello che sarà la nostra punta di diamante.
  • Fabian Cancellara è un ciclista delizioso. Splendido da guardare in bicicletta, imponente nei suoi 186cm per 80 kg, fantasioso e divertente nella sua condotta di gara marziale e sicura di sè. E stavolta gioca in casa. Già iridato contre-la-montre mercoledì, il Rapido di Berna potrebbe fare quello che in tanti hannoprovato a fare, andando ad aggiungere l’ennesimo trionfo ad un 2009 che gli ha già regalato molti abbracci delle miss. La testa c’è, bisognerà vedere se gli reggeranno le gambe. I suoi innegabili progressi in salita potrebbero non bastare su un percorso che sembra essere effettivamente troppo duro per i suoi mezzi. Lo stato di forma che sta attraversando lo pone di diritto a terzo favorito.

Da tenere d’occhio:

  • Sappiamo fin troppo bene che nel ciclismo è difficilissimo vincere da favoriti. Oltre i nomi descritti in precedenza, occorre a mio avviso tenere d’occhio una serie di corridori che fanno paura, anche se non troppo pubblicizzati, che sperano di ripetere l’impresa di un certo Alessandro Ballan. Primo fra tutti…Alessandro Ballan! Il veneto di Castelfranco, un mondiale alla chetichella (con una splendida azione di potenza, che in molti tra gli addetti ai lavori si aspettavano). La famosa maledizione della maglia iridata ha colpito anche lui, ma sarà in ogni caso uno da tener d’occhio, specie negli ultimi km. Potrebbero tentare una azione con lui una serie di ciclisti che potremmo chiamare “seconde punte”, ma che seconde punte non sono. Philippe Gilbert, Edvald Boasson Hagen, Samuel Sanchezsono dei ciclisti di prima grandezza, che potrebbero tentare il colpaccio. Il primo potrebbe tentare uno dei suoi famosi (ancorchè quasi mai vincenti) colpi da finisseur, il secondo, se avrà le gambe del giro, potrebbe vincere in qualsiasi maniera (volata, sparata, selezione dura, fuga, sul piano culturale, ecc…). Il terzo è sempre e comunque il campione olimpico, e di solito vive degli autunni magici, specie ora che è uscito dalla Vuelta seduto alla destra dell’embatido.
  • Andy Schleck, Oscar Freire, Alexandre Vinokourov sarebbero favoriti d’obbligo in qualsiasi corsa. Eppure quest’anno per diversi motivi saranno in gruppo, non dico meno temuti, ma non correranno con quell’alone di riverenza che si riserva ai giganti del pedale. Andyno il lussemburghese viene da una Vuelta anonima, da un tour corso in appoggio al fratello (che non sarà della partita). Se sarà corsa dura, sarà uno dei favoriti. Altrimenti ho paura che sarà un po’ impalpabile. Oscarito è da un po’ che non si vede in giro, specie alle premiazioni. Il percorso è un po’ duro per le sue gambe. Ma dicevamo così anche a Verona. Alexandre Vinokourov è notoriamente uno dei miei ciclisti preferiti. L’eroe kazako avrebbe dalla sua anche il percorso: duro e pieno di soluzioni per chi non manca di fantasia. Però è due anni che non corre. E non è poco.

Tutti gli altri, in ordine sparso:

  • La Spagna vanta, oltre ai già citati, un discreto Joaquim Rodriguezche potrebbe provare a sparigliare due-tre giri prima della conclusione. Così come una ipotetica grande coalizione (tanto per stare in tema) dei Paesi Bassi composta da Kim Kirchen, Nick Nuyens ed uno a scelta tra Gesink e Boom. I transalpini ripongono tutte le loro speranze in Pierrick Fedrigo che già qualche volta ha fatto piangere noi azzurri.
  • Per l’est europa un gruppetto formato da Karpets-Kasheckhin-Valjavec-Kreuziger potrebbe tentare di movimentare un po’ i giochi.
  • Per un ipotetico resto del mondo mi piace ricordare Rujano, che potrebbe fare qualcosa nella seconda metà della gara, gli australiani Evans e Rogers, e tre che non vinceranno mai ma meritano almeno una citazione: i giapponesi Beppu, Arashiro e Nishitani.

