Archive for the ‘libri’ Category

Fango

17 luglio, 2008
Ultimamente ‘ Fango’ è una parola che ricorre:

e oggi sta rimbalzando tra i tg e nella blogosfera.

Infatti Riccò, protagonista assoluto al tour è stato arrestato (!) perchè positivo ad un test antidoping. Sento già il rumore della tastiera di qualche editorialista che scriverà un bel corsivo sul genere ‘Un ciclismo malato’ e affini.

In realtà questo post riguarda un libro.

Qualche anno fa mi regalarono uno splendido romanzo, ‘Nel fango del Dio Pallone’, di Carlo Petrini (parentesi: se googlate vi uscirà fuori probabilmente un sacco di roba sull’omonimo fondatore di slow food), ex-calciatore molto popolare negli anni ’70. Qui potete vedere una sua intervista da parte dell’ottimo Diego Bianchi, aka Zoro.

Carlo Petrini, nella sua narrazione vera, veristica, spietata prima di tutto con se stesso, racconta la sua vita, come quella di un calciatore qualsiasi, piuttosto bravo, con una buona carriera. La cosa sorprendente è che non tralascia alcun particolare, e piano piano, andando avanti nelle pagine, si capisce quanto di spregevole c’è nel mondo del calcio, e di come i calciatori non ne siano protagonisti, bensì personaggi che recitano un ruolo complesso, con diverse sfaccettature anche conflittuali. Questo ‘ruolo’ è composto da alcuni tratti, non perfettamente distinti, ma più o meno distinguibili:

– Un po’ vittime: le iniezioni fatte prima della partita, con la stessa siringa infilata in 4-5 culi differenti. Cavie da laboratorio per sperimentazioni di presunti guaritori e santoni. Tutto questo al servizio della presenza in campo (anche qui un ruolo che sta tra la responsabilità di dover scendere in campo a causa delle proprie qualità, e il doversi far vedere dai tifosi);

– Un po’ eroi: da brivido il racconto di un giocatore che si sacrifica per provare la nuova sostanza e che quasi ci rimane secco. Ammirato per il gesto dai compagni di spogliatoio, ma sempre in silenzio. E qui veniamo al passo successivo;

– Un po’ mafiosi: ma non certo padrini, piuttosto ‘onesti’ mestieranti. Massima omertà: non si parla mai nè delle pratiche dopanti, nè delle frequenti combine tra squadre per un risultato tranquillo, nè del fatto che un giocatore si porti a letto la moglie di un altro. Massimo silenzio;

– Un po’ lussuriosi: le scopate, continue, con donne sempre pronte, promiscue, sono uno dei pochi argomenti di discussione durante i ritiri. Insieme alle macchine o all’ultima moda del momento (a metà anni ’70? le pistole). Pagine intere di avventure sessuali e di modelli di automobili, dalla prima alla fine degli anni ’60, quando Carlo giocava nel Milan;

– Un po’, anzi, in massima parte, bambini: si riesce a immaginare, scorrendo i capoversi, questo calciatore strappato all’infanzia da un allenatore che il primo giorno di allenamenti lo porta da una prostituta. Gli occhi spalancati di questo ragazzone (guardate la copertina) che vede arrivare soldi a palate, sesso a volontà, automobili, a patto di rispettare alcune regole e non chiaccherare.

Carlo Petrini è stato sicuramente un calciatore dallo spirito libero, ma sempre e comunque inserito come un ingranaggio in un sistema che non tollera intrusioni. Splendide le pagine di critica nei confronti del suo primo allenatore, nome (nume?), quello di Nereo Rocco, che difficilmente sentiamo criticare. E poi il girovagare (fatto raro, all’epoca) per le varie piazze d’Italia. Sembra di guardare un film nel quale cambia lo sfondo ma i protagonisti sono tutti uguali.

E poi, una volta delineato il personaggio, semplicemente tramite una cronaca dettagliata, le tragedie: trattato come la mela marcia ai tempi del calcio scommesse, e cacciato via da un sistema che lo ha creato, che dinamicamente lo ha usato ed ha restituito qualcosa (sesso e soldi), e che non ha esitato a scaricarlo al momento giusto.

