Posts Tagged ‘ciclismo’

STAGE 5 – Carhaix – Cap Fréhel

6 luglio, 2011

Ieri grandissimo finale di tappa con alcuni big a contendersi la vittoria. Gilbert fa il grillo, ma anche con una condotta meno generosa difficilmente avrebbe messo la sua ruota davanti a quella di Evans e Contador. Lo spagnolo per l’ennesima volta mostra agli scettici chi è il vero fenomeno. Certo, si potrebbe scrivere che il suo è stato uno scatto di nervosismo, oppure recitare il classico adagio “lo ha fatto più per dimostrare a se stesso” eccetera. Ma, così come al giro d’Italia Contador sul primo dentello piazzò una zampata che destò non poco scalpore e ispirò il vaniloquio di migliaia di tastiere, è probabile che anche qui al tour questa dimostrazione di forza e autorità non sia né un segnale, né “messa a tacere”, bensì semplicemente azione pura di uno che quando la strada sale è il più forte.

Esistono tanti tipi di tifosi di ciclismo: l’innamorato del secondo, il monotematico, il nostalgico, quello che “la squadra”, quello che “le radioline”, e innumerevoli altri, forse uno per ogni tifoso. Contador difficilmente riesce a scaldare alcuni animi, forse perché l’estrema mobilità della sua dinoccolata andatura in salita, la frequenza di pedalata altissima, l’apparente facilità delle sue azioni, i suoi tratti che non sembrano contrarsi se non in una specie di ghigno che permette ai suoi denti bianchi risaltare sulla pelle scura, formano un insieme che coinvolge meno di altri. Chiedete ad esempio di Evans: in tanti, più che la sua splendida azione che gli permise di vestire la maglia iridata a Mendrisio, ricorderanno la sua tragica crisi al giro d’Italia 2002, verso Folgaria. La compassione per quell’allora giovane scalatore che veniva vinto dalle pendenze, dura fino a oggi, nove anni dopo, quando l’australiano si è cresciuto in un atleta scaltro e vincente, capace di vincere con un colpo di reni, e le mani basse sul manubrio, sulla prima salita del Tour de France. Lo stesso Tour de France, tra il resto, che privo degli abbuoni non permette al ciclista che ha dimostrato di più in queste prime tappe di vestire la maglia gialla.

Oggi tappa di trasferimento. Probabile bagarre negli ultimi km, per il nervosismo del percorso, tra zampellotti e insidie varie. Tuttavia difficilmente i velocisti si faranno scappare questa occasione per duellare in volata. Aspettiamo Cavendish, ma lo stesso Hushovd (nella top 10 ieri) potrebbe dire la sua in un finale molto adatto a lui.

Tour de France 2011 – tappa 2: Les Essarts – Les Essarts (Cronosquadre)

3 luglio, 2011

Due notizie quest’oggi: una scontata e una molto meno.

Quella scontata è che Philippe Gilbert vince staccando tutti su uno strappo nel finale di tappa. Il vallone porta a casa anche la maglia gialla, e non è detto che non la conservi oggi, giorno di conosquadre corta e piatta. Gilbert ormai ci ha abituato a queste prodezze, ma non dobbiamo commettere l’errore di non sottolinearle abbastanza. Mette la squadra a tirare, nel finale nervoso, aspetta sornione lo scatto di Cancellara (lo svizzero c’è e si rifarà presto, magari già oggi) e Vinokourov poi sopravanza e scatta imperioso: lo rivedranno solo dopo l’arrivo, mentre indossa la maglia dello stesso (attuale) colore dei suoi capelli.

La notizia meno scontata è che Contador è staccato di oltre un minuto da Evans (secondo classificato, a soli 3 secondi). A memoria è difficile ricordare un distacco così importante dello spagnolo, tanto più grave perché subito a causa di una caduta. Disattenzione, mancato lavoro di limatura, mancato ricongiungimento in seguito sono segnali non incoraggianti per iniziare la gara più difficile del calendario. Tra l’altro Andy e Frank-sto-sempre-a-terra Schleck sono passati indenni, e persino quel gatto di marmo di Ivan Basso (che rilascia tra l’altro una bella dichiarazione: “Niente di cui gioire”), fino alla neutralizzazione ai meno 3 se ne sta guardingo nelle prime 20 posizioni, come da abc. Si preannuncia quindi, per il favorito numero 1, un tour tutto in salta. Terreno, a dire il vero, a lui ben congeniale.

Oggi cronosquadre corta e piatta, perfetta per team specializzati come la HTC o la Garmin. I distacchi dovrebbero essere contenuti, e la stessa Liquigas potrebbe sfoderare una dscreta prova, tutta coordinaziine e spirito di squadra. La maglia gialla è pronta a passare dalle spalle di Gilbert a quelle di qalcun altro (Evans?).

Mondiale 2008 – Varese

28 settembre, 2008

Sono in mega-ritardo, ma voglio lo stesso lasciare due parole sull’evento. Oggi si conclude il mondiale in Italia, come ormai accade ogni 5-6 anni, con un percorso impegnativo, adatto a corridori completi.

Il percorso si snoda a Varese, e consiste nel ripetere un circuito 15 volte per un totale di circa 260 complicati km. La tattica regna sovrana, al mondiale, e le nazioni più forti organizzano sempre tranelli, particolari giochi di squadra, imboscate e sgambetti per risolvere la corsa in proprio favore. Da due anni a questa parte il proverbio è ‘Il mondiale è quella corsa su un circuito da ripetere tante vole e alla fine vince Bettini’. Personalmente credo che anche quest’anno potrà spuntarla un italiano: andiamo quindi a scorrere il solito elenco di nomi da tenere d’occhio:

All’inizio e durante la gara:

Abbiamo il movimento ciclistico più forte e i ciclisti più forti. Sicuramente Bosisio proverà ad infilarsi in qualche fuga, fin dalle prime tornate. Con lui ci sarà qualche ‘solito noto’: immagino un Mosquera, un Lang, un francese a caso, un Pidgorny, e tanti altri che avranno il copmito di dare un senso ai primi giri, importantissimi per far stancare i gregari, a seconda se si percorrano a tutta o ad andatura turistica.