Gli Azzurri:

  • Non siamo fortissimi, dopo le defezioni di Bettini, Rebellin e Di Luca, ma siamo comunque i più forti. Oltre a Cunego e Ballan abbiamo il regista di gara Stefano Garzelli, che dovrà coordinare le fasi più complicate della corsa in un percorso vicino alle sue terre. Il gregario più forte del mondo Marzio Bruseghin, l’uomo di fiducia del CT Luca Paolini, il (al mondiale) faticatore Michele Scarponi. A questi metteremo vicino un terzetto di campioni che dovranno muoversi uno dopo l’altro per rompere le uova nel paniere a chi spera di addormentare la corsa. Giovanni Visconti non è solo un giovane di belle speranze: è uno che ha vissuto da protagonista le dure classiche estive nel territorio italiano. Filippo Pozzato è uno dei migliori ciclisti in circolazione. Pur se il percorso, per lui, appare eccessivamente selettivo, la sua figura sarà temuta e tenuta d’occhio in gruppo. Dovrà muoversi a qualche giro dalla fine e saranno dolori per tutti andarlo a riprendere. Ivan Basso è un campione. Ha vinto un giro d’Italia e avrebbe vinto molto altro. Quest’anno è entrato nella top 5 di due grandi giri. Se al penultimo giro partirà in progressione, saranno pochi quelli in grado di stargli dietro. Probabilmente non vincerà, ma sarà l’uomo più importante della nostra squadra. Se infatti a Stoccarda nel 2007 Bettini non avrebbe mai vinto senza l’aiuto di Davide Rebellin, quest’anno Damiano Cunego avrà bisogno delle gambe di Ivan Basso.

E per finire il pronostico quasi secco:

  • Ne ho elencati tanti, ne vincerà solo uno. 3 nomi: Cancellara, Valverde e Boasson Hagen. E alfuturo per capire quanto abbia senso fare pronostici nello sport più bello del mondo.

Mondiale 2008 – Varese

28 settembre, 2008

Sono in mega-ritardo, ma voglio lo stesso lasciare due parole sull’evento. Oggi si conclude il mondiale in Italia, come ormai accade ogni 5-6 anni, con un percorso impegnativo, adatto a corridori completi.

Il percorso si snoda a Varese, e consiste nel ripetere un circuito 15 volte per un totale di circa 260 complicati km. La tattica regna sovrana, al mondiale, e le nazioni più forti organizzano sempre tranelli, particolari giochi di squadra, imboscate e sgambetti per risolvere la corsa in proprio favore. Da due anni a questa parte il proverbio è ‘Il mondiale è quella corsa su un circuito da ripetere tante vole e alla fine vince Bettini’. Personalmente credo che anche quest’anno potrà spuntarla un italiano: andiamo quindi a scorrere il solito elenco di nomi da tenere d’occhio:

All’inizio e durante la gara:

Abbiamo il movimento ciclistico più forte e i ciclisti più forti. Sicuramente Bosisio proverà ad infilarsi in qualche fuga, fin dalle prime tornate. Con lui ci sarà qualche ‘solito noto’: immagino un Mosquera, un Lang, un francese a caso, un Pidgorny, e tanti altri che avranno il copmito di dare un senso ai primi giri, importantissimi per far stancare i gregari, a seconda se si percorrano a tutta o ad andatura turistica.

