Archive for the ‘roma’ Category

Due cose

9 luglio, 2008

La prima: ancora che la gente dice che Dio non esiste. Da ragazzi, adolescenti, con una cassetta degli Smashing nelle orecchie, aspettavamo l’arrivo dell’estate per un solo motivo: acquistare il Cantante Corrirere dello Sport per poi portarcelo in posti tipo Autobus, Cesso, Negozio di dischi usati a Cipro, Zoppo e sprofondare nell’analisi del paginone con i movimenti di mercato, composto da:

<Squadra>

<Acquisti>
</Acquisti>
<Cessioni>
</Cessioni>
<Trattative>
</Trattative>

</Squadra>

e chissà che la fissa per l’XML non sia nata proprio da lì. Il link è questo:
http://sport.kataweb.it/calciomercato/A/

La seconda cosa è che vorrei condividere col mondo intero è uno splendido frammento che ho letto oggi nel romanzo corrente:

Lei […] aveva deciso di piantarlo.

“Perchè?” le aveva chiesto Felisìn.
“Non lo so…Credo che con te non troverò mai la sicurezza di cui una donna ha bisogno.”

L’anno successivo si era sposata con un fabbricante di porte blindate.

Fonderia Romana – Fonderia Romana (2008)

12 aprile, 2008

Scrivere su un debut-album è sempre una faccenda complicata. Non si può indugiare in raffronti con le opere precedenti, non si può avere il beneficio del pregiudizio, non si può accusare la band di commercializzazione.

La Fonderia Romana è un combo costituito da cinque personalità ben distinte che sembrano provenire da universi molto differenti. Il gioco (inglesismo) che propongono è un funk-rock ballabile dalle tinte psichedeliche. L’ossatura dei brani sta nella sezione ritmica fatta di basso pulsante e onnipresente insieme con una batteria essenziale ed efficace. Su questo tappeto (da fachiro) si sfidano e si rincorrono tastiere e chitarra. Nel momento in cui la cantante riesce a prendere tutti per mano dosando gli squilibri, scaturiscono melodie gradevoli e trascinanti.

Il disco, dunque.

Si parte forte con “Voci”. Già ascoltata sul demo, inizia con un riff di basso da accademia del funk, tastiera colorata e litania incessante, più onomatopeica che narrativa (grande punto di forza, devo dire).
La successiva title-track è sufficientemente programmatica. Basso-tastiera che altalenano ritmicamente, contraltate da una chitarra carica di elettricità fino all’inevitabile intermezzo balla-e-ascolta. Ottima per diffondere il monicker-slogan.
In “Senza Orme” viene fuori più chiaramente la personalità della chitarra: una sintesi democratica di Hendrix e Max Casacci, che saltella sul groove costruito dagli altri.
Segue un trittico cruciale.
“Libere Evasioni” è il brano migliore del disco, a mio avviso. Si potrebbe dire che è semplicemente la canzone che i Subsonica non sono più capaci di scrivere. Parte con una frase sommessa di tastiera, dove si inserisce una voce disillusa ma già sorniona. Irrompe il basso, a calciare via la calma, e via si ricomincia col ritmo forte. Per poi ritornare nella strofa, al racconto intimo della voce. Da brividi il frammento “Forse / il mondo è un’ illusione / e l’arte è sua evasione”. Termina con una specie di risata che introduce un po’ alla successiva Ironia.
Se “Libere Evasioni” è la sintesi, “Ironia” è un bel pezzo di tesi. Il lato più raccolto delle sonorità del gruppo viene fuori bene, nella strofa, grazie ad un arpeggio “classico” e delle gradevoli linee vocali. Fino ad arrivare all’imprevedibile break forsennatamente psichedelico, ricco di effettistica e controcanti.
La ‘Nube dell’Ignoto’ è probabilmente uno dei brani-chiave dei concerti, per la sua esplosività controllata. Parte con un sostenuto groove pieno di effetti, con un testo quasi criptico, e scivola liquida verso un finale.