Nei giri medio-finali:

Il nostro uomo è Damiano Cunego, uno che in ogni caso la sua classica prestigiosa quest’anno l’ha vinta. Se si infila in una fuga a 3-4 giri dal termine farà in ogni caso faticare le altre nazioni per riprenderlo. Con lui potrebbero esserci altri ottimi corridori, come Garate, JRodriguez e LLSanchez per la Spagna, Burghardt e Fothen per la Germania, Devolder e Nuyens per il Belgio, un Casar per la Francia, azzardo un Joachim per il Lussemburgo, un Kroon per l’Olanda.

Al penultimo giro:

Qui si inizierà a fare sul serio. Abbiamo un fuoriclasse che sarebbe capitano unico in tante altre nazionali: Ballan. Se Alessandro saprà muoversi bene (diciamo nella seconda metà della seconda salita, al penultimo giro), potrà avere due possibilità: o portare via un drappello e magari,sullo stile di Rebellin a Pechino, andarsi a giocare la vittoria con quelli, oppure, comunque, fuggire via e far sfiancare tutti quelli che non abbiano una maglia azzurra. Il veneto di Castelfranco in questo mondiale, più che mai, rappresenta l’uomo in più della nostra compagine. Insieme a lui si muoveranno pezzi grossi: secondo me Contador non aspetterà l’ultimo giro, così come Wegmann, Gilbert, Chavanel, Kreuziger, uno dei due Schleck (forse Frank), Karpets, Ljungqvist, Zabriskie, forse Zberg, Niemec, un Popovych in forma, il sempre presente Arvesen.

All’ultimo giro:

La penultima tornata avrà deciso la corsa: o in favore dei fuggitivi, o in favore delle squadre meno stanche, e tatticamente più scaltre. Qui si sfideranno, in un finale a metà tra Sergio Leone e Tarantino, tutti i più forti ciclisti in circolazione.

Noi abbiamo il più forte per questo tipo di corse, Bettini, che è il favorito numero 1 per oggi (pare, tra l’altro, che sia anche la sua ultima corsa, ma un ciclista che annuncia il ritiro è meno credibile di Robert Smith quando annuncia la fine dei Cure). Insieme a lui c’è l’atleta tecnicamente e tatticamente più completo della nostra squadra, quel Davide Rebellin già argento olimpico quest’anno, che avrebbe proprio intenzione di buscare la maglia. Spagnolismo d’obbligo, perchè tra gli iberici abbiamo Freire, Valverde e Samuel Sanchez che sono tra i migliori interpreti del ciclismo moderno, e che saranno difficilmente battibili in un percorso del genere. I tedeschi rispondono con Stefan Schumacher, uno in grado di vincere crono al tour e classiche primaverili, uno che se parte da solo è molto difficile da riprendere. Insieme a lui, per i crucchi, c’è sempre Zabel, che in un percorso di questa durezza potrebbe piazzare la zampata, e Ciolek, che quest’anno pare ci abbia preso gusto a vincere su terreni impegnativi. L’Australia deve cercare una corsa più leggera, perchè in caso di arrivo in volata ha Davis, McEwen (che difficilmente si esprime bene in percorsi così impegnativi, però), e Matthew Goss, che potrebbe stupire un po’ tutti. Al giro finale capiremo anche la condizione di Tom Boonen: se sta bene saarà un osso duro per tutti. Illussemburgo risponderà con gli Schleck, a meno che non siano già bruciati. Tra gli altri: Pfannberger per l’Austria, Kolobnev per la Russia, Soler per la Colombia.

Gli altri italiani:

Bruseghin sarà il solito instancabile trenino, che sarà fondamentale nel ‘picchiare’ sulle salite, specie nei giri centrali, così come Tonti(la convocazione più discussa). Tosatto e Paolini saranno indispensabili per la lettura della corsa e nelle trenate in discesa ed in pianura. L’ultimo potrebbe avere anche qualche velleità di fuga.

Il mio pronostico:

In sostanza mi aspetto una corsa dominata dalla nostra squadra, come fu lo scorso anno. Il vincitoreè una incognita, ma per me sarà uno tra Bettini, Rebellin, Ballan e Freire: il futuro per la verifica è molto prossimo.

Fango

17 luglio, 2008
Ultimamente ‘ Fango’ è una parola che ricorre:

e oggi sta rimbalzando tra i tg e nella blogosfera.

Infatti Riccò, protagonista assoluto al tour è stato arrestato (!) perchè positivo ad un test antidoping. Sento già il rumore della tastiera di qualche editorialista che scriverà un bel corsivo sul genere ‘Un ciclismo malato’ e affini.

In realtà questo post riguarda un libro.

Qualche anno fa mi regalarono uno splendido romanzo, ‘Nel fango del Dio Pallone’, di Carlo Petrini (parentesi: se googlate vi uscirà fuori probabilmente un sacco di roba sull’omonimo fondatore di slow food), ex-calciatore molto popolare negli anni ’70. Qui potete vedere una sua intervista da parte dell’ottimo Diego Bianchi, aka Zoro.