Fin qui la recensione. Tralascio il seguito, che è umanamente importantissimo per Carlo, e straziante, e mortifero, ma credo di aver già scritto molto.

Tutto questo per dire cosa? Intanto per invitarvi a reperire informazioni non conformi.
E poi per esprimere la mia opinione.

Penso che il movimento ciclistico ultimamente qui in Italia abbia addosso meno pressioni del calcio. Ma credo che la situazione, a livello di maturazione dell’atleta, non sia troppo dissimile, almeno nei tratti distintivi, da quella descritta nel libro. Considero, nello specifico, Riccò come un prodotto del suo ambiente, che viene allontanato in questo momento come il marcio nero, quando in realtà probabilmente avrà tenuto una condotta simile a quella di tanti altri, che magari già oggi, o domani, o tra qualche anno, verranno scoperti e presi a calci nel (già martoriato da ore di sella) sedere.

Quello che non accetto è che i direttori sportivi (un po’ come i famosi dirigenti nel calcio) cadano perennemente dalle nuvole. Esistono baroni con decine di anni di esperienza nel mondo del ciclismo, e altrettanti corridori, guidati da loro, pizzicati positivi. E ogni volta è come la prima volta, quando dichiarazioneggiano parole dure di ‘condanna nei confronti di persone che hanno sbagliato’. Ma alle quali probabilmente è stato insegnato solo a sbagliare.

Alla fine domani c’è una nuova tappa:

“…c’è sempre un’altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio e che male c’è in questo?…..anzi è piuttosto confortante se ci pensi.” (Nick Hornby, da Fever Pitch)

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Due cose

9 luglio, 2008

La prima: ancora che la gente dice che Dio non esiste. Da ragazzi, adolescenti, con una cassetta degli Smashing nelle orecchie, aspettavamo l’arrivo dell’estate per un solo motivo: acquistare il Cantante Corrirere dello Sport per poi portarcelo in posti tipo Autobus, Cesso, Negozio di dischi usati a Cipro, Zoppo e sprofondare nell’analisi del paginone con i movimenti di mercato, composto da:

<Squadra>

<Acquisti>
</Acquisti>
<Cessioni>
</Cessioni>
<Trattative>
</Trattative>

</Squadra>

e chissà che la fissa per l’XML non sia nata proprio da lì. Il link è questo:
http://sport.kataweb.it/calciomercato/A/

La seconda cosa è che vorrei condividere col mondo intero è uno splendido frammento che ho letto oggi nel romanzo corrente:

Lei […] aveva deciso di piantarlo.

“Perchè?” le aveva chiesto Felisìn.
“Non lo so…Credo che con te non troverò mai la sicurezza di cui una donna ha bisogno.”

L’anno successivo si era sposata con un fabbricante di porte blindate.

Alain Robbe-Grillet

19 febbraio, 2008

Alain Robbe-Grillet, scrittore francese.

È morto il 18 febbraio 2008.

Niccolò Ammaniti – Ti prendo e ti porto via

11 febbraio, 2008

In generale non scrivo recensioni negative. Infatti le quattro ciance che metto insieme sono sensazioni personali, e non mi piace scrivere su cose che voglio rimuovere.

‘Ti prendo e ti porto via’ è una storia abbastanza appassionante che intreccia le vicende soprattutto di un adolescente con le gambe secche e storte, e di un latin lover appena attempato. Il luogo è un paesino sul mare della Toscana.

Il problema sta tutto nello scrittore. Non si può fare lo Stefano Benni se non si è Stefano Benni. Ischiano del Capo vuole essere una Sompazzo più noir, più cinica, priva delle fisarmoniche, dei fiotti di lambrusco e degli squarci sognanti e psichedelici che caratterizzano i racconti dell’altro.

Tante vicende vengono messe sul fuoco, risolvendone una appena, al termine della narrazione. Tante cose accadono senza un senso compiuto. Troppi personaggi sono caratterizzati male, e alcuni importanti caratterizzati troppo poco.