‘D.N.A.’ è puro funk-pop italiano: strofa più tranquilla, classico ritornello liberatorio (oggi-la-vita-ritorna ecc…) e assolo avventuroso (apropos: si, la citazione di purple haze è arrivata). ‘Viaggi di mente’ la avevamo già apprezzata sul demo. Brano dalle velleità più sperimentali, che riesce a mantenersi entro i binari della pragmaticità, con gli ottimi cambi di ritmo e con un intermezzo rappato (dalle rime un po’ ingenue, a dire la verità).
Il microsolco volge al termine (consentitemi questa citazione) con ‘Music Trip’, che è un po’ una bella summa di tutto quello che è stato detto fino adesso. Linee razionali (almeno quanto può esserlo la scienza sperimentale) del basso, borborigmi elettrici della chitarra, tastiere psichedeliche al punto giusto, e ritornello trascinante (I believe in funk).
Chiude l’opera la cover. Ottima scelta, questa, per un gruppo che vuole farsi conoscere. E ottima la cover. Un De Andrè di annata, con uno dei migliori riff in tutta la produzione del Faber. ‘Il Bombarolo’ viene ridisegnata come una cavalcata raggamuffin, interpretata magistralmente dalla cantante, che recita bene le parti più tranquille, e esibisce un tono da cazziatone nel ritornello.

Fin qui il disco.

La Fonderia Romana ha tra i suoi punti di forza una capacità di scrivere melodie e ritornelli memorabili, di impatto, e trascinanti. Tra le dolenti note, il disco soffre come tutti i debut di una leggera eterogeneità. In realtà la mia chiave di lettura preferita sta nell’importanza del logo. ‘Fonderia Romana’ lo si trova in giro per la città, e garantisce diffusione a costo zero. In più racchiude a mio avviso, in un solo simbolo, due aggettivi importanti nel progetto della band: metropolitana e vintage.

E al futuro per i prossimi sviluppi.

L’impresa #2 – Il tragitto.

1 febbraio, 2008

Avevo pensato ad un post di immagini e parole. Ma meglio le parole.

Dove eravamo rimasti all’epoca?
All’entrata della metro, Roma Nord-Ovest. Ci ritroviamo all’uscita. In piazzale Appio != Piazza S.Giovanni. Sulla sommità delle scale maggiordomi in gilet fosforescenti mi attendono e mi accolgono entrante nel mio pellegrinaggio, porgendomi riviste gratuite a volontà. Accetto, proseguo. Alla mia destra Coin, davanti, sempre sulla destra, Via Sannio. Alzo lo sguardo. San Giovanni è una delle basiliche di Roma. San Giovanni è vicina alla via Appia. Davanti San Giovanni c’è la Scala Santa, vicino al teatro Sala1. Dietro si erge der Obelisk. Non lontano il Colosseo, Porta San Sebastiano, l’Ardeatina, e tanti altri luoghi che grondano Storia. E le mezze figure, onesti mestieranti della retorica, che affollano i salotti televisivi, trasformano e offendono di continuo questo anfiteatro in una enorme piattaforma da comizio. Ma subito alzo lo sguardo e metto a tacere le derive antipolitiche. Da provare: Uscire dalla metro a S Giovanni e guardare in su. Dall’angolo tra la Coin e Via Sannio una Marcia dei Santi si erge su un tappeto di chiome di pino. ‘L’ Apostolo che egli amava’ trascina la mistica combriccola marmorea. E per un attimo il ciangottante popolo delle piazze ammutolisce, scompare.
Guadagno terreno e oltrepasso l’Arco. Oltre c’è l’apertura della Piazza, da sottofondere con la colonna sonora di C’era una volta il west (o Ritorno al futuro 3 – Chi mi elenca le somiglianze?). Corro sul mezzo. Di lenta carriera mi ritrovo a sinistra l’obelisco e a destra via Merulana.

“Sao ke kelle terre per kelle fini que ki contene, tanti anni le possette FELA…”

Più avanti, Via dell’Amba Aradam, l’azienda ospedaliera; giro a destra: la SMA “Georgiana”, Piazzale Ipponio.

Su di esso non c’è null’altro da dire. E null’altro da chiedere ad una piazza di semi-periferia. Rovine Romane, un parchetto, pietra; alberi oscuranti, palazzi coperti di smog, una scuola. E più in là, per una via in saliscendi che porta ad una piazza simile nei concetti, ma diversa negli sviluppi. Piazza Epiro, infatti, vive del suo mercatino appena restaurato. A destra fanno capolino le Mura.