Carlo Petrini, nella sua narrazione vera, veristica, spietata prima di tutto con se stesso, racconta la sua vita, come quella di un calciatore qualsiasi, piuttosto bravo, con una buona carriera. La cosa sorprendente è che non tralascia alcun particolare, e piano piano, andando avanti nelle pagine, si capisce quanto di spregevole c’è nel mondo del calcio, e di come i calciatori non ne siano protagonisti, bensì personaggi che recitano un ruolo complesso, con diverse sfaccettature anche conflittuali. Questo ‘ruolo’ è composto da alcuni tratti, non perfettamente distinti, ma più o meno distinguibili:

– Un po’ vittime: le iniezioni fatte prima della partita, con la stessa siringa infilata in 4-5 culi differenti. Cavie da laboratorio per sperimentazioni di presunti guaritori e santoni. Tutto questo al servizio della presenza in campo (anche qui un ruolo che sta tra la responsabilità di dover scendere in campo a causa delle proprie qualità, e il doversi far vedere dai tifosi);

– Un po’ eroi: da brivido il racconto di un giocatore che si sacrifica per provare la nuova sostanza e che quasi ci rimane secco. Ammirato per il gesto dai compagni di spogliatoio, ma sempre in silenzio. E qui veniamo al passo successivo;

– Un po’ mafiosi: ma non certo padrini, piuttosto ‘onesti’ mestieranti. Massima omertà: non si parla mai nè delle pratiche dopanti, nè delle frequenti combine tra squadre per un risultato tranquillo, nè del fatto che un giocatore si porti a letto la moglie di un altro. Massimo silenzio;

– Un po’ lussuriosi: le scopate, continue, con donne sempre pronte, promiscue, sono uno dei pochi argomenti di discussione durante i ritiri. Insieme alle macchine o all’ultima moda del momento (a metà anni ’70? le pistole). Pagine intere di avventure sessuali e di modelli di automobili, dalla prima alla fine degli anni ’60, quando Carlo giocava nel Milan;

– Un po’, anzi, in massima parte, bambini: si riesce a immaginare, scorrendo i capoversi, questo calciatore strappato all’infanzia da un allenatore che il primo giorno di allenamenti lo porta da una prostituta. Gli occhi spalancati di questo ragazzone (guardate la copertina) che vede arrivare soldi a palate, sesso a volontà, automobili, a patto di rispettare alcune regole e non chiaccherare.

Carlo Petrini è stato sicuramente un calciatore dallo spirito libero, ma sempre e comunque inserito come un ingranaggio in un sistema che non tollera intrusioni. Splendide le pagine di critica nei confronti del suo primo allenatore, nome (nume?), quello di Nereo Rocco, che difficilmente sentiamo criticare. E poi il girovagare (fatto raro, all’epoca) per le varie piazze d’Italia. Sembra di guardare un film nel quale cambia lo sfondo ma i protagonisti sono tutti uguali.

E poi, una volta delineato il personaggio, semplicemente tramite una cronaca dettagliata, le tragedie: trattato come la mela marcia ai tempi del calcio scommesse, e cacciato via da un sistema che lo ha creato, che dinamicamente lo ha usato ed ha restituito qualcosa (sesso e soldi), e che non ha esitato a scaricarlo al momento giusto.

Fin qui la recensione. Tralascio il seguito, che è umanamente importantissimo per Carlo, e straziante, e mortifero, ma credo di aver già scritto molto.

Tutto questo per dire cosa? Intanto per invitarvi a reperire informazioni non conformi.
E poi per esprimere la mia opinione.

Penso che il movimento ciclistico ultimamente qui in Italia abbia addosso meno pressioni del calcio. Ma credo che la situazione, a livello di maturazione dell’atleta, non sia troppo dissimile, almeno nei tratti distintivi, da quella descritta nel libro. Considero, nello specifico, Riccò come un prodotto del suo ambiente, che viene allontanato in questo momento come il marcio nero, quando in realtà probabilmente avrà tenuto una condotta simile a quella di tanti altri, che magari già oggi, o domani, o tra qualche anno, verranno scoperti e presi a calci nel (già martoriato da ore di sella) sedere.

Quello che non accetto è che i direttori sportivi (un po’ come i famosi dirigenti nel calcio) cadano perennemente dalle nuvole. Esistono baroni con decine di anni di esperienza nel mondo del ciclismo, e altrettanti corridori, guidati da loro, pizzicati positivi. E ogni volta è come la prima volta, quando dichiarazioneggiano parole dure di ‘condanna nei confronti di persone che hanno sbagliato’. Ma alle quali probabilmente è stato insegnato solo a sbagliare.

Alla fine domani c’è una nuova tappa:

“…c’è sempre un’altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio e che male c’è in questo?…..anzi è piuttosto confortante se ci pensi.” (Nick Hornby, da Fever Pitch)

Tour de France 2008 – I favoriti

6 luglio, 2008

Sono in ritardo.
Edizione tecnicamente pessima, questa del tour. Non solo: neanche gli abbuoni (per i neofiti: di solito al vincitore della tappa si scalano alcuni secondi in classifica generale. Ad esempio: 20″ al primo, 12″ al secondo, 8″ al terzo) per la tappa. Insomma, chi ha preso la maglia ieri rischia di tenerla almeno fino a martedì. Ed un povero velocista che aspetta la prima settimana per vestire la maglia gialla si dovrà ‘accontentare’ solo della tappa.

Ma veniamo al dunque. Chi terremo d’occhio in questo Tour?