Mi ha lasciato molto amaro in bocca. Magari era proprio quello l’intento dell’autore.

A questo punto torno alla lettura de “I Guermantes”, da “Alla ricerca del tempo perduto”. Ho già perso troppo tempo.

DVD for Microsoft Windows™ , MAC OS X™, Linux, UNIX™

23 ottobre, 2007

Questa scritta campeggiava oggi sulla custodia di un DVD del software MATLAB, insuperabile suite scientifica che permette di fare tutto e il contrario di tutto con una facilità disarmante.
Dalla mia postazione di ‘lavoro’ ho gettato lo sguardo a questo trio di sigle e sono rimasto folgorato da un piccolo particolare.

Qualcuno lo ha notato?

Beh: Linux NON è un marchio. Basta e Punto, come disse ad un seminario uno dei miei miti.

In perfetta sintonia con la mia nuova lettura, NO LOGO di Naomi Klein, apro con questo post una categoria ormai stra-inflazionata sulla piattaforma WordPress: GNU/Linux. Non ho intenzione di mettermi a scrivere quegli splendidi how-to che affollano migliaia di blog, su come si installano gli effetti-desktop o su come avere a disposizione 15 kb di memoria in più, magari sui PC di oggi che assomigliano a delle workstation per animazioni quadridimensionali e che vengono usati per Posta-Porno-MSN.
Voglio solo dire che in questo momento un sistema operativo GNU/Linux è una alternativa semplice e performante. Qualche anno fa avvicinarsi a una distribuzione voleva dire perdere un paio di pomeriggi e ritrovarsi con un sistema utile per programmare ma di solito senza mouse, con un monitor nella migliore delle ipotesi sfarfallante, e con una scheda audio silente.
Oggi installare una distribuzione è semplicissimo. È possibile farlo anche direttamente da Windows. Se volete dimenticarvi l’esistenza dei virus, e fare tutto ciò che facevate prima, solo in maniera molto più semplice e, se vogliamo, elegante, provate:


Goodbye Microsoft™ - debian


Goodbye Microsoft™ - ubuntu

EDIT: Dimenticavo: provate, fate quello che volete, ma prima documentatevi! Se vi serve una mano posso anche aiutarvi, ma non venitemi a dire ‘Quando mi ha chiesto di partizionare ho detto si e mi ha cancellato tutte le foto e le faccine di MSN e ora non riesco più ad accendere il computer ecc…’ RTFM!

Artur Schnitzler – Doppio Sogno (titolo originale: Traumnovelle)

9 ottobre, 2007

Avrei dovuto leggere ‘Doppio Sogno’ svariati anni fa. Almeno da quando vidi una puntata dedicata di ‘Per un pugno di libri’, condotta da Patrizio Roversi. Il barbuto e sinistrorso conduttore non era ancora dedito esclusivamente alle pecorecce, ma simpatiche, scorribande con la Blady.
La storia del romanzo è corta e pregna. Ambientata nel primonovecento che ha fatto da sfondo a tanti immortali capolavori. Di più: siamo a Vienna. Potete già costruirvi da soli il vostro viale con i lampioni, i caffè, i cappotti lunghi dei gentiluomini, tutti biglietto da visita, barba e cultura contemporanea.
La critica ‘seria’ divide la trama in sette momenti. A noi, che non siamo così accademici, piace raccontarla come una storia di desideri non soddisfatti. Dove i motivi, vissuti più che descritti, nella narrazione in terza persona, si tratteggiano pian piano e vengono poi svelati nelle battute finali. Il rapporto matrimoniale è, per sua natura, stabile. Per gli stessi motivi poco eccitante. L’uomo protagonista,Fridolin, si trova davanti svariate occasioni per tradire. Prostitute, donne semplici, fino al baccanale concesso dall’amico povero ma misterioso. Alla fine, un po’ inetto, rimane fedele. Al suo ritorno all’alcova psicanalizza la sposa sul letto, che invece senza mezzi termini narra di un sogno pieno di licenze gioiose e senza rimorsi (vedi anche la forte e consapevole risata che sancisce il risveglio). Il parallelismo tra occasioni create e non sfruttate e sogno vissuto appieno riesce nell’intento di straniare e condurre il lettore nella seconda giornata, dove i postumi della notte si fanno sentire per il nostro (anti)eroe. Splendido il flusso di narrazione che scivola verso la conclusione, prima in un obitorio (quasi che Palahniuk abbia inventato poco e niente) e poi di nuovo in camera da letto, ad assistere alle battute finali della crisi e apprendere il ‘sugo di tutta la storia’.
Doppio Sogno è una storia per gli innamorati delle ambientazioni dell’inizio del secolo scorso. Degli inetti. Degli arzigogoli mentali. Per chi ama leggere di chi cerca slanci vitali insoddisfabili, allo scopo di perdere anche per un solo attimo, di vista la realtà.