Nei giri medio-finali:

Il nostro uomo è Damiano Cunego, uno che in ogni caso la sua classica prestigiosa quest’anno l’ha vinta. Se si infila in una fuga a 3-4 giri dal termine farà in ogni caso faticare le altre nazioni per riprenderlo. Con lui potrebbero esserci altri ottimi corridori, come Garate, JRodriguez e LLSanchez per la Spagna, Burghardt e Fothen per la Germania, Devolder e Nuyens per il Belgio, un Casar per la Francia, azzardo un Joachim per il Lussemburgo, un Kroon per l’Olanda.

Al penultimo giro:

Qui si inizierà a fare sul serio. Abbiamo un fuoriclasse che sarebbe capitano unico in tante altre nazionali: Ballan. Se Alessandro saprà muoversi bene (diciamo nella seconda metà della seconda salita, al penultimo giro), potrà avere due possibilità: o portare via un drappello e magari,sullo stile di Rebellin a Pechino, andarsi a giocare la vittoria con quelli, oppure, comunque, fuggire via e far sfiancare tutti quelli che non abbiano una maglia azzurra. Il veneto di Castelfranco in questo mondiale, più che mai, rappresenta l’uomo in più della nostra compagine. Insieme a lui si muoveranno pezzi grossi: secondo me Contador non aspetterà l’ultimo giro, così come Wegmann, Gilbert, Chavanel, Kreuziger, uno dei due Schleck (forse Frank), Karpets, Ljungqvist, Zabriskie, forse Zberg, Niemec, un Popovych in forma, il sempre presente Arvesen.

All’ultimo giro:

La penultima tornata avrà deciso la corsa: o in favore dei fuggitivi, o in favore delle squadre meno stanche, e tatticamente più scaltre. Qui si sfideranno, in un finale a metà tra Sergio Leone e Tarantino, tutti i più forti ciclisti in circolazione.

Noi abbiamo il più forte per questo tipo di corse, Bettini, che è il favorito numero 1 per oggi (pare, tra l’altro, che sia anche la sua ultima corsa, ma un ciclista che annuncia il ritiro è meno credibile di Robert Smith quando annuncia la fine dei Cure). Insieme a lui c’è l’atleta tecnicamente e tatticamente più completo della nostra squadra, quel Davide Rebellin già argento olimpico quest’anno, che avrebbe proprio intenzione di buscare la maglia. Spagnolismo d’obbligo, perchè tra gli iberici abbiamo Freire, Valverde e Samuel Sanchez che sono tra i migliori interpreti del ciclismo moderno, e che saranno difficilmente battibili in un percorso del genere. I tedeschi rispondono con Stefan Schumacher, uno in grado di vincere crono al tour e classiche primaverili, uno che se parte da solo è molto difficile da riprendere. Insieme a lui, per i crucchi, c’è sempre Zabel, che in un percorso di questa durezza potrebbe piazzare la zampata, e Ciolek, che quest’anno pare ci abbia preso gusto a vincere su terreni impegnativi. L’Australia deve cercare una corsa più leggera, perchè in caso di arrivo in volata ha Davis, McEwen (che difficilmente si esprime bene in percorsi così impegnativi, però), e Matthew Goss, che potrebbe stupire un po’ tutti. Al giro finale capiremo anche la condizione di Tom Boonen: se sta bene saarà un osso duro per tutti. Illussemburgo risponderà con gli Schleck, a meno che non siano già bruciati. Tra gli altri: Pfannberger per l’Austria, Kolobnev per la Russia, Soler per la Colombia.

Gli altri italiani:

Bruseghin sarà il solito instancabile trenino, che sarà fondamentale nel ‘picchiare’ sulle salite, specie nei giri centrali, così come Tonti(la convocazione più discussa). Tosatto e Paolini saranno indispensabili per la lettura della corsa e nelle trenate in discesa ed in pianura. L’ultimo potrebbe avere anche qualche velleità di fuga.

Il mio pronostico:

In sostanza mi aspetto una corsa dominata dalla nostra squadra, come fu lo scorso anno. Il vincitoreè una incognita, ma per me sarà uno tra Bettini, Rebellin, Ballan e Freire: il futuro per la verifica è molto prossimo.