  • Per la generale: Sicuramente Denis Menchov che ha già effettuato il miglior allenamento possibile (venire al giro d’Italia, dove tra l’altro ha figurato molto bene) e Cadel Evans, regolarista da anni, che diventa sempre più arcigno in salita senza però aver ceduto a crono. Poi Andy Schleck è chiamato a riconfermare le strepitose potenzialità che ha lasciato intravvedere nel 2007 al Giro d’Italia ed al Lombardia. Cunego e Riccò, più il primo che il secondo, saranno chiamati ad una prova almeno convincente, e credo che riusciranno a conquistare un posto nei 10. Poi c’è Valverde, che è partito forte con tappa e maglia, ma è tutto da verificare sulle 3 settimane. Quest’anno ha gia vinto una Liegi, e qui in Francia corre anche con l’handicap delle ombre sul suo passato. Personalmente spero in una grande prova di Yaroslav Popovych, che probabilmente avrà dei compiti di gregariato, ma che anche in questo contesto potrebbe piazzarsi nei 10. Potremo avere delle sorpese da Roman Kreuziger e da Vincenzo Nibali, e magari assistere ad una grande prova del grande Devolder.
  • Per le tappe: Fabian Cancellara, cercherà di far emergere la sua straordinaria classe e potenza ogni qualvolta sente la gamba buona, così come il fortissimo Stefan Schumacher. Poi ci sono i velocisti: Cavendish, che abbiamo già visto al Giro, Hushovd, ormai un classico, insieme a McEwen che al giro è rimasto a secco, Freire una zampata la piazzerà sicuramente, così come probabilmente il forte australiano Stuart O’Grady. Steegmans orfano del capitano potrà dimostrare grandi cose, senza dimenticare l’eterno Zabel, il delfino Ciolek, ed il redivivo Murilo Fischer.
  • Sorprese varie: infine qualche nome da tenere d’occhio nel gruppo, per qualche sparata, per le fughe, o per semplice simpatia. Hoste tenterà qualcosa nei finali movimentati o nelle fughe, così come Arvesen, Samuel Sanchez, Pereiro Sio, Hincapie, Pozzato, Flecha, Moncoutie, Backstedt, Millar; Frank Schleck potrebbe fare classifica e vincere una tappa, così come Kirchen e Sastre. Poi ci sono gli addicted_to_GPM, che scatterano su qualsiasi cavalcavia: Voeckler, Piepoli, Marzano, forse Carrara (anche se potrebbe puntare a qualcosa in più), Dessel, Moreau, Weening, Pineau.

Ma quindi per me chi vince? Al 6 luglio 2006 dico Andy Schleck. Al futuro per la verifica.

Zuppa di Giro 2008

13 giugno, 2008

O lo scrivo ora, o non lo scrivo più…

In generale devo ammettere che non ho seguito moltissimo, per motivi alterni, questo giro. Un paio di cose però devo osservarle: troppe fughe andate in porto, praticamente nessun tappone vinto dagli uomini di classifica, salite forse eccessivamente impegnative hanno forse comunicato una certa paura ai corridori che piuttosto di rischiare hanno mantenuto il punto. Che sia un effetto dei nuovi decreti sicurezza?

I voti vanno da 0 a 10.

– Contador: 9-. Alla storia della spiaggia non ci crede nessuno, tantomento Riccò e il suo amico Piepoli. Il giro lo ha preparato, e bene. In molti dicono che abbia corso alla Armstrong. Più che altro gli altri hanno corso come se lui fosse Armstrong, senza attaccarlo mai nei punti in cui si poteva (Giau!!!!) e tentando timide sortite quando era chiaro che non si sarebbe staccato manco dai motorini (Monte Pora). Tiene su tutti i terreni, ottiene un grandissimo aiuto da Rodriguez (voto: 6.5) che strappa l’abbuono a Riccò nella penultima tappa e gli consente  di arrivare a Milano con la Rosa. Forte ma non fortissimo, spero che i suoi avversari non lo innalzino sul piedistallo e gli consegnino i prossimi n GT. Segno negativo perchè non vince neanche una tappa. All’Aprica ci poteva almeno provare.

– Riccò: 8.5 Già in occasione del Giro di Lombardia scrissi che per vincere le corse non basta essere i più forti in salita. Ora aggiungo che per essere i più forti in salita non basta fare gli scatti a mani basse. Riccò è un grandissimo corridore che è in grado di vincere su qualsiasi terreno: ottiene la maglia bianca; un secondo posto in generale ad una incollatura dal primo, che stacca in una salita; vince due tappe spettacolari ad inizio giro e tenta di animare il dopogara con le sue uscite incazzose. Pane per i denti della De Stefano, e per il melenso Bartoletti. In ogni caso è già il simbolo del giro d’Italia, e – UCI permettendo – lo rimarrà per molto tempo ancora in futuro.

– Bruseghin: 8. Basta con i discorsi sull’abnegazione, sul ciclismo cuore e coraggio e cose simili. Questo è un signor corridore che tiene in salita e va forte a crono. Gli viene affidata la classifica generale e centra un podio che vale molto. Risponde sul campo ad altri capitani che sono anni che il podio lo vedono col binocolo.

– Pellizotti: 8. Il delfino di Bibione finalmente tira fuori una grandissima prestazione. Unico a carpire il momento di difficoltà del ‘Bagnino’ Contador (gli uomini Liquigas dimostrano per l’ennesima volta di saper leggere molto bene le gare). Supportato da una squadra straordinaria (voto: 9), ci mette però tantissimo del suo vincendo la cronoscalata con un exploit che gli vale una carriera intera.

– Menchov: 8. Dice: e che avrebbe fatto Menchov di così straordinario per prendere 8? Semplice: ha dato lustro al giro, lottando fino all’ultima crono. Accende addirittura le micce in salita, tiene sul Mortirolo (immagino i suoi pensieri: ‘Altro che Pau…’) e si muove da capitano vero. Grazie Denis, tiferò per te al tour.