Jonathan Coe – La banda dei brocchi (titolo originale: The Rotters Club)

2 ottobre, 2007

Un post su uno scrittore del calibro di Jonathan Coe è un’azzardo. Prendetelo come un umile omaggio, e una specie di regalo per il barbarico re, che so per certo essere appassionato.

La recensione, anche in questo caso, è vetusta, già pubblicata sul sito degli studenti di Fisica. Per chi se la fosse persa lì, per chi non avesse intenzione di andare su ħ.org, per chi è un collezionista dei miei scritti e non si fa scappare neanche le ‘ristampe’, ecco cosa penso del romanzo ‘La banda dei brocchi’:

Prima di leggere un’opera di un autore UK sono sempre carico di pregiudizi. Specie se contemplo una copertina dove troneggia l’immancabile Union Jack (della quale si abusa quasi come della bandiera della pace), terreno dove incedono sgangherati dei ragazzotti jeans e camicia a maniche corte, e già mi sembra di scorrere pagine tutte musica pop (o peggio, finto-rock) e iniziazioni varie.
Promemoria: diffidare delle copertine. Anzi, foderare i libri che si acquistano, specie se “Economica Feltrinelli”.
Dove collocheremmo l’opera nella nostra brava biblioteca ideale? In mezzo ai romanzi di formazione, certo. Ma più che accanto ad un “Giovane Holden”, “La banda dei brocchi” preferisce ritagliarsi uno spazio, infinitesimo per carità, tra un Joyce ed un Proust, se non altro perchè i suddetti mostri sacri scrissero di giovani dai grossi turbamenti interiori e dallo sguardo perennemente perso nel vuoto. L’amore di Coe per il Maestro irlandese, tra l’altro, si svela nell’ultimo capitolo senza tanti giri di parole. Anzi: proprio con i tanti giri di parole che compongono lo splendido flusso di coscienza del personaggio più protagonista della storia.
In “La banda dei brocchi” ci sono tutti gli anni ’70 (neanche fosse un vino Galassi). Li scorriamo attraverso gli occhi di diversi personaggi.
Un eroe locale che nel suo piccolo sembrava aver cambiato il mondo con gli scioperi, che si risveglia sanguinante per una manganellata, negli oscuri 80s dove la Thatcher spegne i residui delle fiamme socialiste.
Un artista-da-giovane, Benjamin, forse protagonista, nel quale si mescolano tante trame: il passaggio dal progressive al punk, dalla scuola al lavoro, da una società di bianchi alla multiculturalità, dalla terra al cielo nel volo di un palloncino.O, se preferite, con la perdita della verginità.
E ancora, gli sguardi persi ed innamorati delle donne, che vivono bene, o meno serenamente, la liberazione sessuale, la condizione di amanti, lo stare in una società che ancora le confina a casalinghe che si lasciano ammaliare dal potere delle parole di qualche sedicente intellettuale.
Ma “La banda dei brocchi” è, innanzitutto, un romanzo di situazioni. E come non esserlo, se si seguono le orme di Joyce. Il passaggio dalla società idealistica dei 70s al riflusso degli ottanta è scritto tutto nella pernacchia di un conducente d’autobus ad un vanesio professore di storia dell’arte.