Poi, a dire la verità, il mezzo non passa in via Populonia. Ma io per un attimo passo al gioco del facciamo. ‘Facciamo che scendo, percorro via Populonia a piedi, la descrivo, e raggiungo il mezzo in seguito?’
La via è un passaggio tra due spettacoli. Alla destra una successione di graffiti. ‘E questa la chiamate arte?’
A sinistra uno splendido anfiteatro fatto di palazzi che si affacciano su un terreno in costruzione (sole che batte sui campi di pallone, ecc…). Grumi di terra, e una casupola da geometri nel mezzo. Il tutto chiuso dietro una rete coperta da un telo bianco con squarci: inconcettuali, fuori dallo spazio, senza attese.

Più avanti ritrovo l’autobus. Sono lungo le mura. Mi accingo ad intraprendere l’Appia antica. La Storia permea ogni suo singolo sanpietrino (Domine Quo Vadis, Catacombe, Fosse Ardeatine, via dell’Annunziatella…). La campagna a destra e manca, e il mezzo sempre sul suo morbido corridoio di asfalto. Un bivio mi annuncia il prossimo arrivo. Scendo. Trovo risposta, più che mai negativa, alla domanda: “Esiste mai qualcosa al mondo, maggior di Roma?” – e un post su quest’ultima citazione non s’ha da fare, ne domani, ne al futuro.

OK il prezzo è g…eek o_0

26 dicembre, 2007

Questo è un post sul prezzo della benzina.

OK il prezzo è g…eek o_0

La fotografia è stata scattata da me alle 19 e 30 circa del 26.12.2007.

L’impresa #1 – Antefatto

13 ottobre, 2007

La prima parte della giornata di venerdì 12 ottobre è stata tutta all’insegna del camminare.

Infatti trovandomi come al solito nel bel mezzo del traffico mattutino (poi mi si chiede il perchè esco di casa alle 7…praticamente fino alle 10 non si cammina più), alla fermata con un autobus che arrivava, ho tranquillamente fatto passare una signora prima di me. ‘Prego, prego’, ignaro che la signora era l’N_max di persone per quell’autobus. E invece di pensare ai collegamenti che questa cosa poteva avere con gli zeri della funzione di partizione, ho imprecato e mi sono diretto verso la fermata della metro a piedi. Il percorso è nervoso: mangia e bevi, per dirlo alla Cassani. Il traffico però offriva l’occasione di gareggiare con l’autobus che mi aveva rifiutato (l’uomo contro la macchina…). Sulla prima salita lo ho agevolmente staccato approfittando della combinazione curva + pendio + traffico. All’incrocio successivo l’autobus mi riprendeva ed io, costretto a seguire semafori e segnaletiche rimanevo attardato al gran premio della montagna. Così mi avviavo mesto sulla discesa, vedendo la sagoma oblunga del mezzo che ormai si avviava verso la via della fermata metro. Ma d’un tratto il traffico mi veniva ancora in aiuto. Arrivati all’inizio di Via Battistini ci affiancavamo, e ce la giocavamo sul rettilineo finale. Avrei voluto inebriarmi delle telecronache di Bulbarelli&Cassani, registrate sul mio telefonino, ma disgraziatamente avevo dimenticato l’infernale elettrodomestico a casa. Così, potendo contare solo sulle mie forze, procedevo del mio passo, staccando il famigerato 980 a 50 metri dall’arrivo, e a lui bloccato nel traffico, restava solo la rabbia di vedermi passare il tornello della metro A a braccia alzate tra due ali di folla festanti.

L’impresa

12 ottobre, 2007

Per principio non scrivo mai dalla mia postazione di ‘lavoro’. Ma oggi faccio uno strappo per dire che ho compiuto l’Impresa.

Causa sciopero mezzi periferici:

 S.Giovanni – Via Ardeatina,306
tempo di percorrenza: 1h
500 ml d’acqua assunti
mezzo di trasporto (chi mi guida e mi conduce…): i piedi!

 Seguiranno post sui miei task-unrelated thoughts durante il cammino.