– Di Luca: 7. Il campione uscente non è in condizione, ma è più che comprensibile quando hai tanti nemici tra i burocrati del pedale. Firma la più bella impresa del giro sul Monte Pora (insieme al mitico Falco Savoldelli, voto 6.5), arrivando ad un passo dal podio. Crolla sul Mortirolo, ma rimane comunque nei 10, a far compagnia a Contador e Menchov nel club dei vincitori GT 2007.

– Simoni: 6.5. Fino al Monte Pora il miglior Simoni degli ultimi anni. Poi, come non gli era MAI successo, va in crisi e all’arrivo gli serve la clessidra per contare il distacco. Nel dopogara commenta rassegnato: da leone sono diventato pecora. Caro Gibo, con la tua azione all’Aprica (una salita che sappiamo tutti quanto disprezzi) ti sei guadagnato un buon piazzamento e un attestato di stima – l’ennesimo – di chi ama il giro. Tanto più perchè quest’anno non ti sei lasciato andare a dichiarazioni antipatiche.

– Sella: 7. Solo 7 per maglia-verde-tre-tappe-imprese-fuga-squadra-più-forte-ciclismo-d-altri-tempi? Si. Le 3 tappe vinte da Sella sono una grandissima dimostrazione di forza (e infatti il voto è più che sufficiente). Ma possibili perchè il ragazzo era stra-fuori classifica. E all’Aprica a Contador occorreva qualcuno che togliesse gli abbuoni a Riccò. Se sulle dolomiti fa quello che fece Parra pochi giri fa, se sull’Aprica gode del benestare del boss, devo dire però che la cronoscalata è stata una grandissima prova di forza. Inguardabile quando caracolla sopra bici, anche se la sua pedalata si dimostra spesso molto efficace.

– Bennati-Cavendish: 9 ad entrambi. Splendide le sfide in volata. Vince il primo 3 a 2. Ma il secondo lascia una vittoria all’apripista Greipel (voto 7.5). Quindi è un pareggio. Al giro anche le tappe di pianura sono emozionanti.

– Pozzovivo: 7. Rimane in classifica, tignoso e arcigno, attaccato con lo scotch ai cosiddetti grandi, coglie un posto nei 10 addirittura davanti a Simoni. Chi lo averebbe mai detto?

– Van Den Broeck: 7. La sorpresa. Spero sarà il nuovo Andy Schleck e non il nuovo Van Huffel

– Voigt: 7. Cito lui come vincitore di tappa perchè è un grande corridore. Una locomotiva quando parte dopo nonsoquanti km di fuga, meritatamente si va a prendere una tappa quando aveva tra i compagni di fuga gente molto, molto più quotata.

– Bosisio: 7.5. Il corridore del futuro? Mi piace uno che sale alla ribalta in punta di piedi, pedalando e mosca. Tappa e maglia rosa avendo in squadra due come Di Luca e Savoldelli. Potrebbe fare la voce grossa ai nazionali. Tra l’altro chiude 22mo, a meno di un’ora. Bravissimo.

– Bettini: 6. Ci prova, scappa, fugge, va in volata, ma non vince. Probabilmente quest’anno ha altri obiettivi.

– Leipheimer: 4. Ma che ce sei venuto a fa? (Da cantare sull’aria di ‘The entertainer’)

– Pfannberger: 4. Era una mia fissa, ma non si è mai visto. Peccato.

– Rebellin: 6. Qualche sprazzo, ma non combina nulla di eclatante.

– McEwen: 4. Il canto (stonato) del cigno?

– Nibali: 6.5. Sta crescendo,il ragazzo. Non fa nulla di straordinario ma intanto finisce 11mo. Non è uno alla Riccò, ma potrà dominare tra 2-3 anni.

Per chiudere la Rai:

– Bulbarelli: 8. Migliora con gli anni. Ai detrattori vorrei ricordare come prima cosa che Auro ha un tono di voce molto piacevole, non è invadente nella telecronaca, ha una buona memoria storica (che è fondamentale nel ciclismo), e snocciola una quantità impressionante di aneddoti sui luoghi geografici. Pecca ancora nella lettura della gara, ma viene compensato abbastanza bene da Davide Cassani.

– Cassani: 7.5. Nessuno legge la gara come lui. Gli basta guardare in faccia un corridore per capire se può fare la tappa o meno. Unico neo, la voce e alcuni intercalare un po’ cantilenanti. Ma sta migliorando sempre di più.

– Martinello: 8. Perfetto. Compassato, tono di voce regolare, sempre sobrio e pertinente. Potrebbe ambire a palcoscenici anche più pericolosi (perchè non mandarlo al processo alla tappa?)

– De Stefano: 6.5. Stiamo parlando probabilmente della migliore intervistatrice sportiva che ha la Rai. Conosce almeno 3 lingue, e sembra si stia attrezzando anche per lo spagnolo. E’ una sicurezza: sai che all’arrivo becca sempre tutti.  Ormai Bettini se non se la ritrova intorno comincia a preoccuparsi. Tuttavia spesso sembra voler mettere zizzania a tutti i costi. Pessima quando vuole far uscire il nome di Riccò nella sua intervista a Bruseghin.

– Bartoletti: 2. Il voto più basso va a lui. Inascoltabile. Farebbe una bella coppia con Cannavò. Tutta una melensa retorica sulla fatica. Ogni tanto tira fuori mostri sacri che ai ciclofili non devi manco toccare. Ma dico io, Marino, sei bravissimo nell’amarcord musicale, conducevi un bellissimo programma radiofonico sui ricordi del festivàl di Sanremo (non sto scherzando), perchè non ti dedichi a quello, invece di opinioneggiare nei salotti sportivi di mamma Rai?

Firefox Tre e altro (Giro)

30 maggio, 2008

Mozilla Firefox è uno tra i migliori browser in circolazione. Il mese prossimo uscirà l’attesissima versione 3, che renderà la navigazione sul web ancora più ‘ergonomica’.

Per chi vuole avere un assaggio, si può già scaricare la versione preliminare (che io uso da un paio di mesi, ed è praticamente stabile).

I più attenti avranno notato un nuovo widget a destra. L’obiettivo è stabilire il record di download per un software nell’arco di 24 ore. Cliccate ed aderite per avere aggiornamenti e notizie sul giorno del download.

Detto questo, veniamo alle cose serie. Mancano due tappe e può ancora succedere di tutto. E non è la solita frase di circostanza. Effettivamente a mio avviso, Contador-Simoni-Menchov-Riccò-Di Luca possono ancora vincere il giro, in ordine decrescente, con il primo abbastanza al di sopra degli altri.

Simoni deve tentare il tutto per tutto. Mi sembra stia bene, e a 37 anni un ennesimo podio vale meno anche solo di un tentativo di impresa.

Il giro si vince a Milano, e a Milano stavolta c’è una crono, quindi attenzione che sabato sera, a meno di distacchi con la clessidra, il giro ancora non avrà un vincitore.

Quindi godiamoci questa tre-giorni, e W il ciclismo.

Appunti (Giro, Giro, Giro)

18 maggio, 2008

Difficile che aggiornerò la prossima settimana. Due o tre cose:

– Il giro è splendido. Riccò sembra il più in forma, ha vinto due tappe in maniera molto convincente. Tuttavia Piepoli è risultato determinante. E poichè i due a crono credo valgano più o meno lo stesso, voglio vedere come funzionerà il loro giro da martedì in poi.

– Di Luca sembra essee il candidato più credibile. A cronometro è discreto, e ha un gregario che ha già vinto due giri d’Italia e regalato un podio a Mazzoleni. “Ma questo l’hai già scritto la settimana scorsa…” “già, e lo ripeto ora che la fine del giro è più vicina…”

– Bettini deve vincere una tappa. Spero già oggi.

– Non credo possa essere già questo l’anno di Nibali. Ma vedremo martedì.

– Dopo la crono capiremo anche chi degli stranieri è venuto ad allenarsi, e chi invece punta alla rosa.

– Qualcuno dica a Bartoletti che a noi, quando guardiamo il processo, interessa solo parlare di ciclismo. E magari di qualche altra cosa legata ad esso. Ma del calcio, noi, ce ne sbattiamo.

– Riporto così la frase già riportata nell’editoriale di Cicloweb qualche giorno fa, da parte del mitico Enrico Gasparotto (che, ricordiamo, è l’unico a conoscere il significato della sigla PD):
Bartoletti: “Chi vince lo scudetto?”
Gasparotto: “Ultimamente non seguo il calcio, non mi pronuncio”

e nel Pantheon di alfuturo c’è un nuovo personaggio.

ps: oggi nella sua “predica laica” Scalfari, sul giornale del PD (scherzo, eh…) cita Alexis de Tocqueville. Ho incontrato questo autore in tempi non sospetti e sono convinto che andrebbe approfondito molto, molto di più.

L’Evento – Giro d’Italia 2008 (in 3 mosse)

9 maggio, 2008

Uno – Le Parole

Per l’ennesima volta ripeto che questo è un blog di parole. Le strofe che ho postato sopra appartengono a canzoni immortali scritte su un mito immortale dei nostri tempi: la bicicletta. Vi invito a leggerle con attenzione.

New Trolls, Signore io sono Irish, 1971

Ma tu sei buono, tra gli amici che tu hai
una bicicletta per il tuo Irish
certamente la troverai,
anche se è vecchia non importa,
anche se è vecchia mandala a me,
purché mi porti nel tuo giorno
mio Signore fino a te.

Signore, io sono Irish,
quello che verrà da te in bicicletta.

Paolo Conte, Bartali, 1979

è tutto un complesso di cose
che fa si che io mi fermi qui
le donne a volte si sono scontrose
o forse han voglia di far la pipì.
E tramonta questo giorno in arancione
e si gonfia di ricordi che non sai
mi piace restar qui sullo stradone
impolverato, se tu vuoi andare, vai…
e vai che io sto qui e aspetto Bartali
scalpitando sui miei sandali
da quella curva spunterà
quel naso triste da italiano allegro
tra i francesi che si incazzano
e i giornali che svolazzano
C’è un po’ di vento, abbaia la campagna
e c’è una luna in fondo al blu…

Paolo Conte, Sigla del giro, 2007

Una bella bici che va
silenziosa velocità
sopra le distanze
le lontananze
starà.
Una bella bici che va
silenziosa velocità
rotolava biglie
il Giro d’Italia farà.
Una bici non si ama
si lubrifica
si modifica.
Una bici si declama
come una poesia
per volare via.

– ‘Signore, io sono Irish’ parla della libertà che ci regala la bicicletta. Questa libertà viene concessa, anarcoidamente, a tutti. Bimbi, adulti, anziani, ricchi o poveri. In bicicletta vanno tutti. Senza nessuna patente. E difficilmente una bicicletta ‘non funziona’. Anche se è vecchia cammina. Ovvero svolge il suo scopo.

– ‘Bartali’ parla dell’atmosfera che c’è alle corse ciclistice ‘in vivo’. Già il ciclismo sembra noioso in TV. 2 ore, 2 ore e mezza davanti ad una ‘lunga teoria di biciclette’ che sfilano senza fare niente se non – magari nelle tappe di pianura – accelerare negli ultimi 10 minuti. E per strada? Aspettare una giornata seduti da una parte, scomodi, per vedere un agglomerato di energumeni bestemmianti che sfrecciano ai 50? Eppure veder passare una corsa è una esperienza umana entusiasmante. Per iniziare a capirla, intanto si può leggere la strofa.

– La ‘sigla del Giro d’Italia 2007’ contiene un frammento inestimabile. ‘Una bici non si ama, si lubrifica, si modifica’ descrive ermeticamente il rapporto di un ciclista qualsiasi con il mezzo. Scomoda, ti rompe il culo, ti fa inarcare la schiena. Ti fa piombare il nemico vento sulla faccia nei lunghi rettilinei delle valli, prima delle salite, manco a volerti rassicurare prima della tempesta. Eppure stai lì a migliorarla, a pulirla, a curarla. Diventa anche una tua creatura. Prodiga e recalcitrante.

Due – I protagonisti
Chi vincerà il Giro d’Italia? Impossibile da dire. In realtà in ogni gara ciclistica pronosticare è una operazione del tutto velleitaria. Serve una dose di fortuna eccessiva. In ogni caso si possono sparare un po’ di nomi, tanto per poter dire, in gara: ‘Ah, ma questo lo avevo letto sul blog di Viltrio’, ed ottenere quell’effetto che secondo me è un po’ il sugo della storia di Fever Pitch di Nick Hornby, ancorchè calcistico.

Di Luca (Aka il killer di Spoltore) ha vinto bene l’anno scorso. Poi su di lui l’inferno che tocca ai vincitori di grandi giri in questi ultimi anni. Quest’anno può contare su uno dei corridori più geniali e dotati tecnicamente degli ultimi anni, Savoldelli (il Falco bergamasco). Quest’ultimo, vorrei ricordarlo, doppio vincitore del giro (2001-2005), da gregario l’anno scorso ha regalato un podio a Mazzoleni.
Andreas Kloden è uno di quei corridori che non piace agli amanti del ciclismo. Anzi, di più, appartiene alla categoria più osteggiata dai tifosi: i regolaristi forti a crono. Quando uno non è molto popolare tra i tifosi ha un solo modo per riconquistare qualche simpatizzante: farsi male e malgrado tutto continuare. Così successe al tour dell’anno scorso, e da lì Kloden, che fino a quel momento era stato ‘quello che ha fregato il secondo posto a Basso, con la crono, al tour 2004’, è diventato degno almeno di simpatia. Per me andrà forte.

Contador è la maglia gialla ufficiale (prima che l’UCI la conceda a qualcun altro) del tour 2007. Ed era un po’ che non capitava al giro una cosa del genere. Fortissimo in salita, si difende a crono, se sta bene può vincere.
Denis Menchov invece è il vincitore della Vuelta. Se è venuto al giro per correrlo seriamente, può fare bene. Altrimenti lo vedremo in un paio di fughe verso la fine e nulla più. Riccò promette scintille. Lui, di solito, mantiene. In salita è fortissimo. Se capisce che i giri non si vincono solo quando la strada sale, può ambire ai piani alti. Nibali è meno scattante, ma ugualmente fortissimo. Testiamo la sua maturità. Gibo Simoni per l’ennesima volta si ripresenta alla punzonatura. Ormai le primavere sono 37. Onora l’Evento da anni, e anche quest’anno lo vedremo nei tapponi a fare l’andatura con la sua caratteristica pedalata. Com’è la pedalata di Simoni? È tutto un complesso di cose.
Poi? Poi qualche sprazzo di Pellizotti (il delfino di bibione), una sortita di Rujano, una fuga di Serpa, Karpets regolare, Piepoli (il trullo volante) fortissimo in salita, e per la classifica più o meno ci siamo.

Poi abbiamo i cacciatori di tappe. Poichè è stato ritirato Petacchi, le volate saranno una bagarre emozionante. Bennati potrà fortemente dire la sua. Così come il campione del mondo Bettini. Zabel dall’alto della sua straordinaria carriera di mito tedescone cerca ancora una tappa nella terra che lo ha reso Herr Sanremo. Inoltre c’è il solito Robbie Mc Ewen, un genio delle volate, infine Forster, che passerà alla storia come il vincitore della prima Tappa che il Viltrio ha visto dal vivo (Frascati 2007, ndV). Non ho capito se Rebellin sia o meno iscritto. Se lo è, mettetelo pure tra i protagonisti almeno dei primi 10 giorni. Altri nomi? Bruseghin, ottimo corridore che potrà entrare nei 10. Visconti, il campione italiano in carica. Pfannberger che potrebbe venir fuori in qualche tappa un po’ più tecnica. Gasparotto, quello a cui Di Luca l’anno scorso svelò il vero significato della sigla PD. Infine per Ignatiev sarà difficile stare tranquillo. Lo vedremo in tutte le fughe, MA ANCHE a tentare il colpo all’ultimo km.

Altri da tenere d’occhio? Valjavec (con un occhio anche alla generale), Nocentini (che probabilmente uscirà di classifica per tentare una tappa in montagna con una fuga), Leipheimer (che probabilmente vincerà la crono), Soler (in salita), Perez Arango (in fuga nelle tappe noiose), Nuyens (pronto a rendere la vita difficile a Bettini). Poi ci sono i guastafeste della CSF-Navigare (già Panaria): Sella, Baliani, Perez Cuapio (di cui ricordiamo quella splendida immagine col forcone al giro 2007 e tante altre giornate da protagonista alla corsa rosa), Pozzovivo (Lucano DOC), Laverde. La corsa alla maglia nera dei baschi dell’euskaltel-euskadi, il ‘motivatissimo’ Pinotti, il giovane Sioutsou (impronunciabile per Gigi Sgarbozza), il regolarista Garate, la Slipstream squadra di passistoni (Backstedt-Zabriskie-Millar), a braccetto con la CSC di Voigt(pron. FOOOOOOGT) e McGee (chissà se cercherà gloria nella prima settimana), il redivivo Astarloa e Mazzanti (che qualcosa di buono lo tira fuori sempre).

Tre – E le tappe?

Già la 1a in linea (Cefalù-Agrigento, 207 km) (domani c’è il prologo) promette fuochi d’artificio, nervosissima, sembra disegnata addosso a Bettini.
L’11a (Urbania-Cesena, 199 km) sembra poter riservare sorprese. Chissà che non venga fuori di nuovo un Sella o un Riccò. Oppure una fuga bidone simile a quella dello scorso anno.
La cronoscalata a Plan de Corones non ha bisogno di presentazioni. Salite del genere possono fare male solo se affrontate da soli contro il tempo. Ad ogni tornante il nome di un grande. Oltre che uno spettacolo di pubblico, potenza, sfida alla forza di gravità, sarà una bella occasione per ripassare la Storia.
Per fortuna quest’anno il penultimo giorno ci regala la 20ma tappa (Rovetta-Tirano, 224 km). Si parte da Rovetta (paese di Savoldelli), alla volta di Gavia e Mortirolo. Sarà una tappa da gustare piano piano, dove si deciderà il vincitore.

Tre (…) – L’iniziativa

Qui sul blog tenterò di mettere i miei favoriti del giorno nel widget a destra (quello dove c’erano le mie intenzioni di voto…). Riuscirò a tenerlo aggiornato con regolarità? No. Quando ve ne accorgerete saremo al futuro.

Milano-Sanremo 2008

22 marzo, 2008

Togliete la polvere dai quadranti dei vostri orologi: vedrete che sono in ritardo sul secolo.

Siamo infatti alla 99 Milano-Sanremo della storia. E che storia. Basta elencare gli ultimi vincitori per vedere che ricalcano praticamente gli albi d’oro del Mondiale.

Come ogni anno ci si chiede se si eviterà la volata (come se una volata come quella della classicissima fosse noiosa, neanche fosse una tappa di trasferimento della prima settimana del tour…). L’argomento è il solito: inseriamo salite, mettiamo qualche curva, buchiamo le ruote di Freire e Petacchi, e cose simili.

La novità di quest’anno è la salita delle Mànie. Posta a circa i meno 100, era una bella incognita, specie se affrontata velocemente. A ‘scatenare l’inferno’ è sempre lui: Marzio Bruseghin. Un ciclista che non ha accumulato le vittorie di Zabel o Petacchi, ma che si dimostra da anni una pedina fondamentale in tutte le corse alle quali prende parte. Lui, le Mànie, le affronta ‘menando come un fabbro’ con il risultato che gente del calibro di Petacchi, Danilo Napolitano e Robbie McEwen si staccano. Non è decisamente la loro giornata.

Dopo il prevedibile ricongiungimento, sulla Cipressa si muove la maglia iridata in persona. Seguito da un ottimo Lokvist, forse appena un po’ ingenuo nel muoversi così presto. Se poi in quella fuga si aggiungono il due volte vincitore del giro Savoldelli e quell’eterno fuoriclasse, fresco vincitore della Parigi-Nizza, di Davide Rebellin, più Axelsson, sembra che l’azione decisiva, dopo tanti anni, possa scaturire proprio lì, ai meno 25.

E invece no: ripresi in discesa dai motorini della CSC che oggi devono lavorare per quello che in questo momento è il talento più fulgido che c’è in circolazione. Fabian Cancellara si riporta sui fuggitivi, e da lì si aspetta il Poggio.

Arriva, la salita decisiva, orfana di Riccò, che di certo non sarebbe rimasto a guardare. Ci sono però Popovych (non nuovo a sparate del genere in quel momento, in quel luogo), e Gilbert. C’è anche il buon Gasparotto che fece tanto arrabbiare Di Luca nella prima rosa del giro 2007. E ancora, Bertolini, che sembra un neoprò, pur avendo 36 anni e mezzo, e una stagione irripetibile alle spalle. Tutti all’attacco per ‘evitare la volata’. Peccato che scollinano con 5-6 secondi di vantaggio neanche sul plotone. Ed è qui che entra in gioco il fuoriclasse.

Cancellara si piazza davanti in discesa. Picchia forte verso il lungomare, e quando la strada si spiana è lì con una dozzina di corridori, tra i quali spiccano Ballan, che in quel momento capisce di avere già perso, Freire, per una volta non immobile, e tanti altri.

A quel punto Landaluze scatta in piano davanti a Mister Eroica. Lui, non aspettava altro. Piazza una sparata tutta adrenalina e classe, lascia tutti, Pozzato compreso, sul posto. Guadagna una ventina di metri, ed il resto è storia.

Il podio vede alla destra dello svizzero un ottimo Pozzato, che ha perso una bella occasione e Gilbert buon terzo.

Da ricordare anche il 4 posto del grande Rebellin, e Nocentini che finisce 7 davanti a Freire ed Hushovd, che è sempre una soddisfazione.

Fabian , a mio avviso, si dimostra ancora una volta corridore superiore alla media. In più ha sempre dimostrato un discreto coraggio nelle dichiarazioni ed uno stile assolutamente impeccabile nelle situazioni importanti. Sono contento che il corridore del momento sia proprio lui.

Non ci resta che aspettare, al futuro, l’inferno del nord.